Sole, caldo e felicità ❄️

Scrivo scrivo scrivo e sembra sempre poco.

Studio mangio mi alleno e mi ammalo.

E vengo scambiata per svedese. E ci metto le ore a presentarmi e spiegare perché parlo in svedese nonostante ancora non ho ricevuto il numero di identità svedese, che qui è importante come fossimo negli Stati Uniti, non scherzo!

Una settimana fa mi sono trasferita nel nuovo appartamento, ovviamente ero felicissima perché avrei avuto due settimane tutte per me per studiare prima dell’esame che avrò giovedì questa settimana…e invece no! L’appartamento è freddino, o meglio, la stanza in cui dormo dato che è un monolocale, ha tre finestre e ci sono degli spifferi, ed in più non posso controllare completamente il riscaldamento che è centralizzato. Morale della storia, mi sono beccata un bel raffreddore che io ovviamente decido di sottovalutare, perché non mi piace prendere medicine, perché sono contro il capitalismo, perché non voglio iniziare conversazioni al telefono in svedese con dottori o ambulatori…se non ci fossero i miei genitori ora starei già in purgatorio!

Ieri mattina mi sveglio e sento che quando tossivo avevo dolore ai bronchi e soprattutto ero stanchissima. Dato che il giorno prima avevo provato a prenotare una visita all’ambulatorio vicino casa e non c’ero riuscita perché indovinate un po’!? Non ho il personnummer! Quindi sarei dovuta andare a piedi a vedere se c’era posto e sicuramente non ci sarebbe stato…quindi of course ho rinunciato. Comunque, ieri mattina mi decido che devo assolutamente fare qualcosa per questo raffreddore/possibile infezione e vado all’ospedale che sta in città. Praticamente zero fila al pronto soccorso ed un metodo di fila un po’ strano e molto svedese. Bigliettini gialli per chi arriva senza urgenza e pulsante rosso per chi non può aspettare. Peccato che il pulsante rosso non viene premuto da chi porta in ambulanza dei pazienti ma da qualsiasi persona arriva e pensa che il suo caso sia urgente….insomma, in Italia non funzionerebbe! Mi siedo con il mio numerato 74 giallo in mano, rispondo spudoratamente in modo sbagliato ad una ragazza che mi chiede “quanti numeri mancano?” con “74!” e poi tocca a me. Spiego che cosa ho e che non ho potuto prenotare la visita perché non ho il numero svedese…CHILL! Come non hai il personnummer? No però sono cittadina europea…e guardano passaporto e tessera sanitaria…alla fine ho avuto visita gratuita, quasi migliore di una che potrei avere in Italia! Sono stata visitata da un medico distrettuale. Mi chiamano dopo nemmeno cinque minuti.

Glicemia, pressione, orecchie, battito. Tutto ok e niente infezioni, ma riesco ad avere qualche medicina migliore di quelle che stavo prendendo, e soprattutto mi faccio qualche altra risata con la seconda dottoressa che entra a visitarmi dicendo come prima cosa “Ciao! Mi chiamo Malin, stavo parlando con l’altra dottoressa del fatto che parli svedese anche se non hai il perssonnummer, eravamo un po’ curiose” …e io “beh si immagino, ci vuole sempre un po’ di tempo a spiegarlo” … e di nuovo da capo con la spiegazione del perché parlo svedese. Sembrerà strano, ma credo che quelle qui sotto siano le espressioni che ho sentito più spesso da quando sono qui a Karlstad, spero vi facciate un paio di risate!

Riassunto degli ultimi mesi/cosa dice la gente/me la tajo

Sembro svedese, ma non ho il numero di identità svedese quindi…

“hai una famiglia?” Si!
“sei adottata?” No
“mmm…sembri albanese …
…o greca!” (e ci pensano pure prima di rispondere!) Mmmm…ci sei vicino, ma perché l’Albania? Cioè, è come dire che secondo te vengo dall’Azerbaigian!
“…e perché parli svedese?”
“e come hai imparato lo svedese?!” (Parlando e ascoltando)
“quindi vivi qui con la tua famiglia o con il tuo ragazzo (che conoscono solo loro!)?!”

Ecco perché a volte vorrei parlare inglese cercando di mascherare certe espressioni svedesi come “oj!” e “jaha!”, per evitare presentazioni di cinque minuti…

(Sonoancoratroppopochi!)

ps…la migliore di tutte è comunque questa: Ma dimmi…conosci qualcuno che fa parte della mafia? Hai mai visto qualcuno spacciare o inseguimenti con la polizia? (come se la mafia avesse solo a che fare con la droga, e vivessi nel Bronx!)

Esco dalla visita e faccio fika, quasi come ai vecchi tempi all’ospedale a Roma quando mi sparo un tramezzino, che ahimé qui manca…ma c´è sempre spazio per un mega kanelbulle con caffè!

Esco dall’ospedale felicissima perché non ho alcun’infezione e vado, sotto consiglio dei miei genitori (perché al contrario di come pensano qui, ho dei genitori!) a comprare una stufetta elettrica da mettere in camera. Ovviamente sbaglio e ne compro una che fa rumore e che oggi andrò a cambiare con delle amiche.

Comunque, il problema personal number dovrebbe risolversi in qualche mese. Avevo provato a chiedere la residenza svedese che mi è stata negata perché non potevo ancora dimostrare che avrei vissuto minimo un anno in Svezia…ci riproverò a dicembre quando all’uni di Karlstad sarò stata ammessa anche ai corsi per il prossimo semestre…o alla peggio a marzo quando sarò (speriamo) ammessa all’uni di Malmö per i prossimi tre anni.

La cosa che mi riempie di felicità da ieri e che mi sta motivando con lo studio è che credo di aver trovato cosa voglio fare dopo gli studi. Vorrei accogliere gli immigrati da un punto di vista psicologico, per capirci il lavoro che si può fare alla caritas con chi frequenta la mensa, ma magari in un centro più grande.

Mi piace fare alla svedese ed essere legata in maniera estrema alla natura. Svegliarmi con la luce del sole in primavera ed estate, ed entrare in letargo in inverno. Come sempre, l’importante è allenarsi, prendere vitamina C e D ed avere una routine…non mi stancherò mai di dirlo!

Un amico mi ha prestato un libro che si chiama The Introvert Advantage, How to Thrive in an Extrovert World che mi piace molto e consiglio assolutamente. Leggere in inglese inizia davvero ad ingranare. Non è solo un fatto di capire ogni parola ma soprattutto di rendersi conto o no di stare a leggere in un’altra lingua…e ieri sera ho finalmente raggiunto questa sensazione! Soprattutto se si legge per piacere dopo aver passato un paio d’ore a leggere gli ultimi articoli del compendio di comunicazione interculturale.

Altri libri sulla lista sono:

-The Naked Ape: a Zoologist’s Study of the Human Animal di Desmond Morris (consigliato da un’insegnate che è venuta a fare un seminario sulla comunicazione non verbale)

-Culture, Leadership and Organizations: the GLOBE study of 62 societies

-Culture’s consequences: international differences in work-related values (Cross Cultural Research and methodology) di Geert Hoefstede (questi due libri sono citati nel libro di introduzione a comunicazione interculturale).

Quello che sto studiando ora mi piace da morire, è una cosa che mi motiva moltissimo soprattutto perché ho la possibilità di applicare la teoria alla pratica quotidianamente!

Comunque…dato che senza personnummer non posso neanche avere internet, o almeno non posso ordinarlo da internet e dovrei fare mille giri, alla fine per pigrizia e voglia di provare, a casa sto utilizzando i 7 gb che ho nell’abbonamento del telefono…devo dire che non va per niente male, anche perché in casi estremi o per fare videochat basta andare all’università e magari chiudermi in una stanzetta.

Il tempo sta volando, sono senza parole. Il periodo da exchange student era stato molto difficile, a volte tutto sembrava così pesante e tornare a casa sembrava molto lontano. Ora sono già due mesi e qualche giorno che sono qui (sono arrivata il 21 agosto) e tra meno di due mesi torno a Roma per Natale!

Il corso di comunicazione interculturale è finito e giovedì avrò il mio primo esame universitario, anche se ho ancora un individual assignment da consegnare che avrei dovuto finire per giovedì ma che ho chiesto di poter ritardare perché stavo male. Sono circa sei pagine in cui devo scrivere di alcuni incontri interculturali, che magari hanno causato incertezza o strane emozioni in me, e riflettere su come certe situazioni “imbarazzanti” o disagevoli potrebbero essere evitate, e come si può – se si può – diventare un efficiente comunicatore interculturale. La cosa mi piace moltissimo e potrei scrivere quaranta pagine…peccato che mi devo sbrigare! E devo dire che oggi per la prima volta nella mia vita sono contenta che abbiamo guadagnato un’ora!

Conoscere culture diverse ti cambia incredibilmente. Se fossi vissuta solo in Italia avrei visto tutte le persone che vengono dall’Europa orientale come molto severe e distanti, mentre ora bosniaci, polacchi, cechi e slovacchi sono le persone più aperte e simpatiche e pazzacchione che conosco. Mi fanno impazzire! Ma posso immaginare che in confronto agli svedesi, sono molte le popolazioni che sembrano solari come i mediterranei!

Comunque dopo l’esame, la prossima settimana inizierò English for International students e Business cultures – locally and globally (questo solo se finisco di essere 25° riserva, altrimenti lo prenderò il prossimo semestre), poi Globalization and Culture. La cosa che mi fomenta del prossimo semestre è che prenderò World Religions, un corso da 15 crediti che sarà una panoramica su tutte le religioni non cristiane. Poi avrò una vasta possibilità di scelta dato che sono qualificata per vari corsi riguardanti il campo dell’intercultura o dell’inglese…staremo a vedere!

Ora immagino che devo andare a scrivere qualcosa sul mio individual assignment…mi faccio sentire dopo l’esame immagino!

Buona giornata e buon inizio di orario invernale! 🙂 ❄️ ❄️ ❄️

´Dialogue´ as a concept means more than just discussion. It entails investigation, exchange of thoughts and ideas, ventilation, finding something new. Dialogue trascends linguistic borders. To dialogue belong listening, empathy, understanding, openness and responsibility.

Liisa Salo-Lee

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