Quando si inizia a guardare giù/ Ovvero, di contesti, bandiere ed inverno

Mi fa ridere il modo in cui finisco le provviste di cibo in casa

Le prime cose sono latte e yogurt…dato che sono sola devo sbrigarmi a mangiarle e quindi ho deciso di non comprarli più altrimenti mangio troppo

Poi ci sono i biscotti

Poi passo di nuovo al frigo

E quando tutto e dico tutto finisce…

Si apre il freezer, si scongelano cose e condimenti

Scatole preparate per l’università vengono scaldate in padella e non al microonde

L’ultima settimana non dico che si fa la fame, ma diciamo che mangio disordinato xD

L’altro giorno ho trovato alla coop una scatola celebrativa fatta da Lavazza per il loro anniversario…indovinate un po’? Mi sono ritrovata a comprare una tra le tre esposte, ovvero quella con una bandiera italiana, cosa che in Italia non avrei mai fatto! Ecco il bisogno di esprimere la propria appartenenza culturale. A casa, dopo una cena con due amici che hanno voluto lavare i piatti, con me che dicevo “non dovete davvero! Siete gli ospiti! E sono italiana, quindi facciamo all’italiana!”, i miei amici hanno risposto “non vedo bandiere italiane, non è una casa italiana, quindi facciamo al modo nostro!”, ovviamente tutto ridendo in questo caso… Sembra assurdo, ma comprare la scatola e riempirla di caffè è stata una delle cose che mi ha fatto sentire davvero a casa, e mi ha riempita di gioia. Stare all’estero non vuol dire privarsi delle cose del proprio paese, ne negare i propri comportamenti. La gente ti immagina e ti vuole italiana, devi esserlo, senza avere paura dei pregiudizi, che tanto ci saranno sempre, anche dentro ad una stessa cultura, e soprattutto la gente crea sottogruppi per discriminare in qualsiasi occasione. Quindi sii fiera/o, beh non troppo, della tua appartenenza culturale 🙂 E pensa che l’obiettivo per te che sei all’estero dovrebbe essere quello di trovare un equilibrio tra cultura ospitante e la tua cultura 🙂

Stare immersa nella vita degli erasmus e nello stesso tempo non essere al campus rende tutte le cose molto difficili, anche se sarebbe stato molto peggio se avessi vissuto li. Mi riferisco alla capacità di studiare. Sebbene tutti dicono “devo studiare e passare altrimenti è la fine”, e dicono che sono fortunata a non essere “obbligata” a ricevere buoni voti perché sono una free-mover, passano la settimana a non fare nulla (o almeno molti di loro, non tutti!), uscire ogni sera ecc.. Ed inevitabilmente, a volte mi comporto come loro senza volerlo, adottando procrastinazione a go-go, ma riuscendomela a cavare comunque abbastanza bene.

Il corso di inglese per studenti internazionali mi sta davvero uccidendo, fra due settimane abbiamo il primo compito da consegnare, ovvero un saggio in inglese formale di almeno 1500 parole, più 3 pagine di un altro compito che ancora devo capire in cosa consiste. E per lunedì abbiamo tipo 35 esercizi di analisi di vari testi.

Il fatto che non riesco assolutamente ad usare il sarcasmo, o anche ad evitare di usarlo, con la mia amica tedesca, è una cosa che mi sorprende ogni giorno di più.

La sera in cui abbiamo fatto la cena messicana, questa mia amica era stanchissima ed è crollata a dormire sul mio letto. Prima che si addormentasse le abbiamo detto “Sofia sei proprio asociale!” ovviamente scherzando, e lei ha risposto dicendo “Si lo so, scusatemi, davvero mi sento davvero maleducata ma sono proprio distrutta! Svegliatemi quando finisce il film”. Tutto senza un filo di ironia, e magari anche con un po’ di offesa da parte della mia amica.

Anche scherzare a tavola posso immaginare sia stato un disagio per la mia amica. All’inizio abbiamo tutti mantenuto un comportamento “rispettoso delle abitudini degli altri” (ad esempio, parlando tutti a bassa voce), ma dopo un po’ che il messicano scherzava da solo, ho iniziato ad entrare nel loop, a me familiare, del sarcasmo e delle battute del Sud Europa/America Latina. Così tanto che la mia amica ha smesso di seguirci, lanciando occhiate confuse, e mi sono addirittura sentita in colpa per averla tenuta così fuori dal discorso senza volerlo…

Culture ad alto e basso contesto. È di questo che si parla. Questo è il motivo per cui i nordici possono scherzare tra loro dando dei risultati da entrambe le parti, e spagnoli ed italiani si sentono a casa quando parlano.

In culture ad alto contesto, riferendosi al livello di significato dato ad ogni parola detta, e l’Italia ha un punteggio alto, ciò che viene detto viene interpretato dipendentemente da altri fattori, come la persona con cui si parla, la comunicazione non verbale, il momento in cui si parla, l’ambiente, la gente che c’è intorno ecc.

Paesi come Germania, Finlandia e Svezia sono capaci di scherzare tra loro. Beh scherzare è una parola grossa per noi italiani, ma diciamo “provocare riso!”. Uno spagnolo senza grandi capacità di comunicare con persone di altre paesi, si ritroverebbe a non capire le battute, rischiando di non rispondere gentilmente, magari offendendosi, o rispondendo in una maniera esagerata e non attesa dall’altra persona.

Se menti ad uno svedese non se ne accorgerà così facilmente. 1) perché per loro la comunicazione facciale non significa molto, o almeno non viene usata quasi per niente, quindi per un italiano basterebbe poco o nessuno sforzo per mentire (guardare negli occhi in un certo modo, non abbassare lo sguardo ecc…). 2) perché in Svezia si è tutti uguali, ci si rispetta, l’invidia non è diffusa come in Italia, l’odio senza motivo quasi nemmeno esiste , e quindi pensare che qualcuno mente è off-limit. 3) perché appunto essendo una cultura a basso contesto, ciò che viene detto viene interpretato per quello che è, senza aggiungere altri presupposti, e non si fa attenzione ad altri simboli, magari non verbali, come abbassare gli occhi ecc.

Doppi sensi e significati nascosti sono interpretati a seconda delle culture. Se ad un italiano/a dici “ho freddo”, lui/lei ti abbraccerà molto probabilmente, o magari ti darà una felpa o ti porterà una coperta, o ti farà del te caldo, o addirittura alzerà il riscaldamento. Se lo fai in Svezia, molto probabilmente ti ritroveresti a dare inizio ad una profonda conversazione sul funzionamento del riscaldamento in certi posti, e poi ovviamente, si finirebbe per parlare del tempo!

Sarcasmo…quando vedo un film con la mia famiglia ospitante, a volte rido come loro, a volte “all’italiana”…ma la cosa più comica è che se vediamo un film insieme, si ride sempre, dato che ci alterniamo!

In Svezia se vedi una persona e non ci vai a parlare ma fai altre cose, quella persona non penserà che ce l’hai con lui/lei, ma piuttosto che devi finire delle cose da fare prima di andare a parlarci.

Alla fine di una canzone di compleanno non si battono le mani. Dopo più di un anno di esperienza svedese ci sono sempre io che rimango con le mani appese in attesa di un applauso, appena in tempo per non farlo!

Se si deve applaudire lo si fa senza pensarci troppo. Qui mi capita molte volte di vedere mani mezze avvicinate, ma che non si incontrano mai.

Ormai la mia vita qui è davvero piena, ed è assurdo pensare che dovrò lasciarla tra qualche mese, ma ho un piano da seguire, e soprattutto CARPE DIEM!

Il lunedì in questo periodo ho lezione di inglese per studenti internazionali, dopo pranzo. La sera ho le prove di coro, tre ore spezzate da una “fika” di mezz’ora, durante le quali ora ci stiamo allenando per i prossimi concerti di Natale. Ieri hanno provato con noi cinque ragazze che sono state selezionate come le Lucie del Värmland, o meglio le ragazze che dopo varie selezioni sono state giudicate e selezionate per cantare il “treno di Lucia” una sfilata tradizionale svedese, dove delle ragazze vestite di bianco e con candele in testa canteranno un po’ dovunque. Vi devo dire la verità, io ancora non ho capito bene chi sono e cosa faranno esattamente!

Avremo un concerto di Natale il cui ricavato andrà all’UNHCR, canteremo in città, all’università, al vecchio municipio dove ora stanno vivendo 150 rifugiati, ad una casa per anziani…

Il martedì ho tempo per studiare, e la sera ho spinning nella palestra dell’università.

Il mercoledì, a partire da domani, avrò la possibilità, quando voglio, di aiutare a far funzionare il pub degli studenti chiamato “Bunkern”. Nessuno stipendio e turni dalle 17,30 alle 3.00, ma si prendono le mance che si dividono a fine serata, si conosce gente e posso allenare sia svedese che inglese!

Il giovedì ho la possibilità di frequentare business cultures, anche se non sono stata ancora presa e sono in riserva, ma nel caso venissi presa potrei almeno fare l’esame, e non è uno di quei corsi con frequenza obbligatoria.

Il pomeriggio del giovedì cerco di allenarmi.

Venerdì e sabato sono gli altri giorni di apertura del pub, quindi quando non ho altro da fare e non sono ad Uddeholm per salutare la mia famiglia ospitante, farò dei turni li

Ho scoperto ieri, dall’insegnante di inglese che ha la madre norvegese e parla un ottimo svedese, che il famoso coffee refill esiste anche in Svezia! Se paghi un caffè hai il diritto di prendere (almeno) un’altra tazza. Ad IKEA se compri una bevanda puoi riempire quante volte vuoi, anche se non so se in Italia hanno mantenuto la tradizione.

La cosa positiva è che non sono per niente stanca a causa del buio, semplicemente perché non ho tempo per pensarci! E un po’ mi sono allenata.

Ok, spizzico golosità, ma mi alleno e l’effetto viene contrastato.

Due giorni fa l’aria invernale è arrivata.

Il sole non scalda più di tanto, il vento che tira è freddo. La mattina tutto è congelato. Anche se le notti a volte sono più calde delle giornate. Si inizia a camminare con il naso verso il basso più di quanto normalmente non facciano gli svedesi.

Ora vi lascio, ci sentiamo!

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