Qui.

La mia Svezia sa di neve di maggio

di ruote sgonfie delle carriole usate nei lavori in giardino.

Sa di biscotti allo zenzero, di montagne di neve mezze ammuffite che si sciolgono

Sa di affetti profondi con persone poco prima sconosciute

Di francobolli, di cartoline mai arrivate

di pianti senza speranza all’inizio, ma poi…

la mia Svezia ha il rumore silenzioso di lacrime troppo strane per essere gettate piangendo, bensì ridendo,

e accogliendo calorosi abbracci di “a presto” da svedesi che prima sembravano freddi come un ghiacciolo mangiato di fretta.

Il mio anno è nero e bianco.

Inchiostro su cartoline e armadietti nei corridoi

bianco come i cigni che scivolano sul lago dietro casa.

Mi ricorda di ore accumulate in treno, dal sud al centro della Svezia

La mia testa risuona di chiavi di armadietti, di nomi di professori urlati dagli studenti da dieci metri di distanza,

di verifiche in svedese e di “ritornerò” “quando venite a trovarmi?” “voglio vivere qui” “credo che studierò in Svezia”.

di preposizioni che non entrano in testa

e di voti sempre uguali in qualsiasi modo studiassi

Quest’anno mi ha fatta sentire mezza svedese, a volte meno italiana di quanto sono, sicura di me, imbarazzata di nulla.

Un anno che profuma di fiori svedesi, di erba bagnata la mattina con pochi gradi sopra lo zero

La mia scuola mi ricorda le matite usate nelle verifiche, perché è tardi per tornare indietro, ma si può sempre cambiare quello che si fa dopo

le classi e i corridoi arredati con bianco, moquette e sedie girevoli

le lezioni di francese in svedese

Il mio anno l’ho vissuto intensamente come il batticuore dopo una salita in bicicletta

come la felicità che da il sole quando si fa rivedere dopo settimane

o come svegliarsi con la luce, avendo voluto lasciare le tendine aperte.

Quest’anno è stato lungo come le notti insonni avute nei primi mesi,

ma alla fine corto come una pulizia dei denti dal dentista

La mia Svezia sa di yogurt fil, di panna, burro sul pane, verdura cruda, frutta mangiata nel piatto del gratinato di panna e pesce, kaviar

Il mio anno è stato capire che non sempre impegnandosi al massimo si riceve quello che ci si aspetta

È stato parlare una nuova lingua come fosse l’italiano, dimenticando la mia lingua.

Fare cose che all’inizio odiavo ma poi abituarmici e vederle come le cose più belle mai esistite.

È stato vedere il cielo da un’altra angolazione e sentirsi lontani, ma vicini di nuovo guardando la Luna, con gli stessi crateri di sempre.

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