Alla är vi barn i början. Siamo tutti bambini da principio.

24 settembre

Salve a tutti, vi scrivo ora che ho appena finito la verifica di storia e aspetto l’ora di economia. Due ore di prova a tradurre diciannove domande e cercare di scrivere qualcosa di decente in svedese. Sono partita tutta motivata scrivendo in svedese poi alla seconda domanda ho pensato, ma chi me lo fa fare a scrivere in svedese rischiando giá di pregustare una bellissima “F” sul mio compito? Quindi ho iniziato a scrivere in inglese ma la cosa stupenda é che avendo la possibilitá di scrivere in due lingue quando non mi veniva in mente una parola in inglese potevo scriverla in svedese. Comunque piano piano mi é venuto automatico scrivere in svedese e il compito é scritto quasi interamente in svedese, ed é stata davvero “tranquillizante”. Alla fine sono riuscita a completare due terzi del compito e sono molto soddisfatta. È quasi divertente avere la possibilitá di scrivere in due lingue, passando da una all´altra senza problemi. Ho deciso di chiedere a tutti i professori di essere valutata in tutte le prove, anche se credo che la prova di psicologia di venerdí la faró in inglese perché é una materia che mi interessa molto, e la professoressa giá ha iniziato a tradurmi le domande, anche se capire le domande non sarebbe il problema principale.

27 settembre

Stamattina sono scoppiata a piangere durante la colazione. Vorrei esistesse un modo di trascrivere su carta i propri sentimenti mentre si provano, perché ora (29 settembre), dopo due giorni da quando ho avuto la mia prima crisi da mancanza di casa non riesco a spiegarvi molto bene quello che ho provato. A me non piace piangere davanti alla gente, e non mi piace piangere comunque, quindi quando lo faccio é per un motivo davvero grave, perché mi scoppia davvero la testa per vari motivi. Piangere qui aiuta moltissimo, e nella host family lo chiamiamo ironicamente “Rossella´s ventilation”. Non avendo il proprio linguaggio per esprimere le proprie emozioni e avendo bisogno di farle uscire in qualche modo abbiamo bisogno di piangere, e credo che fra qualche settimana quando piangeró davanti all´host family nessuno ci fará piú molto caso, anzi saremo tutti felici di questa mia “ventilation”. Quando si arriva a piangere durante l´anno all´estero, o almeno questo é quello che sento io, senti di non avere via di uscita, vorresti solo tornare a casa, ma non perché vuoi abbandonare tutto, ma per rivivere quella stupenda sensazione di fare qualcosa automaticamente, senza pensarci troppo e senza parlare inglese o cercare di capire qualcosa in un´altra lingua tutto il giorno, che si é divertente ma anche molto impegnativo! Ti manca tutto, le cose piú stupide e che prima di partire magari nemmeno ti piacevano, come il caldo asfissiante d´agosto in una Roma trafficata e inquinata, e non perché mi piace lo smog, ma perché mi mancano le sensazioni provate vivendo a Roma. E riguardo a questo credo proprio che tornata a Roma apprezzeró molto piú la mia vecchia vita, che al ritorno sará una nuova vita alla quale abituarsi nuovamente, come sto facendo in Svezia.

Avendo avuto una settimana davvero pesante perché ho dovuto studiare per quattro verifiche la mia testa stava per scoppiare giá da un paio di giorni, e quello che volevo fare era solo piangere. Stamattina non ho retto più e mi é servito a ripartire con una marcia in piú a scuola, come mi é successo la prima volta. Diciamo che questa volta posso definirla come la prima crisi da mancanza di casa, dato che il primo pianto che ho fatto era collegabile alla stanchezza procurata dall´enorme quantitá di informazioni ricevute in pochissimo tempo.

28 settembre

A scuola ieri sono stata molto bene, ho fatto il compito di spagnolo e ho sbagliato solo una parte dove veniva chiesto di scrivere il contrario di alcune parole in spagnolo, mentre io credevo di dover scrivere la traduzione in svedese, ma l´insegnante mi ha richiamata in classe per farmelo correggere. Tra l´altro ditemi se vi é mai capitato di fare un compito in classe con una musica di Enya come sottofondo messa dall´insegnante, solo in Svezia…

Il secondo compito di ieri é stato quello di psicologia che ho fatto in inglese, ma sono comunque soddisfatta perché non é una cosa che ero abituata a fare prima di partire, e comunque le cose che ho scritto le ho imparate leggendo in svedese quindi é un grande passo avanti. Ho completato un intero foglio protocollo e ho risposto a metá delle domande.

Prima del compito sono stata a parlare con la ragazza russa e il ragazzo cinese che sono in classe mia e il ragazzo thailandese che sta con noi nella lezione di spagnolo. Ci siamo divertiti un sacco, e abbiamo parlato delle difficoltá a fare amicizia con gli svedesi e di come non sappiano usare la forchetta per mangiare. Ci siamo raccontati i vari modi di mangiare nei vari paesi, ad esempio in Thailandia il coltello non esiste nemmeno e si usano solo le bacchette, il cucchiaio e la forchetta, e ci siamo divertiti un sacco.

Ora immaginate del pane in cassetta, prendetene una fetta e spalmateci del burro. Metteteci sopra un´altra fetta di pane spalmata di burro e fate lo stesso un altro paio di volte (se vi viene in mente di spalmarci una salsa piú pesante del  burro nessuno ve lo impedisce!). Sull´ultima fetta esagerate con il burro e poggiateci sopra dei cetriolini sott´aceto, del salmone affumicato, delle uova di pesce, dei gamberetti (ovviamente crudi altrimenti non sarete abbastanza svedesi), delle uova sode tagliate a fette, dei cetrioli, dell´insalata, dell´uva e dell´aneto. Avrete cosí ottenuto una tipica torta svedese di compleanno. E come torta dovrebbe essere mangiata alla fine, ma essendo salata e leggermente pesante sostituisce la cena. Abbiamo festeggiato il compleanno di Monicha, la mamma di Micael che sabato scorso, e tra l´altro lo stesso giorno del compleanno di mio padre, ha compiuto settant´anni. Quando ci sono questi pranzi o cene di famiglia mi alleno molto con lo svedese e ho visto una grande differenza da quando siamo andati al Finnkamp a Stoccolma i primi di settembre e siamo stati ospiti dei genitori di Katarina.

Adoro quando gli svedesi dicono PRECIS o JAHA (e lo scrivono anche in chat!). Dopo un mese qui scopro che la parola irriconoscibile che dicono spesso tra una frase e l´altra cioé una specie di “settt” non é altro che så att, che significa “quindi…”

Mercoledí essendo stato il giorno di studio per gli insegnanti della scuola tutti gli alunni erano liberi e io, Rebecca, Marcus e Micael siamo andati tutto il giorno a Örebro, nella piscina Gustavsvik che é semplicemente meravigliosa, a parte il fatto che essendo una piscina svedese la temperatura dell´acqua era leggermente piú bassa di quelle italiane. Entrati nello spogliatoio abbiamo dovuto toglierci le scarpe e per terra era pulitissimo, si poteva andare al bagno in calzini! Prima di entrare nella piscina ci siamo fatte la doccia nello spogliatoio, che qui ovviamente tutti si fanno anche se nessuno ti controlla, non come in Italia!

La cosa piú bella che mi é successa é che mentre gli altri si divertivano nei tunnel acquatici che a me non fanno impazzire sono andata a rilassarmi nella piscina esterna, dove c´erano meno di 10 gradi ma c´era un sole “spacca pietre”. Dopo qualche minuto arriva un signore svedese che piú vichingo non si poteva, che in svedese mi dice: “davvero un bellissimo tempo oggi!” al che io gli dico “jag pratar inte svenska” e iniziamo tranquillamente a parlare in inglese del piú e del meno, cosa che in Italia non ti accade molto spesso. Non so spiegare la felicitá che ho provato, forse altri exchange students possono capirmi quando parlano a persone nuove della propria esperienza o riescono a parlare con una persona del luogo.

Questa settimana é stata davvero pesante anche se mercoledí non c´é stata scuola, perché ho avuto la verifica di storia, quella di biologia, di spagnolo e di psicologia, e sono molto soddisfatta dei traguardi raggiunti.

Ieri mattina siamo andati al mercato d´autunno che si é tenuto a Råda, a venti chilometri da Uddeholm. Faceva un freddo cane e gli svedesi cosa fanno per scaldarsi? Mangiano mangiano e mangiano ovviamente! La metá dei banchi vendeva caramelle e bullar (io amo quei dolci!) e c´erano tre quattro banchi dove comprare hamburger o hot-dog, un po´tanto per essere un mercato non molto frequentato, ma sentire l´odore di carne alla brace fa molto “Svezia”. In un banco di artigianato c´era un cuore con scritto “fånga dågen” ovvero il “carpe diem” svedese. Mentre giravamo nel mercato assaporando una ciambella con cioccolato e nocciole dico a Katarina, “I cannot go on eating this way, my body is not happy, I have to start a diet” e lei mi ha risposto, “no, you will do that next year!”, qui non c´é nessuno che mi appoggia ahahah, diventeró un alce! Ma credo che devo aspettare un po´prima di riuscire a iniziare una dieta, finché non avró imparato un po´meglio la lingua e fatta ancora piú mia la routine, perché credo sia qualcosa legata all´abitudine.

Durante il viaggio di ritorno ho visto la prima casa “vichinga” cioé con il tetto decorato con la testa di un drago, era meravigliosa!

Dopo sei settimane qui mi sono messa a pensare a come si sentirebbe un exchange student in Italia. Quando si arriva in un altro paese di cui non si conosce praticamente nulla si é completamente spaesati, non si vuole fare nulla da soli, si ha paura di prendere l´autobus o non si ha molta voglia di comprare qualcosa da soli. Da quando sono arrivata in Svezia ho sempre trovato gente disponibile ad aiutarmi e che parla inglese benissimo, autobus che passano in orario e una scuola che funziona bene. Il mio piccolo pensiero va a tutti gli exchange students che quest´anno si trovano a vivere in Italia e devono affrontare il doppio degli ostacoli di un exchange che va in un paese del nord o in America. Questo perché non potranno parlare inglese nei primi mesi, non capiranno nulla a scuola perché quasi nessuno gli tradurrá le lezioni e vedranno l´orario delle lezioni e la scuola stessa come un labirinto senza uscita perché in Italia nemmeno chi ci lavora e gli alunni stessi capiscono come funzionano le varie cose (esperienza personale). Per quanto noi studenti all´estero abbiamo un enorme forza di volontá, qualche volta diventiamo molto pigri e ci fermiamo al primo ostacolo, che ci possiamo fare, é la vita! Ad esempio se l´autobus non arriva in tempo (ma in Svezia non succede quasi mai) siamo tentati dal chiamare gli host parents per chiedere se qualcuno può venire a darci uno strappo in macchina. Se ci sono exchange in Italia che leggono questo blog (anche se ne dubito fortemente) vi invito a farvi sentire se avete dei problemi con la lingua o qualsiasi altra cosa durante il vostro programma.

Il titolo di questo blog é un proverbio svedese che ho voluto scrivere dopo aver riflettuto sulla “seconda vita” che mi sto costruendo in Svezia e su come sembra davvero di tornare bambini, ricominciando a scrivere “pensierini” in una nuova lingua nei compiti in classe, frasi di poco piú di venti parole e scoprendo una seconda volta come esprimersi. Su questo blog potrete trovare altre decine di proverbi svedesi. http://stilenordico.wordpress.com/2013/09/27/proverbi-svedesi/

Figuraccia della settimana. Quando eravamo a cena da Monicha una sua amica mi ha chiesto come sta andando nel Värmland (la regione dove mi trovo) e io ho risposto “grazie!”. Almeno sono stata gentile!

Mi accorgo che gli ultimi post stanno facendo abbastanza schifo, perdonatemi, alla prossima!

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