Bandiere e altri patriottismi

16 novembre 2015

Cara Dani, immagino riconoscerai queste righe e non ti offenderai se le ho messe anche qui…

Le nominiamo, disegniamo, impariamo, ne invertiamo i colori. Ma soprattutto le esibiamo, sapendone più o meno del loro significato, di cosa c´è voluto prima di arrivare a “disegnarle”. Già da piccoli ci divertivamo a metterne ovunque, sui tetti delle case, in mano alle piccole figure disegnate, sventolandole alla festa della Repubblica. Ce ne sono di alcune molto importanti. Quelle del nostro paese, che per noi vincono su tutte le altre. Quella della pace, dell’Europa.

Per la prima volta, dopo un attacco terroristico sono rimasta senza parole. Di solito condivido molto, dico come la penso, cambio foto profilo. Ma questa volta sono rimasta così scioccata da non riuscirne quasi a parlare. Il fatto che sui media sono pubblicati decine di video amatoriali degli attacchi mi fa venire il mal di stomaco. Spesso me li vedevo, questa volta non riesco neanche a leggerne i titoli.

La sera in cui l’ho letto ero dalla mia famiglia ospitante e non riuscivo a prendere sonno, quindi ho deciso di accendere il telefono. I morti erano ancora “solo” 30. La notte ho dormito ovviamente malissimo, ed il giorno dopo se n´è parlato incredibilmente tanto, nonostante in Svezia le cose tristi si cerchi sempre di tenerle da parte.

Purtroppo non c´è da indovinare, e non c´è nemmeno bisogno e possibilità di tranquillizzare. Secondo me un prossimo attentato ci sarà, non in Francia perché ormai le misure di sicurezza sono ai massimi livelli. Quello che mi chiedo io è: com´è possibile che ogni santa volta che succede qualcosa, dopo poche ore sbucano i servizi segreti che dicono che loro erano a conoscenza della possibilità di attacchi imminenti, e che avevano sott’occhio una parte di quelli che poi si sono rivelati essere i terroristi? Io mi starei zitta al posto loro, o meglio farei qualcosa per evitare gli eventi.
La terza guerra mondiale è iniziata. L’abbiamo tanto nominata invano ed ora eccola qui. Russia e USA che non si fanno problemi a mostrare il loro maschilismo (studiato anche nel caso delle diverse culture) e minacciano attacchi con armi nucleari. La Francia che non ci ha pensato un attimo ad attaccare, e che soprattutto involontariamente pretende il sostegno di tutta l’Europa. La Germania ha fatto un passo indietro, l’Italia non ci pensa due volte, la Svezia parteciperà dopo decenni di neutralità nei conflitti militari, anche se vendendo armi.

Oggi all’università abbiamo osservato un minuto di silenzio, mentre una candela si scioglieva su un tavolo di una delle caffetterie. La rettrice ha detto delle parole per ricordare le vittime di Parigi e Beirut.

Venerdì arriva la neve a Karlstad. Domenica con il coro dell’università canteremo per i rifugiati, in un centro di prima accoglienza a qualche decina di chilometri da Karlstad. Il razzismo sta aumentando qui in Svezia. Ogni settimana vengono bruciati dei centri che sarebbero dovuti essere destinati all’accoglienza rifugiati. La Svezia ne accoglie ormai 10.000 alla settimana, e pensando che la popolazione svedese si aggira intorno ai 9 milioni e mezzo, non è una cosa da poco in mia opinione. Ma l’emergenza la stanno gestendo abbastanza bene ai miei occhi, anche se qualche poliziotto in più immagino non farebbe male, insieme alla convinzione che la Svezia non è più un posto sicuro come tutti hanno sempre creduto (e gli svedesi a volte sembrano stare su una nuvola di zucchero, tutta per loro!). Leggete qui se volete

Conosco gente da tutto il mondo. Finora ho incontrato gente da quasi tutti i paesi d’Europa, e poi statunitensi, canadesi, australiani, neozelandesi, inglesi di tutti i luoghi, egiziani, siriani, gambiani, afgani, indiani, libanesi, cinesi, sud coreani…e così via… Pensare di dover chiudere le frontiere non mi salta in testa nemmeno un secondo durante le mie giornate. La conoscenza degli altri è la migliore medicina al razzismo.

 

Ora vi saluto

Prossimo post tra poco 🙂

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