Look back and restart!

31 dicembre 2013

Per un anno come questo ci vuole un post finale dello stesso peso.

Stop

Ho smesso di scrivere il post che ho appena pubblicato perché era semplicemente vuoto. Vuoto di emozioni, di parole, semplicemente parole che sembravano capitate a caso sul post senza un vero legame tra di loro. Anche se é vero che le cose capitate a caso sono le migliori. E forse questo é il motivo per il quale quando penso troppo a cosa scrivere sul blog, alla fine non arrivo a niente. Ora cercheró di far scorrere pensieri ed emozioni qui, senza sosta, come un fiume in piena, mettendo da parte ció che é successo fino ad ora, i risentimenti per le cose non fatte, scrivendo solo delle cose piú profonde che sono avvenute nella mia testa e che mi hanno cambiata particolarmente.

Apro una porta verso l´anno che sta per venire. Un anno che voglio sia ancora migliore di quello che passerá, e ció sará davvero difficile, o forse facile. Intendo che in “soli” quattro mesi sono cambiata tantissimo, a volte mi sento triste semplicemente pensando a come sono cambiata e come vivró diversamente quando fra sei mesi torneró a casa. Come non potró piú provare le stesse emozioni che giá mi mancano, perché so che sará cosí. Mi sento una persona completamente diversa, mi sento piú aperta al mondo che ci circonda, alle diversitá che ci sono muovendosi anche solamente in Europa, per quanto la globalizzazione abbia reso tutto cosí vicino negli ultimi anni. C´é chi dice che la difficoltá é andare in America, solo perché c´é un oceano di distanza, e qualche centinaia di chilometri in piú. Ma dopo quattro mesi posso assicurare a chiunque che le prime difficoltá che si incontrano non riguardano solamente la differenza culturale, che ovviamente é grande attraversando tutta l´Europa per raggiungerne quasi la fine, in Scandinavia.

Tutti gli ostacoli che non riguardano direttamente il cambio di cultura, come vivere in una nuova famiglia, incontrare nuove persone, costruire amicizie concrete, scoprire di piú su se stessi, sono ostacoli che si possono incontrare anche trasferendosi semplicemente 10 km di distanza, in una nuova scuola, un nuovo quartiere, un appartamento in cui vivere da soli, e il fatto che l´esperienza venga vissuta in Europa o in America non influenza assolutamente il modo di affrontare questi piccoli grandi problemi.

Una gran parte delle difficoltá che ho incontrato ha riguardato lo stare da sola, il non avere lo stesso affetto della famiglia, dei parenti e degli amici, che se pure trovi qualcuno disposto a volerlo imitare, non sará mai lo stesso. Un´altra parte riguarda il vivere insieme ad una famiglia diversa, con una sorella e un fratello piú piccoli, delle regole diverse, “dettate” comunque da una diversa cultura. Un´altra parte ancora riguarda il cibo, al quale credo non saró mai capace di abituarmi completamente nemmeno nei sei mesi che verranno. Svedesi e italiani hanno semplicemente un modo opposto di vedere il cibo. Gli svedesi mangiano quando hanno fame, non danno troppa importanza al cibo, aggiungono sempre crema da cucina ovunque e mettono il burro salato sui panini. Non hanno orari fissi per i pasti. La mia famiglia ancora non si é abituata al fatto che a volte mi siedo al tavolo solo per parlare con loro anche se non voglio mangiare. Gli svedesi aggiungono il ketchup alla pasta, e la cuociono per ore, magari aggiungendoci anche il latte. Gli svedesi usano sempre il coltello per mangiare, anche se non c´é niente da tagliare, ma lo usano per accompagnarsi le cose alla bocca. Gli svedesi non si riempiono se il piatto non é principalmente composto da proteine. Gli svedesi aggiungono sempre tantissimo sale. Le uova sodo le aprono con il cucchiaino, non con le mani. Sono quasi schifati dal cibo, quando qualcosa di mangiabile gli va sulle dita iniziano a impanicarsi fissandosi le mani e cercando un tovagliolo, che intelligentemente non mettono mai sulla tavola.

Il fatto é che dopo quattro mesi e mezzo sono metá svedese e metá italiana. So che sarebbe difficile riabituarsi a vivere all´italiana anche solo se tornassi a Roma domani. A volte i comportamenti degli svedesi mi sembrano assurdi, a volte mi ci rispecchio. Ma ogni paio di mesi le energie per affrontare ogni giorno tutte queste differenze crollano, ed é li che ci sono i momenti di voglia di tornare a casa, perché l´Italia mi manca davvero tanto, la sto rivalutando piú di quanto mi sarei aspettata, anzi, non mi sarei proprio immaginata di ritrovarmi a rivalutare l´Italia. Dopo un paio di giorni mi ricarico e riesco ad affrontare le differenze, e ció significa che riesco a vederle come routine quotidiana e non sono piú differenze, ma semplicemente costituiscono un´altra cultura.

L´altro ieri ho messo gli sci da slalom per la prima volta. Ho imparato abbastanza in fretta perché la tecnica é molto simile a quella dei pattini in linea. Siamo andati a sciare a Trysil, in Norvegia, a due ore e mezza da casa. È stato divertentissimo e non troppo faticoso. La prima cosa divertente é stata lo skilift. Non avendo mai fatto slalom non ho mai preso lo skilift, e forse c´é qualcuno tra chi sta leggendo che avrá giá capito cosa ho combinato. Ebbene si, credevo che ci si dovesse sedere, quindi sono caduta, non riuscivo a rialzarmi, e quando mi sono rialzata sono caduta di nuovo. Piú tardi ho scoperto che con la mia caduta ho fermato tutto lo skilift che arrivava in cima alla montagna, come precauzione, ma per fortuna capita abbastanza spesso.

Mentre ero sullo skilift inizio a tirare la corda e scopro che va piú veloce per qualche secondo (piccoli divertimenti sulla neve ahahah) ma ad un certo punto lo skilift si blocca perché qualcuno era caduto salendo sopra, come scopriró dopo era successo anche quando ero caduta io, e mi sono impanicata pensando di essere stato io a bloccarlo ahah

Fatto sta che mi sono allenata con Katarina sulla pista verde, cioé quella base ed é andata abbastanza bene. Dopo tre quattro volte andiamo a mangiare e poi prendiamo la seggiovia per sciare sulla pista blu. Non l´avessi mai fatto! Partita felicissima ho iniziato a prendere tantissima velocitá e urlavo a Micael che stava vicino a me “Vad ska jag göraaaaaa?!?!!! Micael hjälp miggg!!!!” senza ricevere grandi risposte, e ho deciso quindi di cadere CONSAPEVOLMENTE e fare una bella rotolata sulla calda neve. Sono scoppiata a ridere e Micael mi ha raggiunta piegato in due dalle risate e io che dicevo ridendo: “dovevi dirmi qualcosa, ero impanicatissima!!!!”. È stato molto divertente, ma poi quando mi sono rialzata mi é venuta un po´di paura e continuare é stato un po´difficile, quindi abbiamo preso la pista verde per continuare a scendere a valle e Rebecca mi ha insegnato altre cose. Abbiamo sciato come si fa con i bambini tenendo i bastoncini in orizzontale ed é stato davvero utile. Ora riesco a sciare su discese piccole come se pattinassi.

Un paio di cose che volevo scrivere sugli svedesi:

La prima é che non si lavano i denti tre volte al giorno, ma solo due. Giuro che non capisco perché i loro denti sono cosí perfetti, dato che mangiano anche tantissimi dolci. Mi hanno raccontato che qualche decennio fa a scuola distribuivano fluoro, cosa che ora non succede piú.

Il motivo per cui sono cosí timidi da quello che ho potuto osservare é che giá da piccoli non vengono stimolati cosí tanto. I genitori quasi non baciano o giocano “faccia a faccia” con i neonati, e questo é abbastanza triste secondo me.

Sono tutti amanti della natura e dello sport, tutti aspirano ad essere in forma e non solo ad essere magri. Secondo una mia tesi hanno le ossa piccole perché mangiano pochissimi carboidrati, o almeno mangiano tantissime proteine!

Prima di venire qui credevo che cenassero presto per via della luce, ma poi ho scoperto che lo fanno perché dopo scuola o lavoro hanno fame, e perché bisogna lasciare un po´di tempo per digerire prima di andare a dormire.

Quest´anno ho imparato a sciare, ho migliorato il mio inglese, fatto spazio nella mia testa ad una nuova lingua, ad un nuovo modo di fare amicizie, di approcciare con la gente, ad essere seria quando non c´é assolutamente bisogno di sorridere troppo o essere troppo disponibile, ho usato per la prima volta una mountain bike, ho fatto la sauna per la prima volta e poi sono uscita quando fuori facevano 0 gradi, ho pianto senza un motivo “apparente”, ho pensato di non riuscire in qualcosa quando la situazione era invece dietro l´angolo, mi sono spremuta il cervello per avere nuove idee per approcciare con i “freddi ma calorosi” svedesi, ho fatto il mio primo regalo di Natale svedese ad un´amica speciale, ho scoperto che il francese per certi versi é piú vicino all´italiano di come non lo sia lo spagnolo, ho perso completamente la mia capacitá di studiare lingue dal lato grammaticale, essendomi resa conto che il modo migliore, almeno per me, di imparare lingue, é ascoltare e leggere in lingua. I primi giorni mi alzavo alle 5 perché il sole sorgeva prestissimo, e cercavo senza risultati di riaddormentarmi. Un mese dopo rimpiangevo quelle mattine. So di sentirmi a casa se decidessi di andare in un qualsiasi posto diverso dall´Italia o dalla Svezia. Ho preso l´aereo da sola per la prima volta. Ho visitato una cittá da sola, semplicemente avendo una mezza carta e una macchina fotografica, e chiesto informazioni a una signora svedese che per prima mi ha chiesto se desideravo aiuto (penserete, chissá che faccia sconvolta che avrai avuto, ma in Svezia si accorgono delle piccole cose, ed é bastata una cartina in mano, uno scambio di sguardi, e il trovarmi in un posto dove non vanno proprio tutti i turisti, ovvero un ponte di legno davvero bello vicino al quale passa un treno). Mi sono accorta di quanto le barriere culturali possano dividere ma anche unire. Ho scoperto che l´islandese che mi sembrava una lingua assurda come il finlandese, alla fine ha molto in comune con lo svedese. Ho visto tre partite di hockey sul ghiaccio fino ad ora. Ho parlato con persone sconosciute come se le conoscessi da sempre, perché questo é essere svedesi. Ho rivalutato il tempo svedese, si fino a novembre! Ho amato la luce del sole che filtra tra i boschi di betulle. Ho visto paesaggi da cartolina. Ho attraversato il sessantaseiesimo parallelo nord. Ho conosciuto il floorball. Ho pedalato per 90 km in 3 ore e mezza. Sono riuscita a tradurre i nomi di alcuni mobili IKEA. Ho assaggiato il kaviar. Ho fatto foto e chiesto autografi a decine di atleti svedesi. Ho mandato e ricevuto cartoline verso/da tutto il mondo, scambiando racconti di esperienze con alti exchange students italiani. Ho iniziato a capire il norvegese, e a capire quando qualcuno parla norvegese. Ho deciso che il danese é una lingua da ubriaconi. Ho visitato Danimarca e Norvegia per la prima volta. Ho mangiato solo dolci per due giorni. Ho sfatato tanti pregiudizi, sulla cultura svedese e su altre, perché non esiste qualcosa di buono o cattivo, migliore o peggiore, ma semplicemente diverso dalla propria cultura. Perché quello che siamo dovrebbe essere migliore di quello che gli altri sono? Ho sentito la puzza delle fabbriche che producono carta. Sono diventata quasi una ragazza di campagna, con il suo lato oscuro da cittadina. Ho presentato le mie tradizioni natalizie alla classe svedese di spagnolo, registrando la mia voce e scrivendo in inglese, consapevole del fatto che non mi avrebbero presa in giro. Ho visto il sole tramontare alle tre meno dieci. Ho imparato a sopportare il freddo. Ho cantato in italiano davanti ad un pubblico svedese. Mi sono svegliata speranzosa di vedere il paesaggio imbiancato, e sono rimasta accecata dal biancore appena alzata la tenda della finestra della mia stanza. Ho mangiato tutto il cibo natalizio che si possa mangiare in Svezia. Ho fatto mia la lingua inglese, come se fosse davvero la mia lingua, nonostante non conosco tutte le parole che esistano, e quando qualcuno non sa qualche parola che dico in un primo momento il mio cervello é come annoiato, perché é come se qualcuno non capisse parlando la stessa lingua madre, difficile da spiegare, spero qualcuno abbia capito cosa intendo. Ho bevuto glögg e mangiato pepparkaka. Sono ingrassata! Ho rivalutato il mio paese, rivalutato molti “amici” italiani, sia in modo positivo che negativo. Rivedo le foto per fare il punto della situazione, per raccontare di piú, ma una parte del mio cambiamento é inspiegabile, e so che nessuno riuscirá a capirlo completamente, é una soddisfazione che devo trovare in me stessa, rinunciando all´obiettivo di riuscire a spiegarla completamente a tutti, perché sarebbe impossibile. Non sapevo a cosa andavo incontro quando ero in aereoporto a Roma, non me ne sono resa conto nemmeno quando sono arrivata all´aereoporto Arlanda di Stoccolma. Tutto sembrava cosí ovattato, io mezza stordita dal volo percepivo tutto cosí silenzioso nell´aereoporto, forse piú silenzioso di come effettivamente era. Ma sapevo che ero in Svezia e li per li dicevo, eccomi arrivata in un posto dove nessuno si spinge o urla per riuscire a prendere il proprio bagaglio, dove ti fanno passare appena ti vedono avvicinarti al nastro dei bagagli, dove i bagagli arrivano dopo 15 minuti dall´atterraggio del tuo aereo, giusto il tempo per andare al bagno, bere dell´acqua e fare il punto della situazione e sei fuori ad incontrare la tua famiglia. Come dicevo, non ho realizzato né il 15 agosto, né una settimana dopo e via dicendo. Credo di essermi resa conto di cosa stavo facendo e di aver iniziato a prendere decisioni sensate dopo un mese e mezzo. Come potrei quindi pretendere che qualcuno capisca a pieno cosa abbia significato per me? A quelli che stanno partendo in questo periodo o stanno pensando di intraprendere questa esperienza dico semplicemente di vivere ogni singolo momento che verrá prima della partenza, perché non lo riavrete mai piú indietro. Tornerete cambiati e quelle sensazioni saranno ridotte, altre amplificate, ma mai piú le stesse.

Uno dei ricordi piú belli di quest´anno é stao l´incontro a Göteborg con gli altri studenti STS. Siamo arrivati distrutti nel pomeriggio nella sede STS di una cittá stupenda, e abbiamo iniziato a parlare come se ci conoscessimo da sempre. L´aiuto degli australiani, neozelandesi e canadesi é stato indispensabile, con la loro apertura alle nuove persone che in Italia é off limit, per quanto si dice tanto che gli italiani sono un popolo aperto! C´erano divani e sedie e loro hanno iniziato a parlare con tutti e poi quando non c´era piú niente da dire cambiavano posto per conoscere nuova gente. E cosí anche noi italiani li abbiamo imitati. Tornare a casa é stata dura dopo il camp, ritrovarmi la sola italiana in mezzo a soli svedesi, dopo aver passato quasi tre giorni in compagnia di decine di culture diverse é stato difficile, ed é stata una prova che sono riuscita a superare.

Spero che questa lista sia stata divertente da leggere ed abbia dato piú speranza a qualcuno per il prossimo anno, magari a qualche exchange student che non si trova ancora benissimo e spera in un miglioramento o semplicemente a gente che spera in un cambiamento!

È stato il mio modo di augurarvi un buon anno nuovo, che questo duemilaquattordici porti felicitá a tutti, e magari un po´di neve da queste parti, dato che sembra che quest´anno sia l´anno “senza inverno” che capita ogni dieci anni. Andiamo bene!

Ora devo andare a finire di preparare le lenticchie per la mia famiglia ospitante e alcuni amici che verranno a cena per festeggiare l´anno nuovo. Le mangeremo a mezzanotte e sará un Capodanno completamente diverso.

È stato bello riassumere ció che ho fatto e provato durante questi lunghissimi ed emozionantissimi quattro mesi, ma non puó esistere un post dell´ultimo dell´anno senza una lista di buoni propositi.

1: impegnarmi al massimo per conoscere piú gente

2: iniziare a nuotare due volte a settimana dopo scuola, nella piscina che si trova a scuola ma che non é solo della scuola

3: dimagrire, usando la tecnica svedese del “mangia quando hai fame”

4: impegnarmi con lo svedese

5: staccare completamente i contatti con l´Italia

6: essere aperta mentalmente il piú possibile

7: non pensare all´Italia

Come ho detto, cercheró di tagliare i contatti con l´Italia, quindi se volete contattarmi potete farlo sul blog, magari dando uno sguardo anche al mio profilo Flickr, Goodreads o Anobii. Al piú presto toglieró le foto dal blog lasciando solo quelle che mi piacciono di piú e trasferiró tutto su flickr.

Per ora e tutto, non mi resta nient´altro da dire. Ops, realizzo ora che da domani potró rispondere a chi mi chiede quando torni? semplicemente dicendo: quest´anno!

Semplicemente, un buon anno a tutti, e buona serata!!!

Hej då e grazie per le 6000 visualizzazioni 🙂

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