Appunti post ritorno

La sera, dopo il concerto a Santo Domingo de la Calzada, per capirci meglio nella chiesa “del gallo e della gallina”, siamo andati a mangiare, ormai distrutti in un posto molto carino, che è questo. Alla fine della cena abbiamo cantato un brano in spagnolo e poi siamo risaliti sul pullman diretti all’albergo, che apparteneva a delle suore cistercensi.

La mattina dopo di nuovo sveglia, per chi voleva un po’ più tardi ma io ne ho approfittato per scrivere il diario dato che il tempo non bastava mai! Scesa giù per fare colazione la suora mi ha chiesto se avessi dormito bene, molto lentamente scandendo le parole, io ormai sicura di sfoggiare le mie abilità linguistiche (che si riducono a una ventina di parole) ho detto “buenos dias, muy bien gracias, y usted?” e lei ha detto “ah ma allora parli spagnolo, brava!”, basta davvero poco, e soprattutto crederci! Abbiamo cantato un’altra messa per poi dirigerci di corsa verso l’aeroporto. La chiesa ospitava anche un convento di suore di clausura, e l’intero complesso fu fatto costruire da Carlo V d’Asburgo per la madre, conosciuta come Giovanna “la pazza”.

Ma una volta in pullman siamo stati fermati e portati in un posto per fare un “piccolo aperitivo prima di partire”. Ok, piccolo era un eufemismo. Vi lascio qualche foto così potete commentare la cosa da soli.

I saluti con le persone che ci hanno seguiti per due giorni di concerti sono stati emozionanti, come spiegare queste sensazioni?

Il viaggio in pullman non finiva più, anche perché avevamo paura di perdere l’aereo (o almeno io dato che gli altri sono abituati a tornare all’aeroporto all’ultimo minuto durante le tournée!) ma abbiamo riso molto anche perché siamo partiti senza uno dei coristi, ma questi sono “piccoli dettagli”.

Santander dove siamo atterrati era in Cantabria, Vitoria-Gasteiz nei Paesi Baschi e Santo Domingo de la Calzada ne La Rioja, era la prima volta che andavo in Spagna ma devo ammettere di aver avuto un discreto assaggio di questa terra meravigliosa, spostandoci tra tre delle diciassette comunità autonome della Spagna 😉

Ieri mentre cercavo di sopravvivere al temporale/naufragio che ha nel vero senso della parola investito Roma, vicino a San Pietro una signora messicana mi ha detto in spagnolo “mi metto un attimo sotto il tuo ombrello, posso seguirti un attimo?” e io “si ma certo!”. Avrei voluto raccontarle che un giorno prima avevo ascoltato lo spagnolo tutto il giorno e che ho un’amica messicana e poi ancora altro e altro, ma le parole venivano formate nella mia testa in tutte le lingue che so per poi rompersi sul muro dello spagnolo. Ma supererò anche questo blocco!

Ora vado, alla prossima e buonanotte!

Ah, mi sto iscrivendo a un po’ di università estere, una in Svezia e tre in Olanda, I’ll keep my finger crossed!

Facce, baci, cibo, polli

Santo Domingo de la Calzada, 26 aprile 2015 I parte Buongiorno, anche se sto dormendo seduta. Vi continuo a raccontare la giornata di ieri. Dopo la messa abbiamo pranzato in un posto caratteristico della cultura spagnola. Infatti ci è stato descritto come un rincón (in basco “txoco”), ovvero la sede “gastronomica” di una “sociedad”, il corrispondente italiano dei club, al quale però non possono partecipare le donne, o almeno la regola era costi stretta fino a pochi anni fa. Su wikipedia  ho trovato qualcosa che le descrive:

Se le da este nombre a los locales sedes de sociedades gastronómicas, que pueden ser también recreativas o deportivas, creadas en el País Vasco y presentes también en Navarra y en el País Vasco francés. En algunos lugares del País Vasco, principalmente en Guipúzcoa, se les conoce también con el nombre de sociedades.

Estas sociedades están compuestas por socios que muchas veces pertenecen a una misma cuadrilla, y se utilizan para realizar cenas y comidas, bien entre los socios, bien entre un socio y sus invitados. La característica principal es que el que cocina lo hace gratuitamente, mientras que los productos son aportados por los demás participantes en el evento, a excepción de los básicos de uso común que suelen provenir de la propia despensa de la sociedad. Una vez realizado el evento se hacen las cuentas correspondientes dejando la documentación y el dinero en un buzón que se ubica en el recinto de la sociedad

Si dà questo nome alla sede locale delle società gastronomiche, che possono essere ricreative o sportive, presenti nei Paesi Baschi (Spagna) e in Navarra (Spagna) e dei Paesi Baschi francesi. In alcuni posti dei Paesi Baschi, principalmente a Guipúzcoa, sono conosciuti come “sociedad”.

Queste società sono composte da membri che spesso appartengono allo stesso gruppo, e sono utilizzati per organizzare pranzi e cene, sia tra i soci che tra soci e ospiti. La caratteristica principale è che la cucina viene fatta gratuitamente, mentre i prodotti sono forniti dai partecipanti all’evento, con l’eccezione dell’uso comune di ingredienti e prodotti di base che di solito provengono dalla dispensa della stessa società. Una volta concluso l’evento, si fanno i conti delle spese e si lascia la documentazione ed il denaro in una cassetta che si trova nei locali della “sociedad”. 

Quindi a quanto pare anche il ristorante di ieri sera faceva parte di una sociedad, per questo sembrava proprio una casa, come quello di oggi. Abbiamo mangiato molta zuppa di chorizo e patate e del vitello con una salsa di peperoni e melanzane. Per finire un piccolo capolavoro culinario, un cesto di cioccolato con panna cotta, che appena cercavi di mangiare si infilava nei buchi dell’intreccio “cioccolatoso”.

La cosa meravigliosa è l’accoglienza che offrono gli spagnoli, ed il cibo è uno dei migliori modi che hanno per esprimerla. Siamo stati guidati in tutti i posti da persone che parlavano spagnolo con noi anche se molti di noi non riusciva a fare un discorso completo, e avevano pazienza. Abbiamo parlato italiano, spagnolo, francese, inglese. Subito prima di lasciare il ristorante abbiamo cantato due brani e poi di nuovo in pullman per spostarci al seminario dove avremmo dormito la notte. La messa di ieri sera è stata molto stancante avendo alle spalle un concerto in piedi di due ore, poche ore di sonno, tanti pranzi e cene e tante facce nuove da memorizzare. Dopo abbiamo atteso in chiesa ed assistito ad una conferenza sul Camino de Santiago, e poi fatto un concerto, pubblicizzato anche quello da settimane. È stato molto bello, emozionante e scenografico per come ci siamo disposti per cantare, ovvero a ferro di cavallo. La chiesa dove abbiamo cantato era la cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, famosa per la leggenda di un miracolo, motivo per il quale su uno dei portali interni ed incastrato in un timpano, si trova una gabbia con un gallo ed una gallina. Ecco la leggenda in spagnolo, con la traduzione in italiano.

Di questo vorrei scrivere, di facce. Quando visiti un nuovo paese devi scorgerne il più possibile, guardarle fino a capire da dove provengono quei tratti, se li hai già visti da qualche parte, o se appartengono già a qualcuno che conosci, se li rivedrai, e se sai che questo non succederà, cerchi di memorizzarli fino alla noia. Esse sono le radici del luogo, trasmettono comportamenti di un popolo, gusti, tradizioni. Credo che il risultato di un buon viaggio sia proprio quello di cogliere più ritratti possibili e no andare in giro guardando solo ciò che è scritto sulla guida turistica capitata in mano nella prima libreria centrale.

Dieci ore di sonno in tre giorni di maratona canora per i Paesi Baschi sono valse davvero la pena. La cordialità, la lingua così vicina all’italiano che sembra quasi una presa in giro, questi prati verdissimi, i campi di colza che avevo visto prima solo in Svezia, la semplicità dei locali dove si mangia, il vino, i baci sulle guance a gente con cui ti presenti per la prima volta, le figuracce fatte (perché le migliori figuracce si fanno in una lingua che non è la tua), e le poche parole tirate fuori in spagnolo, lo stupore nel vedere una donna come autista del primo dei nostri pullman, e poi ancora il cielo basso, la luce fino a tardi con il crepuscolo che come in Svezia trasmette sonnolenza e noia.

Quando riesci a mettere in lista cose apparentemente senza senso che a prima vista non scatenano nessuna emozione allora si che potrai dire di aver trascorso un’esperienza fantastica e costruttiva. Mi capitava prima e mi capita ancora più spesso dopo l’anno in Svezia. Prima mi perdevo in spazi sconosciuti e rimanevo senza parole, poi magari mi dimenticavo alcuni momenti, e non pensavo alla prossima occasione di viaggio. Ora è una continua ricerca a scappare per scoprire qualcosa di nuovo. Ora vado a dormire, copiare appunti di viaggio con zampe di gallina da un diario è stancante, e soprattutto scegliere le foto dei post. Buonanotte e a domani, forse, con la prossima parte!

Prima volta in Spagna

Vitoria-Gasteiz, 25 aprile 2015 Scrivo da una camera singola di un hotel a Vittoria, città della regione dei paesi baschi, nel nord est della Spagna. Sveglia alle 6,45 con risveglio un po’ difficile data l’ora fatta stanotte. Ma riavvolgiamo il nastro a ieri pomeriggio. Abbiamo preso l’aereo alle 17,00 da Roma arrivando alle 19,30 a Santander, città della Cantabria, dove ci hanno accolti e da dove abbiamo macinato circa 170 km in pullman, siamo arrivati alle 22 in albergo, 10 minuti per rinfrescarci e poi giù a cenare, ovvero una camminata di 20 minuti nelle vie del centro, visita ad un piccolo museo e poi una meravigliosa “trattoria spagnola” dove abbiamo mangiato alcune specialità basche. La cena è iniziata alle 23 per finire alle 00,30, ma sarebbe potuta andare peggio! Poi doccia e sono quasi crollata a dormire.

La Cantabria che abbiamo attraversato passando per Bilbao ed arrivando nei Paesi Baschi è molto particolare per il suo paesaggio unico. Spiagge sabbiose che vengono interrotte dopo poche decine di metri da montagne caratteristiche della Cantabria, chiamate “los picos de Europa” ovvero “i picchi d’Europa”. Una delle cime che abbiamo visto è chiamata “Naranjo de Bulnes”.

Lo spagnolo è facile da capire per gli italiani, e anche da imparare a parlare, e lo scontro con questa lingua non è stato così traumatico come lo è stato in Svezia ma all’inizio ho avuto molte difficoltà anche solo per salutare o dire grazie. Una cosa che mi capitava spesso era dire grazie in svedese! Molti dei cantanti del mio coro sanno parlare spagnolo, alcuni per motivazione personale, gli altri per “induzione” della lingua ed allenamento durante le tournée.

Ora sono quasi le 8,00 e non voglio tardare a colazione, quindi vado. A dopo!

p.s. Prime impressioni e curiosità

-Qui si mangia tardi, da quanto ho potuto vedere stanotte!

-Nei paesi baschi si parla basco, lingua poco conosciuta con cui vengono tradotte tutte le scritte come succede in Trentino Alto Adige, in Svizzera o Austria. Fa un po’ ridere perché è completamente diversa dallo spagnolo ed è piena di “k” e “z”. In pullman qualcuno si divertiva ad inventare nomi baschi tipo “guarda! C´è un semaforok”. La lingua ufficiale della Spagna è solo lo spagnolo, ma ci sono cinque lingue co-ufficiali, che sono l’arnese, il basco, il gallego ed il catalano, e quindi vengono anche insegnate nelle scuole. Anche il nome della città capoluogo della comunità autonoma dei Paesi Baschi, Vitoria-Gasteiz, è in verità il nome della città in spagnolo, e poi in basco.

-Se qualcuno dopo un concerto ti dice “enhorabuena” non devi cercare un orologio, ma dire “gracias” essendo un complimento.

-Gli spagnoli sono molto accoglienti, e si vede dalla prima volta che incontri qualcuno, che invece di darti solo la mano, spesso ti bacia anche sulle guance, due volte come in Italia.

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Eccomi finalmente, dopo una lunga “mezza giornata”. Dopo colazione siamo andati a cantare una messa al seminario dove il direttore del nostro coro ha studiato per cinque anni, dal 1954. È stato molto emozionante e commovente, e poi l’edificio con il suo stile ed i suoi corridoi ricordava i college inglesi e, per dirla tutta, Hogwarts! Lunghi e alti corridoi, pareti piastrellati di maioliche blu e gialle, aule segnalate con targhe, teología, religión, scritte sia in spagnolo che basco, porte di legno scuro. È facile immaginare mille studenti aggirarsi per i corridoi nel secondo dopoguerra. Due patii agli estremi dell’enorme struttura. Alla fine della messa ci hanno offerto un caffè e dei dolcetti, e noi abbiamo velocemente messo in ordine i pezzi da cantare poco dopo.

Meno male che siamo riusciti ad avere un’oretta e mezza di tempo per rinfrescarci (si mi piace questa parola, e si sono alla terza doccia in 24 ore!) Ci vediamo dopo!

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Ah, ma io non vi ho raccontato della cena di ieri! Come ho scritto è durata tantissimo, il posto si chiamava “Zapardiel” ed era molto spartano, sembrava infatti una casa riadattata a ristorante e per questo metteva a proprio agio, ed abbiamo mangiato davvero bene. Avevamo molta fame anche perché la maggior parte di noi aveva previsto grandi pranzi e cene ed aveva “cercato di contenersi” durante la mattina, e la prima cosa che abbiamo attaccato quindi è stata il pane! Comunque, per iniziare, un’insalata con dei pescetti bianchi piccolissimi (i bianchetti che al sud sono tanto conosciuti proprio per la dominazione spagnola), e poi delle fette di “butifarra”, ovvero un insaccato con sanguinaccio e riso. Dopo, del “pescado” in padella, ovvero pesce, tra cui vongole, gamberi e un altro pesce bianco. Alla fine, abbiamo assaggiato (o almeno per me era la prima volta, essendo anche la prima volta in Spagna), un dolce simile come impasto alla frappa romana, caratteristico dei Paesi Baschi, che è una specie di cannolo ripieno di una crema bianca particolare.

Dopo siamo tornati finalmente in albergo, incontrando sulla strada la “concha del Camino de Santiago”, ovvero la conchiglia che segna per terra il percorso del famosissimo pellegrinaggio, e ridendo a crepapelle, dopo qualche bicchiere (o nel mio caso che parto subito di testa, qualche “centimetro di bicchiere”) di vino.

Di immigrazione

Saaaalve!

Finalmente riesco a scrivere ed ora è passato davvero tantissimo tempo. Faccio il punto della situazione:

forse vi avevo detto che a febbraio ho fatto lo Swedex, ovvero un test di svedese livello B1. Bene, i risultati sarebbero dovuti arrivare MASSIMO dopo sette settimane, ma non ricevendo nulla ho chiesto ad un ragazzo che l’aveva fatto insieme a me (era partito anche lui come exchange student) se avesse avuto i risultati, e mi ha detto che li aveva avuti dopo sole tre settimane. Quindi ho scritto alla tizia che ha fatto il test che ha chiesto ai tizi in Svezia di rimandare la lettera. Morale della storia, ora aspetterò in totale due mesi e mezzo per sapere il voto dell’esame…comunque!

La notiziona è che ho deciso di iscrivermi all’università in Svezia, o meglio a Malmö. La decisione è stata presa nel mio stile, quindi all’ultimo momento e nel giro di due giorni. Ora, dopo aver già prenotato l’esame del First a fine maggio mi ritrovo a dover fare tra 17 giorni anche quello dell’IELTS. Kämpa på!

Venerdì parto per la Spagna, dove non sono mai stata, per una tournée con il coro nel quale canto. Tra venerdì sera e domenica pomeriggio faremo quattro concerti, e mangeremo tanto, questo lo so già da ora! Se siete interessati la settimana prossima scriverò un post con tutto quello che vedrò, scriverò, mangerò e sentirò nei paesi baschi.

Ieri sono entrata alla Feltrinelli dopo tanto tempo cercando un libro che ha recensito Roberto Saviano, “La bestia”, che parla dei viaggi che gli immigrati fanno per arrivare clandestinamente in sud America. Ma entrata in libreria mi sono fatta affascinare da altri libri, e in totale ne ho comprati tre, tra cui “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu e Alain Dugrand, che è tratto dall’omonimo film. Di solito non compro libri tratti da film che mi sembrano abbastanza scadenti, ma in libreria non mi sono accorta del fatto e l’ho comprato comunque. In ogni caso ne è valsa la pena; è un romanzo ambientato negli anni dell’Operazione Mosè, ovvero il rimpatrio degli ebrei nella terra promessa, attuato tra il 1984-85. L’altro libro è di Erri De Luca e si chiama “Sulla traccia di Nives” che è una scalatrice italiana, l’unica ad aver scalato sette dei quattordici “ottomila”.

Mancano 56 giorni all’inizio della maturità. Fosse per me la inizierei anche lunedì 26, è l’attesa che aumenta l’ansia!

Un pensiero oggi va, ed è nostro dovere indirizzarlo, ai migranti morti nella notte tra il 18 e il 19 aprile nel canale di Sicilia. Riporto la poesia/preghiera che Erri De Luca ha recitato ieri su La7 a Piazza Pulita. Abbiate una buona giornata, a presto

«Mare nostro che non sei nei cieli 
e abbracci i confini dell’isola
e del mondo col tuo sale, 
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di 
qualunque età delle tempeste.

Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite,
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire»