Quando finalmente riesci a sudare

Vigilia di Pasqua (Påskafton), 19 aprile 2014

Ecco il primo giorno delle mie vacanze pasquali, o meglio il secondo ma il primo “in viaggio”. Mancano due mesi al mio ritorno, mi sento piena di energie per cogliere ogni secondo vissuto qui in Svezia. Dell’Italia non mi manca più niente. Aspettate, quando dico così intendo che quando ci penso non sto male. Ma ovviamente sarà bello ritrovare tutte le cose familiari. A volte penso sia il tempo passato che aiuti ad avere meno nostalgia, anche se suona strano.

Ma in effetti sono i primi mesi ad essere difficili, poi in una giornata di aprile ti ritrovi improvvisamente a ricordare che hai un’altra vita qualche chilometro più in giù. Non scherzo, succede davvero, ti succede di dimenticarlo. Ti succede di infilare parole svedese quando parli in italiano, di parlare in italiano traducendo dallo svedese (e come potete forse immaginare, i risultati non sono dei migliori…).

Non hai più l’acquolina in bocca pensando alla cucina italiana, o alla cucina della nonna. Non ti manca più il cinese sotto casa, e poi si, inizi a pensare che se hai vissuto otto mesi senza tutto quello con cui hai vissuto diciassette anni, forse puoi farcela anche per più tempo. Ma il ritorno ancora non è arrivato, non so quali emozioni proverò, ma ci tengo a dire che un’ora fa, da Stoccolma ad Åkers styckebruk, ho scambiato una torre illuminata che forse era un centro commerciale, per la cupola di San Pietro.

Ieri sera abbiamo visto “The Rock” e “Speed” a casa. Come dicevo, o forse no, in questo post racconterò di questa giornata, che teoricamente sarebbe il giorno più festeggiato del periodo pasquale (o no?! qui in Svezia ogni famiglia ha le sue abitudini anche in fatto di festeggiamenti!), e della giornata di ieri.

Ieri, venerdì 18 aprile, ho iniziato a fare la valigia per la settimana dai nonni ospitanti materni e per il week end STS a Stoccolma. La mattinata è passata molto velocemente, con l’angoscia di essermi accorta quante poche cose siano entrate nel trolley rispetto a tutto quello che è rimasto nell’armadio!. Ho aiutato Katarina a preparare il pranzo (mangiato alle tre e mezza) perché sono venuti a trovarci Monicha e il compagno ed un fratello di Micael.

Quello che vedete qui sotto è stato il nostro pranzo di festa (una specie di festeggiamento di Pasqua anticipato). Per iniziare antipasto con una fetta di prosciutto crudo (italiano!!!!!), una fetta di tacchino ed una fetta di prosciutto cotto svedese, rucola, melone invernale e insalata mimosa (qui la ricetta in svedese, se siete interessati).

Come piatto principale tipico dei giorni di festa, abbiamo mangiato del salmone (viene affumicato da intero, e si vende intero “plastificato”). È buono, ma gli svedesi non sono ancora arrivati ad una soluzione valida per mangiarlo senza un sacco di spine, pari come intelligenza alla scoperta dell’ostkniv (coltello/spatola per il formaggio) e lo smörkniv (coltello/spatola per il burro). In ogni caso, viene servito con una salsa fatta con creme fraiche (mi raccomando quella più grassa!) e hjortronsylt ovvero marmellata di “more artiche”. Da non scordare le immancabili patate! È da dire che ogni giorno a mensa nella scuola mi capita di assistere alla seguente scena:

uno studente, il più delle volte non svedese (io per esempio) non prende le patate e una delle signore che lavorano alla mensa dicono qualcosa del genere: “niente patate oggi?!” oppure, “prendi le patate” o ancora, “non ti piacciono le patate?”. La comica è stata quando un ragazzo vegetariano o non so cosa ( a scuola ci sono tra i pasti alternativi i piatti SENZASOIASENZALATTESENZACARNESENZAMAIALEESENZAMUCCA!) ha detto “ah no, allora non posso mangiarlo se c´è questo…”. La donna con cui stava parlando ha risposto seriamente, e quasi arrabbiata “però le patate puoi mangiarle!”. Avete presente il film “il mio grosso grasso matrimonio greco (è da vedere!). Ecco lo spirito è quello.

Tornando al pranzo, che è finito con un pie all’ananas ed un cheese cake, ieri è stata una giornata perfetta. Ero felice di riuscire a capire tutti i discorsi, riuscire ad intervenire e magari fare anche ridere conoscendo ormai l’umorismo svedese e la lingua. Non è stato triste come Natale, e questo è stato ottimo! Inizio ad assaporare gli ultimi aspetti della mia vita qui: i cibi di festa, i pranzi in famiglia, e perché no anche la pulizia della mia camera (che è enorme!).

Ma torniamo ad oggi. Mi sono svegliata ed ho fatto colazione. Mi sono fatta una doccia, chiuso la valigia ed insieme a Micael ho guardato la cartina di Stoccolma. Alle dieci siamo partiti verso Stoccolma e a mezzogiorno e mezza eravamo ad Örebro dove, come di consueto sulla strada si Stoccolma, ci siamo fermati a mangiare da Pizza Hut. Verdure e succo di lampone a volontà! Pochi chilometri fuori Stoccolma siamo andati a trovare uno dei fratelli di Micael che abita con la famiglia in una villa (enorme!) costruita nel 2001 ed arredata secondo il design scandinavo moderno, nonostante la struttura esterna segua sempre lo stile tradizionale delle case di legno svedese.

È stato interessante vedere un tipo diverso di abitazione e molte altre cose che mi saranno utili per il mio lavoro di architettura per la scuola italiana. C’erano 18°, zero vento e sole! Abbiamo fatto fika sul balcone e poi fatto una passeggiata di un’ora nei dintorni.

Tornati a casa abbiamo aiutato a finire di preparare la cena. Questa è stata la cena di Påskafton, ovvero il giorno prima di Pasqua, senza aver sentito mezza volta gli auguri di Pasqua.

Ecco le foto dei piatti disposti come un buffet, ai quali ormai sono abituata. Non mi mancano più i vecchi cibi italiani, quelli svedesi sono già abbastanza buoni 😛

 

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