Convenzione di Ginevra e dintorni – Uno sguardo sui minori accompagnati in arrivo in Europa e Svezia

Articolo scritto mesi fa ma mai pubblicato. In arrivo un seguito relativo alla Convenzione di Ginevra e alla Convenzione di Dublino in relazione al caso di respingimento dalla costa Italiana della nave Aquarius.

La Convenzione di Ginevra dètta nell’articolo 33 il principio di non-refoulement, o meglio di non respingimento verso ambienti di guerra, conflitti o discriminazioni che possano mettere a rischio la sopravvivenza delle persone in questione. A prescindere dall’effettiva accoglienza o respingimento della richiesta d’asilo inoltrata nel paese raggiunto, questo è un principio fondamentale del diritto internazionale, che molti stati non stanno rispettando.

Migliaia di minori accompagnati sono arrivati ed ancora arrivano in Europa con la speranza di poter costruire una vita qui per poi sostenere le loro famiglie finanziando a distanza la loro sopravvivenza (esatto, le stesse rimesse che ad esempio gli italiani mandavano dagli Stati Uniti verso le loro famiglie, specialmente nel Sud Italia, 1880 ed il 1915, per poi continuare nel secondo dopoguerra).

Anche all’eta di soli dodici anni gli viene trasmessa la responsabilità di intraprendere questi viaggi massacranti, magari con i fratelli più piccoli, svolgendo il loro ruolo adulto che gli viene trasmesso dall’ambiente culturale ma anche come conseguenza della maturità raggiunta nell’atmosfera di guerra dalla quale provengono.

Io di afghani ne ho incontrati, ad alcuni faccio ripetizioni e parlano lo svedese senza problemi dopo meno di un anno in Svezia, altri cercano di fare del loro meglio a scuola, altri ancora fanno km in treno per riunirsi con amici dello stesso paese ed anche in poche ore ritrovare quella familiarità dalla quale sono scappati, altri ancora fanno il loro meglio per trovare amici del luogo e a cui raccontare della loro cultura e cercare di dimenticare le disgrazie che hanno testimoniato.

Le ambasciate di quasi tutti i paesi del mondo definiscono l’Afghanistan un paese pericoloso e sconsigliano ai propri cittadini di recarvici, perché in caso di attentati il ministero degli esteri non potrebbe garantire protezione. Ma molti governi non si fanno problemi ad inviare in questo paese il resto degli essere umani che non hanno ricevuto protezione o non sono cittadini. O meglio, chi non è uno strumento per facilitare ed aumentare il potere e la sovranità di uno stato, a quanto pare non sembra meritare neanche di essere trattato con rispetto dei diritti internazionali firmati nel dopoguerra.

La Svezia ha negli ultimi giorni sospeso i rimpatri, che proprio dato le condizioni instabili del paese possono essere definite vere e proprie deportazioni, ma al contrario di come ci si aspetterebbe da un paese da tutti conosciuto come “generoso” non l’ha fatto a scopo umanitario, ma come conseguenza dell’attentato a Kabul della scorsa settimana, che ha richiesto il ritiro dalle ambasciate di alcuni funzionari diplomatici, quindi la mancanza di personale adatto all'”accoglienza” di coloro che dovrebbero essere deportati. E Amnesty International, ha denunciato l’UE per aver rimpatriato 10.000 afghani soprattutto da paesi come Germania, Olanda, Svezia e Norvegia (l’ultimo a sospeso da pochi mesi il processo).

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/10/05/amnesty-accusa-ue-ha-rimpatriato-10.000-afghani-molti-uccisi-_8ff65206-1919-4d20-8dd2-da2a5e29aa0d.html

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