Sono in una fila. Di gente seduta in una libreria di un’università. Qualcuno cerca di studiare, altri scherzano. Mi giro intorno e vedo facce tristi. Mi chiedo se come me quello che gira nei loro pensieri sono gli attentati di stamattina. Mi sono svegliata e ho letto di quello che era successo solo dopo mezz’ora dopo la catastrofe. Un’ora dopo un altro attacco alla metropolitana.

Non so se tutto questo ci stia rendendo più inclini ad amare il prossimo, o se stia semplicemente congelando i nostri sentimenti. So solo che personalmente divento sempre più triste ogni volta che degli attacchi del genere accadono. Anche ieri è stato un giorno pesante. Di 13 studentesse che sul pullman schiantatosi in Spagna non ce l’hanno fatta, 7 erano italiane. Impossibile non sentirsi coinvolti.

Svezia, Danimarca, Finlandia e Germania hanno aumentato i livelli di sicurezza. Gli aeroporti avranno un maggior numero di poliziotti. Troppo sta cambiando.

Domani torno in Italia e la paura è a mille. Faccio scalo a Francoforte e penso cercherò di stare il meno possibile in luoghi affollati. Ma so che tutto andrà bene in fondo. Ma il terrorismo sta facendo l’effetto che vogliono loro.

 

 

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