Uno sguardo al passato, quando tutto iniziò…Parte 2

Ecco la prima parte di questo post

Allora, al contrario di come avevo previsto, non pubblicherò nessuna foto perché lo spazio sul blog non è infinito e le foto occupano tantissimo spazio. Ma ripercorrerò a parole le varie tappe di questo viaggio, partendo dal giorno prima della partenza

14 agosto 2013. Valigie pronte. Valigie che hanno richiesto giorni prima di essere scelte. Le misure, il peso, la comodità… Ora sono li, nella sala della mia casa romana insieme allo zaino di STS (una di quelle borse che riesce a contenere tutto per tutte le necessità, e che finirò per usare tantissimo!). Giro per casa non capendo nulla, impaziente di prendere l´aereo di nuovo dopo tanti anni, impaziente di atterrare in Svezia, di capire davvero quali sono quelle strane emozioni che si provano all´inizio di un viaggio del genere. La cosa strana è che ho dormito senza problemi! Spero sia così anche il giorno del mio ritorno

15 agosto

Si parte! Impossibile descrivere il caldo che faceva indossando la maglietta STS e i jeans lunghi, ma tra aria condizionata e solo pochi minuti all´esterno sono sopravvissuta!

Cerchiamo il volo, facciamo il check-in, aspettiamo. Incontro alcuni pattinatori del Pincio per caso ed altri che mi erano venuti a salutare. Quasi mi commuovo (tutti gli altri almeno lo hanno fatto) ma continuo ad essere sempre più fomentata.

Manca un’ ora al decollo. Abbraccio i miei, sono senza una lacrima e tutto è strano. Mi avvio ai controlli di sicurezza, dimentico di lasciare il computer che ovviamente fa scattare l´allarme.

Supero tutto e mi accorgo li di essere da sola. È li che il mio viaggio è iniziato, in particolare li dove i miei non potevano più vedermi, dove dovevo cavarmela da sola. Non seguire la folla, ma cercare il mio volo.

E l´ho fatto. Mi sono seduta tra la folla di svedesi non capendo una sola parola e pensando: “ma si forse al ritorno capirò qualcosa dei loro discorsi, spero!”. Ho aspettato e mi sono accorta che il volo aveva cambiato gate quasi senza annuncio (ovviamente, ero ancora in Italia!) e mi avvio correndo verso la metà. Dopo pochi minuti aprono il gate e iniziano i controlli per entrare. Passaporto, biglietto, zaino, si ho tutto! Continuiamo quest´avventura!

Salgo sull´aereo, accanto a me si siedono due ragazzi italiani diretti a Stoccolma per due-tre giorni. Verso la fine del volo gli offro una gomma da masticare per parlare un po´ (scoprirò poi in Svezia che questo è un gesto molto molto svedese, e poco italiano!) e mi chiedono se conosco Stoccolma e se ho qualcosa da consigliare. Io non ricordo quasi nulla di Stoccolma dal viaggio fatto con la mia famiglia dieci anni fa, esclusa la grande piazza vicino alla stazione centrale che ha il pavimento disegnato come una grande scacchiera. Dopo soli quattro mesi avrò girato per Stoccolma decine di volte.

L´aereo atterra. Il primo pensiero di noi tre italiani è stato: “non sembra nemmeno un aeroporto, è pieno di alberi, quasi nessun aereo!”

Ci dirigiamo verso i nastri delle valigie, il silenzio più totale, solo il rumore delle scarpe e dei trolley sul pavimento. Odore di kanelbullar ovunque. Solo quindici minuti e ho ritirato le mie due valigie.

Gli italiani mi augurano buona fortuna e mi dirigo verso l´uscita. In prima fila c´è la mia famiglia, con i quali mi sarei aspettata un incontro più caloroso, ma vabbè! sono svedesi. Ci farò “presto” l´abitudine. Basti pensare che ieri Rebecca quando ci siamo salutate all´uscita di scuola mi ha abbracciata e io (che essendo italiana abbraccio spesso!) me ne sono uscita ridendo con la frase “är du sugen på kramar?!” = hai voglia di abbracci?! come mi facesse strano, e infatti è l’ effetto che mi ha fatto. Sarà difficile secondo voi riprendere l´abitudine di abbracciare? Ma soprattutto, di sentire qualcosa da un abbraccio?

Il viaggio da Stoccolma a Uddeholm dura circa cinque ore. Cinque lunghissime ore in cui Micael parla tantissimo, e io che non parlo realmente inglese fino ad ora non capisco quasi niente all’ inizio, o almeno devo concentrarmi tantissimo!

Ora siamo a casa, Katarina è rimasta a casa e quando entro sembro avvolta in una polvere di magia. La casa tipica di legno bianca e rossa, il caldo, l´odore di qualcosa di buono. Sistemo qualcosa nella stanza, chiedendomi se la riempirò mai. Scatto una foto per salvare le emozioni, sono le 22.15 e c´è ancora un po’ di luce. Scendo a bere un tè con la mia famiglia ospitante che mi dice che il giorno dopo andiamo ad incontrare la mentore a scuola, dalla quale non capirò nulla, essendo completamente stordita! Vado a dormire distrutta, anzi quasi non dormo!

Ho deciso di tornare in Italia il giorno del mio diciottesimo compleanno, il 22 giugno, e non più il 30 giugno. Il giorno prima farò una festa di “addio” con tutta la gente conosciuta qui e i parenti ospitanti, cibo italiano e cibo svedese. Sembra che non vedo l’ ora di tornare in Italia, ma diciamo che sto a metà. L´Italia come dico sempre mi manca tanto, ma qui sto bene, non penso “ODDIO DEVO TORNARE IN ITALIA; QUI NON RESISTO PIÙ!”. Come tanti altri exchange students sto pianificando quello che farò al mio ritorno, e ho pensato di scriverlo in una pagina apposita, tanto per farsi due risate!

Pubblicherò altre parti di questo racconto 🙂

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