Prima volta in Spagna

Vitoria-Gasteiz, 25 aprile 2015 Scrivo da una camera singola di un hotel a Vittoria, città della regione dei paesi baschi, nel nord est della Spagna. Sveglia alle 6,45 con risveglio un po’ difficile data l’ora fatta stanotte. Ma riavvolgiamo il nastro a ieri pomeriggio. Abbiamo preso l’aereo alle 17,00 da Roma arrivando alle 19,30 a Santander, città della Cantabria, dove ci hanno accolti e da dove abbiamo macinato circa 170 km in pullman, siamo arrivati alle 22 in albergo, 10 minuti per rinfrescarci e poi giù a cenare, ovvero una camminata di 20 minuti nelle vie del centro, visita ad un piccolo museo e poi una meravigliosa “trattoria spagnola” dove abbiamo mangiato alcune specialità basche. La cena è iniziata alle 23 per finire alle 00,30, ma sarebbe potuta andare peggio! Poi doccia e sono quasi crollata a dormire.

La Cantabria che abbiamo attraversato passando per Bilbao ed arrivando nei Paesi Baschi è molto particolare per il suo paesaggio unico. Spiagge sabbiose che vengono interrotte dopo poche decine di metri da montagne caratteristiche della Cantabria, chiamate “los picos de Europa” ovvero “i picchi d’Europa”. Una delle cime che abbiamo visto è chiamata “Naranjo de Bulnes”.

Lo spagnolo è facile da capire per gli italiani, e anche da imparare a parlare, e lo scontro con questa lingua non è stato così traumatico come lo è stato in Svezia ma all’inizio ho avuto molte difficoltà anche solo per salutare o dire grazie. Una cosa che mi capitava spesso era dire grazie in svedese! Molti dei cantanti del mio coro sanno parlare spagnolo, alcuni per motivazione personale, gli altri per “induzione” della lingua ed allenamento durante le tournée.

Ora sono quasi le 8,00 e non voglio tardare a colazione, quindi vado. A dopo!

p.s. Prime impressioni e curiosità

-Qui si mangia tardi, da quanto ho potuto vedere stanotte!

-Nei paesi baschi si parla basco, lingua poco conosciuta con cui vengono tradotte tutte le scritte come succede in Trentino Alto Adige, in Svizzera o Austria. Fa un po’ ridere perché è completamente diversa dallo spagnolo ed è piena di “k” e “z”. In pullman qualcuno si divertiva ad inventare nomi baschi tipo “guarda! C´è un semaforok”. La lingua ufficiale della Spagna è solo lo spagnolo, ma ci sono cinque lingue co-ufficiali, che sono l’arnese, il basco, il gallego ed il catalano, e quindi vengono anche insegnate nelle scuole. Anche il nome della città capoluogo della comunità autonoma dei Paesi Baschi, Vitoria-Gasteiz, è in verità il nome della città in spagnolo, e poi in basco.

-Se qualcuno dopo un concerto ti dice “enhorabuena” non devi cercare un orologio, ma dire “gracias” essendo un complimento.

-Gli spagnoli sono molto accoglienti, e si vede dalla prima volta che incontri qualcuno, che invece di darti solo la mano, spesso ti bacia anche sulle guance, due volte come in Italia.

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Eccomi finalmente, dopo una lunga “mezza giornata”. Dopo colazione siamo andati a cantare una messa al seminario dove il direttore del nostro coro ha studiato per cinque anni, dal 1954. È stato molto emozionante e commovente, e poi l’edificio con il suo stile ed i suoi corridoi ricordava i college inglesi e, per dirla tutta, Hogwarts! Lunghi e alti corridoi, pareti piastrellati di maioliche blu e gialle, aule segnalate con targhe, teología, religión, scritte sia in spagnolo che basco, porte di legno scuro. È facile immaginare mille studenti aggirarsi per i corridoi nel secondo dopoguerra. Due patii agli estremi dell’enorme struttura. Alla fine della messa ci hanno offerto un caffè e dei dolcetti, e noi abbiamo velocemente messo in ordine i pezzi da cantare poco dopo.

Meno male che siamo riusciti ad avere un’oretta e mezza di tempo per rinfrescarci (si mi piace questa parola, e si sono alla terza doccia in 24 ore!) Ci vediamo dopo!

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Ah, ma io non vi ho raccontato della cena di ieri! Come ho scritto è durata tantissimo, il posto si chiamava “Zapardiel” ed era molto spartano, sembrava infatti una casa riadattata a ristorante e per questo metteva a proprio agio, ed abbiamo mangiato davvero bene. Avevamo molta fame anche perché la maggior parte di noi aveva previsto grandi pranzi e cene ed aveva “cercato di contenersi” durante la mattina, e la prima cosa che abbiamo attaccato quindi è stata il pane! Comunque, per iniziare, un’insalata con dei pescetti bianchi piccolissimi (i bianchetti che al sud sono tanto conosciuti proprio per la dominazione spagnola), e poi delle fette di “butifarra”, ovvero un insaccato con sanguinaccio e riso. Dopo, del “pescado” in padella, ovvero pesce, tra cui vongole, gamberi e un altro pesce bianco. Alla fine, abbiamo assaggiato (o almeno per me era la prima volta, essendo anche la prima volta in Spagna), un dolce simile come impasto alla frappa romana, caratteristico dei Paesi Baschi, che è una specie di cannolo ripieno di una crema bianca particolare.

Dopo siamo tornati finalmente in albergo, incontrando sulla strada la “concha del Camino de Santiago”, ovvero la conchiglia che segna per terra il percorso del famosissimo pellegrinaggio, e ridendo a crepapelle, dopo qualche bicchiere (o nel mio caso che parto subito di testa, qualche “centimetro di bicchiere”) di vino.

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