Facce, baci, cibo, polli

Santo Domingo de la Calzada, 26 aprile 2015 I parte Buongiorno, anche se sto dormendo seduta. Vi continuo a raccontare la giornata di ieri. Dopo la messa abbiamo pranzato in un posto caratteristico della cultura spagnola. Infatti ci è stato descritto come un rincón (in basco “txoco”), ovvero la sede “gastronomica” di una “sociedad”, il corrispondente italiano dei club, al quale però non possono partecipare le donne, o almeno la regola era costi stretta fino a pochi anni fa. Su wikipedia  ho trovato qualcosa che le descrive:

Se le da este nombre a los locales sedes de sociedades gastronómicas, que pueden ser también recreativas o deportivas, creadas en el País Vasco y presentes también en Navarra y en el País Vasco francés. En algunos lugares del País Vasco, principalmente en Guipúzcoa, se les conoce también con el nombre de sociedades.

Estas sociedades están compuestas por socios que muchas veces pertenecen a una misma cuadrilla, y se utilizan para realizar cenas y comidas, bien entre los socios, bien entre un socio y sus invitados. La característica principal es que el que cocina lo hace gratuitamente, mientras que los productos son aportados por los demás participantes en el evento, a excepción de los básicos de uso común que suelen provenir de la propia despensa de la sociedad. Una vez realizado el evento se hacen las cuentas correspondientes dejando la documentación y el dinero en un buzón que se ubica en el recinto de la sociedad

Si dà questo nome alla sede locale delle società gastronomiche, che possono essere ricreative o sportive, presenti nei Paesi Baschi (Spagna) e in Navarra (Spagna) e dei Paesi Baschi francesi. In alcuni posti dei Paesi Baschi, principalmente a Guipúzcoa, sono conosciuti come “sociedad”.

Queste società sono composte da membri che spesso appartengono allo stesso gruppo, e sono utilizzati per organizzare pranzi e cene, sia tra i soci che tra soci e ospiti. La caratteristica principale è che la cucina viene fatta gratuitamente, mentre i prodotti sono forniti dai partecipanti all’evento, con l’eccezione dell’uso comune di ingredienti e prodotti di base che di solito provengono dalla dispensa della stessa società. Una volta concluso l’evento, si fanno i conti delle spese e si lascia la documentazione ed il denaro in una cassetta che si trova nei locali della “sociedad”. 

Quindi a quanto pare anche il ristorante di ieri sera faceva parte di una sociedad, per questo sembrava proprio una casa, come quello di oggi. Abbiamo mangiato molta zuppa di chorizo e patate e del vitello con una salsa di peperoni e melanzane. Per finire un piccolo capolavoro culinario, un cesto di cioccolato con panna cotta, che appena cercavi di mangiare si infilava nei buchi dell’intreccio “cioccolatoso”.

La cosa meravigliosa è l’accoglienza che offrono gli spagnoli, ed il cibo è uno dei migliori modi che hanno per esprimerla. Siamo stati guidati in tutti i posti da persone che parlavano spagnolo con noi anche se molti di noi non riusciva a fare un discorso completo, e avevano pazienza. Abbiamo parlato italiano, spagnolo, francese, inglese. Subito prima di lasciare il ristorante abbiamo cantato due brani e poi di nuovo in pullman per spostarci al seminario dove avremmo dormito la notte. La messa di ieri sera è stata molto stancante avendo alle spalle un concerto in piedi di due ore, poche ore di sonno, tanti pranzi e cene e tante facce nuove da memorizzare. Dopo abbiamo atteso in chiesa ed assistito ad una conferenza sul Camino de Santiago, e poi fatto un concerto, pubblicizzato anche quello da settimane. È stato molto bello, emozionante e scenografico per come ci siamo disposti per cantare, ovvero a ferro di cavallo. La chiesa dove abbiamo cantato era la cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, famosa per la leggenda di un miracolo, motivo per il quale su uno dei portali interni ed incastrato in un timpano, si trova una gabbia con un gallo ed una gallina. Ecco la leggenda in spagnolo, con la traduzione in italiano.

Di questo vorrei scrivere, di facce. Quando visiti un nuovo paese devi scorgerne il più possibile, guardarle fino a capire da dove provengono quei tratti, se li hai già visti da qualche parte, o se appartengono già a qualcuno che conosci, se li rivedrai, e se sai che questo non succederà, cerchi di memorizzarli fino alla noia. Esse sono le radici del luogo, trasmettono comportamenti di un popolo, gusti, tradizioni. Credo che il risultato di un buon viaggio sia proprio quello di cogliere più ritratti possibili e no andare in giro guardando solo ciò che è scritto sulla guida turistica capitata in mano nella prima libreria centrale.

Dieci ore di sonno in tre giorni di maratona canora per i Paesi Baschi sono valse davvero la pena. La cordialità, la lingua così vicina all’italiano che sembra quasi una presa in giro, questi prati verdissimi, i campi di colza che avevo visto prima solo in Svezia, la semplicità dei locali dove si mangia, il vino, i baci sulle guance a gente con cui ti presenti per la prima volta, le figuracce fatte (perché le migliori figuracce si fanno in una lingua che non è la tua), e le poche parole tirate fuori in spagnolo, lo stupore nel vedere una donna come autista del primo dei nostri pullman, e poi ancora il cielo basso, la luce fino a tardi con il crepuscolo che come in Svezia trasmette sonnolenza e noia.

Quando riesci a mettere in lista cose apparentemente senza senso che a prima vista non scatenano nessuna emozione allora si che potrai dire di aver trascorso un’esperienza fantastica e costruttiva. Mi capitava prima e mi capita ancora più spesso dopo l’anno in Svezia. Prima mi perdevo in spazi sconosciuti e rimanevo senza parole, poi magari mi dimenticavo alcuni momenti, e non pensavo alla prossima occasione di viaggio. Ora è una continua ricerca a scappare per scoprire qualcosa di nuovo. Ora vado a dormire, copiare appunti di viaggio con zampe di gallina da un diario è stancante, e soprattutto scegliere le foto dei post. Buonanotte e a domani, forse, con la prossima parte!

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