Ritornando ai pensieri da treno

Grandi edifici nelle larghe vie della città di Malmö.

Tra poco le luci si spegneranno, con l’orario invernale che entrerà di nuovo in vigore tra poco più di una settimana. Il cemento allargherà ancora di più le ombre fredde che coprono un sole che già non scalda abbastanza. Ma più vita, più attività nasceranno in quella che fino a qualche decina di anni fa sembrava stesse per diventare una città fantasma. E la mente torna ai primi giorni presso l’università di Malmö,un anno fa, scaldando il pranzo con chiacchiere fatte con quelli che poi sarebbero stati tuoi amici entro pochi mesi. Uno sguardo fuori dalle vetrate sentendo il rumore di edifici che vengono distrutti e le prime fondamenta di un nuovo tessuto urbano. Che fa rumore mentre in bici attraversi la parte settentrionale della città, prima del semaforo sulla tua destra, curve da prendere strette evitando quei lavori in corso.

Un inverno all’altezza di Stoccolma che si sta avvicinando sempre più. Sul treno gli alberi tendono a sfumare verso gialli, arancioni, e marroncini che non vedi da nessuna altra parte, e che tardano ad arrivare nel sud della Svezia.

Il tentativo di sentirsi di nuovo a casa in una città dove hai vissuto per un anno. E un po’ ci riesci, ma senti che ormai casa tua è un’altra, che hai bisogno di diversità e qui vedi troppe facce svedesi, troppo simili l’una alle altre, troppi passi camminati alla stessa velocità ed una città troppo piccola. Che prima ti dava sicurezza per la familiarità che trasmetteva, la facilità con cui riuscivi a memorizzare posti e per i volti che incontravi spesso. Ora quando vai in giro, ti basta incrociare al massimo una persona che conosci, di più sarebbero troppe, e a Malmö ognuno sembra trovare il suo posto, hai difficoltà a percepire una maggioranza. Anzi spesso scherzi con qualcuno dicendo che qui gli svedesi sono la minoranza.

Chissà quanto tempo passerà prima di muoversi ancora, ma per ora, nonostante se ne parli spesso in termini negativi, Malmö è un posto che inizio a chiamare casa, quasi una piccola Londra che sta mettendo le sue radici, centinaia di ristoranti con cucina di tutto il mondo, festival musicali e cinematografici, ed il suo profilo, dalla terrazza dell’università, che assomiglia a città piene di grattacieli ai primi arbori, ancora, e sempre più, in costruzione.

 

I figli della guerra

Ho iniziato ad incontrarli

ed hanno visi cicatrizzati da rovi

che nel cammino non sono riusciti

a fermare la loro fuga

 

Non hanno più di dieci anni

alcuni sono forse segnati a vita

poche parole escono dalle loro bocche

occhi che nelle foreste non riescono più a chiudersi come vorrebbero

 

Di padri con cui non riescono più a giocare

le mine hanno segnato le loro gambe

dolori e stampelle all’ordine del giorno

solo discorsi senza sosta ad allontanarli dai ricordi

 

Qualcuno sdrammatizza

si parla di sciabole minacce e ricatti

i più grandi quasi sorridono

ai ricordi di quelle torture

 

Mi giro
un bambino di otto anni carica un pennarello
su un fucile di rami
impaurito, quasi abituato, prende la mira

 

 

 

Quel che rimane di svedese

La ciclabile che dal centro della città si muove a sud, dopo qualche chilometro si avvicina finalmente alla costa. L’intera area cittadina non coprirà più di ottanta chilometri quadrati, eppure le pedalate si sentono. Si sentono superando altri ciclisti, mettendo i pedoni davanti ad una scelta da fare, tanto velocemente quanto la sua importanza, e controllando ancora una volta se quell’autista ti farà passare. Da una zona collinare a nord-est, tra curve, qualche semaforo e salite, si passa dal respirare un’area quasi di villeggiatura, ad una di scambi di macchine e frenate, fino a quel moderno avvicendarsi di palazzi, per poi buttarsi in una distesa infinita di sabbia bianca.

Il momento migliore è quello del tramonto, quando con attenzione puoi concentrarti facendo appannare un po’ gli occhi, e accorgerti di linee che formano strutture simili a lego. La costa danese, che guardata seduti dal lato svedese non somiglia ad altro che un cumulo di cemento e continui lavori in corso, rimane un segreto nonostante la sua vicinanza. Che sa di sconosciuto come quei luoghi che da marinai di passaggio mai vennero visitati.

Una ricchezza che spetta di essere scoperta ed apprezzata attende in ogni angolo della città. Tra spari di cui si parla troppo, giovani creativi ed occhiali da vista tondi, troppo poco sgargianti e troppo costosi, si nasconde la bellezza di una città non per niente artistica o storicamente importante, che si costruisce con fatica, allargando le spalle e mettendoci di mezzo qualche risata, una particolarità tutta sua.

Poesie di maggio

Foglie che quasi già iniziano ad ingiallire fanno sembrare quei momenti di rinascita della natura ormai così lontani ed irreali. Si torna sui paesaggi verdi impressi guardando fuori dai vetri delle finestre di casa.

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Natura gigante

Così gigante che sembra
di non averti abbastanza,
anche quando quasi non si può di più

Fiori germogli fruscio tra gli alberi,
mattine calde e finestre dischiuse,
a lasciar entrare un odore di novità

Dopo mesi dischiusi in piumini
e case di candele, luce che non sapevi
potesse accecare così tanto

Serate al porto e
giacche al vento,
tramonto tardo e calore sui visi

Estate alle porte
nostalgia di quello che si lascia,
ritrovando il buio invernale

Aspettando di nuovo la primavera dell’anima
Scoprendo ogni volta come fosse la prima,
il maggio svedese

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Una serata di maggio

Città di visi, visi sconnessi.

Scarpe che toccano vetrine fredde,
in una primavera più che inoltrata.

Verde, colori, fiori, blu cielo.

Silenzio rumore noia.

Case chiuse e luci accese, autobus che brillano nel caos silenzioso
di una città in chiusura.

Corpi sereni e dritti, giacche al vento
e capelli all’aria.

Città di visi, visi connessi ai giovani occhi
da musica che ti porta altrove

Roots – Radici – Agli sgoccioli

A poche ore dalla nascita di un nuovo giorno, stanotte all’una e mezza ero nel mio letto, sfogliando le prime piccole pagine del libro “Foreign to Familiar – Understanding Hot and Cold Cultures”. Cercando di allontanarmi dall’effetto della caffeina di una tazza di caffè bevuta alle diciannove e trenta, mi sono ritrovata a leggere ed immaginare quello che mi sono sempre ripetuta, per poi riconoscerlo nei caratteri stampati su pagine ingiallite. Siamo in un momento di cambiamenti, continui, giornalieri, la vita va sempre più veloce e la cosa che probabilmente potrebbe spaventare è che non sembriamo rendercene conto.

La percezione della vita e dello sviluppo da giovane a “persona realizzata” è cambiata incredibilmente da quella che era “solo” vent’anni fa. Chi voleva fare qualcosa che gli piaceva davvero nella vita, ma che magari non avrebbe dato risultati maturi e veloci, vedeva spesso visto come libertino, creativo, inaffidabile, surrealista, almeno in Italia, almeno per quello che ho percepito da molti racconti. Tanti cambiamenti al giorno d’oggi e soprattutto per la mia generazione, e la cosa che un po’ spaventa è il fatto che diventa sempre più difficile accorgersene, tutto va troppo veloce.

I 2Cellos fanno una tournée in Italia e me la perdo per un briciolo…

Nelle sere estive svedesi mi fermo a vedere il tramonto alle 21,30, ti sciocca, rimani in silenzio, a volte mi sento asociale ma sembra che non ci sia altro.

Forse per questo mi sembra che quest’anno sia passato ad una velocità incredibile. Nonostante quattro saggi da scrivere, alcuni da finire ed altri ancora da iniziare completamente, siamo agli sgoccioli di questo anno pieno di avventure e sfide.

Due giorni fa è stato il momento dell’ultima presentazione orale con una coppia di studenti della mia classe, il nostro tema si concentrava su un articolo sui bambini non accompagnati che arrivano in Svezia, e sulle procedure di accoglienza in case famiglia, famiglie adottive ed altri tipi di strutture. Nonostante la sfida del parlare mezz’ora in inglese, ed alti e bassi tra black-out di memoria più o meno visibili a causa dell’ansia di parlare in pubblico, il nostro argomento ha suscitato molto interesse, che si è poi sviluppato in una discussione molto accesa sui temi di integrazione, assimilazione, lingua ecc.

Questo maggio sta cambiando un po’ le cose, sarà il sole e i soliti cambiamenti di umore che esso porta, sarà il prospetto di rimanere a vivere a Malmö ed in generale in un posto per un periodo più lungo di solo un anno, come è successo ultimamente. Trasferirmi così tanto mi ha stancata, in qualche vuoto ti svuota, ti lascia letteralmente senza radici, che però nel tempo vengono ricostruite nella memoria, nei ricordi e nelle conoscenze.

Nove mesi fa alla ricerca di una bici perché vivere al Malmö senza una due ruote manco a pensarci! Ora me ne sto con una bici usata all’ingresso, l’altra

Momento estremamente creativo, sarà l’estate? Saranno le soddisfazioni che una dopo le altre si accumulano (poi vi racconterò meglio delle varie possibilità di lavoro che avrò per il prossimo semestre, alcune delle quali sono già state confermate)? O le migliaia di parole in inglese e svedese lette e scritte che piano piano si dissolvono di nuovo dalla mia bocca, occhi e orecchie come piccoli sogni.

In un tramonto che scioglie tutti tra silenzi, risate e bicchieri di una bevanda ai lamponi che sa di svedese. Ruote di bici che si bloccano mentre torni a casa di notte, un parco che non ti aveva mai fatto così paura, musica nelle orecchie ed auricolari che perdono i gommini a causa del forte vento, bici che sempre per il vento non può essere guidata con una sola mano. La bici che quando la vai a riprendere dal biciclettaio ha la ruota montata in modo diverso, e scopri che puoi guidarla senza mani. Le pedalate veloci, contro il vento, col vento dietro manco a pagarlo! Fiori bianchi e profumati, rubati da alberi di giardini, piante piantate e mai cresciute, sole che scalda, brucia. Bici grande compagna, in una Malmö che cresce e diventa sempre più mista di culture, dialetti, e accenti che non sono più accenti ma ormai sono già lingue.

Svedesi, e me compresa, impazzita per 25° in un venerdì di maggio, lezioni sospese all’ultimo momento che tutti immaginano sia perché il professore voglia prendersi il sole, violoncelli, persone che camminano, e lo sport che qui in Svezia è sempre al centro di tutto, colazioni a contemplare davanti alla finestra che affaccia sul parco. Finestra aperta, cinguettii e soffi di vento leggero.

Il programma con alcuni amici di pedalare fino al bosco di betulle a 15 km da qui questo sabato, rimanere una notte in tenda, esplorare, tornare cercando di trovare l’orientamento.

Piani estivi di esplorazione, work in progress.

Una Serata di Maggio

Città di visi, visi sconnessi.

Scarpe che toccano vetrine fredde,
in una primavera più che inoltrata.

Verde, colori, fiori, blu cielo.

Silenzio rumore noia.

Case chiuse e luci accese, autobus che brillano nel caos silenzioso
di una città in chiusura.

Corpi sereni e dritti, giacche al vento
e capelli all’aria.

Città di visi, visi connessi ai giovani occhi
da musica che ti porta altrove

8 marzo , consigli ambientalisti e weekend primaverile

Venerdì, 10 marzo

Fiuuu, che settimana e che giornata! Tempo di weekend, anche se domani si torna a studiare!

Un post lunghissimo che spero non sia troppo “pesante” da leggere, altrimenti durante la lettura potete ascoltare e vedere qualche video musicale con cui mi sono “fissata” negli ultimi giorni.

La giornata di oggi è stata massacrante ma soddisfacente. Sveglia presto e corsa alle 6,40 per riuscire a stare in biblioteca sul presto. Con il mio gruppo abbiamo finalmente presentato oralmente l’ultimo progetto di ricerca – questa volta ricercando i motivi per cui l’ultimo passaporto britannico è disegnato in modo estremamente maschilista, conservatore e nazionalista – ed ho scritto una parte del saggio del corso a distanza di bilinguismo ed identità. Da quando ho visto il film Samiblood (Sameblod), sul quale tra poco scriverò un post, ho iniziato ad interessarmi sempre più alla discussione delle minoranze etniche e linguistiche, ed in special modo della persecuzione storica del popolo Sami, che è ora cercata di essere dimenticata e le ferite curate. Mi sono messa a cercare i centri di ricerca più famosi di questa materia e mi sono ritrovata sul sito dell’università norvegese di Tromsø, perdendomi tra i corsi di studi nordici e di lingua sami nordica. Probabilmente è un’idea plausibile per un erasmus o un master. In più hanno un programma di un anno da seguire a distanza con cui si può continuare a studiare il bachelor’s in studi nordici.

Comunque, nel pomeriggio ho incontrato la mia mentor child e siamo andate all’acquario di Malmö. La sera ho fatto una lunga e veloce passeggiata con una mia amica e mi sono caricata la spesa sulle spalle, per poi tornare a casa e preparare delle bakpotatis con condimento di crema ai gamberetti, lunghe chiacchiere. Poi sono crollata a dormire stanca come ormai sono ogni giorno! Qui qualche foto del piatto preparato, e di una scoperta abbastanza “peculiare” nel supermercato!

 

 

 

La vita è sempre imprevedibile, si sa.

Una settimana fa entrando a lezione mi sono ritrovata una ragazza che mi chiedeva se quella fosse la lezione di IMER. Le rispondo di si e mi siedo vicino a lei pensando sia una nuova arrivata. Dopo aver iniziato a parlare in inglese ed esserci chieste da dove venivamo, ci siamo rese conto di essere italiane doc entrambe. Dopo lezione abbiamo fatto un giro nell’università e nella biblioteca e ci siamo dette a presto. Qualche giorno dopo abbiamo deciso di vederci per la manifestazione delle donne a Malmö dell’8 marzo, cosa che poi non abbiamo più fatto – e grazie al cielo, dato che tra vento e pioggia, la manifestazione, il traffico, ed un maxi incidente davanti al quale mi sono ritrovata a passare in bici, quel giorno sembrava l’apocalisse! Al ritorno da un incontro di cui vi scriverò più tardi ci siamo quindi incontrate alla stazione, per poi recarci con l’autobus a Möllan, quartiere multietnico e più vitale della città. Abbiamo camminato un po’ per la grande Bergsgatan, dove decine di odori di cibi diversi si incanalano nella via e negozi di alimentari sono aperti fino a notte fonda. Si risparmia comprando lì, ma si perde in qualità. Allo stesso tempo è questo che rende Malmö una città diversa, quasi non svedese, quasi ci si perde. Come essere a Roma.

Siamo quindi andate ad Inkonst, un centro sociale/teatro/spazioeventieconcerti dove si sarebbe tenuto il dopo manifestazione, e abbiamo ballato un po’. Il piano era quello di andare in giro per locali finché durasse “il periodo gratuito” ma in verità era quasi tutto chiuso e c’era abbastanza poca gente in giro. Cosa che in effetti mi ha abbastanza sorpresa, forse in fondo non hanno bisogno di tutto questo femminismo in Svezia? I numeri dei manifestanti potrebbero spiegarlo, anche se sembra che in effetti al cultura della protesta qui ormai non ci sia proprio, o tardi ad arrivare! Quindi ci siamo sedute a Möllans falafel a mangiare e poi abbiamo iniziato a tornare alla stazione.

 

Giorno dopo giorno mi innamoro sempre più di Malmö, sarà il normale evolvere delle cose, o la primavera in arrivo da oggi – sperando che questo non sia un terzo falso allarme! – il fatto di poter andare in bici, o il costruire sempre più a lungo qualcosa di duraturo! E se dovessi rispondere alla domanda “la consiglieresti come città dove trasferirsi?” non aspetterei un secondo a rispondere di si, soprattuto ad uno studente internazionale!

Sabato, 11 marzo

Vivere a Malmö, che tra l’altro è il nucleo del veganesimo, ma soprattutto dove la bici si usa così tanto – è la 6° città al mondo nell’indice bike friendly – ed avere un giro di conoscenze fatto di persone che o sono vegetariane o comunque molto ambientaliste, mi sono ritrovata a pensare a come le mie azioni potessero iniziare a cambiare per avere un impatto, o meglio ridurre l’impatto, dell’inquinamento. Ritrovandomi a scrivere quello che sto per scrivere, mi rendo anche conto che molte delle cose che elencherò non sarebbero facilmente fattibili in altri paesi come ad esempio l’Italia, sia per la discrepanza nello stile di vita svedese e quello di altri paesi, sia per la cultura ambientalista che ancora non è molto radicata tanto quanto in Svezia.

Il primo punto è quello di usare la bici, i cui benefici sia per l’ambiente che per la salute sono innumerevoli. Malmö è stata giudicata 6° tra le migliori città al mondo per accoglienza dell’uso della bici, in un indice che tra l’altro si chiama Copenhagenize (è Copenaghen a guidare la classifica), con le sue decine di chilometri di piste ciclabili, una mentalità aperta che porta i pedoni a controllare se stanno passando bici, parcheggi e rastrelliere gratuiti per le bici, parcheggi a pagamento con tanto di docce, bici elettriche e non da affittare, pompe della bicicletta sparse per la città, ed altre piccole grandi cose. Al momento c´è l’idea di costruire una pista ciclabile di 15 km che collega Malmö a Lund, quest’ultima cittadina che ospita una delle università più antiche e prestigiose del Nord Europa, e spero davvero che l’idea vada a buon fine! Parlando di lavoro, la bici viene usata anche in questo senso. Unica difficoltà? Quella di dover pedalare con i forti venti del mare nordico che spesso si fanno sentire, ovviamente contro la direzione in cui stai andando! A volte forse ti potresti ritrovare a dover raccogliere una vecchietta che per il vento si è letteralmente rovesciata per terra, e per fortuna ritrovarla a ridere della cosa!

Insomma, un quadretto paradisiaco che mi porta spesso a chiedermi perché le macchine qui a Malmö siano ancora così tante, gli automobilisti siano ancora così imprevedibili e tesi – il che suona esilarante pensando che sono nata e cresciuta a Roma – , che dopotutto le piste ciclabili non coprono tutte le strade della città, il trasporto pubblico sia abbastanza non in linea con l’idea di costruire una città a basso impatto ecologico, ed altre cose di cui magari parlerò in seguito.

 

Un’altra idea è quella di usare sempre buste di stoffa per andare a fare la spesa, o magari di plastica rigida, ma che siano riutilizzabili. Ieri ho iniziato anche a portarmi delle buste di plastica ermetiche per contenere i dolci per la colazione o i panini che compro al supermercato, invece di prendere una busta di carta ogni volta. Le buste ermetiche modello Ikea sono quelle che uso di solito dato che sono di una plastica abbastanza rigida e non si rovinano subito e si lavano molto facilmente 🙂

Ogni giorno in media mi bevo un caffè all’università, e ho quindi deciso di portarmi da casa una tazza take-away per non ritrovarmi a dover buttare tutta questa carta. Io ad esempio ho questo modello, ma qualsiasi tazza che saprete di usare almeno 70 volte porterà beneficio per l’ambiente.

E per aggiungere qualcosa di positivo per l’ambiente, avete mai provato Ecosia? È collegato al motore di ricerca bing per fare ricerche su internet, e si può usare per così dire al posto di google. Ad ogni ricerca che si fa corrisponde un albero piantato parte di un progetto di rimboschimento della Terra. Ed in alto a destra vengono mostrati quanti alberi hai piantato dal momento in cui hai iniziato ad utilizzare Ecosia.

Come detto prima, la voglia non porta ovunque se non viene incontrata da un’apertura mentale dall’altro lato e da un impegno per fare le cose. Infatti, mercoledì 8 marzo, mi sono ritrovata a visitare la Green House che è un complesso residenziale enorme e con l’obiettivo di essere a zero impatto ambientale, super moderno e dove tra l’altro alloggiano in alcuni appartamenti gli studenti dell’universita agraria svedese. Insieme ad altre tre persone, ho incontrato due persone che lavorano nell’agenzia che affitta gli appartamenti studenteschi, per decidere come iniziare un gruppo di giardinaggio tra noi studenti. L’idea finale è stata quella di utilizzare una vecchia stanza in uno dei corridoi ed adibirla a sala studio e posto per fare giardinaggio, ovvero ci sarà la possibilità di coltivare le nostre piante in una prima fase prima di trapiantarle, o comunque di avere degli scaffali per mantenere eventualmente le erbe aromatiche in un posto tranquillo, caldo e luminoso. Dopotutto, sembra sia stato dimostrato che studiare in un ambiente più verde porti più risultati!

 

Con la primavera in arrivo, l’idea del gruppo di giardinaggio e l’essermi avvicinata un po’ di più alla natura (vivo nella zona di appartamenti studenteschi chiamata Sege Park, e la finestra affaccia su un parco), più il consiglio di mio padre che è venuto a trovarmi qualche settimana fa, ho iniziato a piantare piantine ed erbe aromatiche. Ho utilizzato una delle confezioni di carta nelle quali vengono vendute le uova e per ogni striscia ho piantato dei semini di timo, basilico, insalata e cetrioli, e dei fagioli neri in un vaso più grande. Quando avranno raggiunto una grandezza accettabile per affrontare le temperature non proprio miti dell’esterno (anche se la zona climatica di Malmö è quasi paragonabile a quella italiana, se si pensa all’estate) le trapianterò nei grandi vasi che ci sono nel prato davanti casa, parte di un progetto di coltivazione comune.

Queste sono solo alcune idee di come vivere più in “simbiosi” con la natura, ma diciamo che seguo tutte quelle che sono rappresentate nella foto qui sotto, anche se si può fare molto meglio.

Di conseguenza, dato che si sa che stiamo meglio se siamo in natura, ho iniziato a preoccuparmi di più dal punto di vista salutare. Tre volte al giorno io e la mia vicina andiamo a correre alle 7.00 di mattina nel parco davanti casa, con l’obiettivo di correre una piccola maratona di 5 km a maggio, e una di 10 a giugno. Per ora sta andando bene, il fatto che le giornate sono sempre più luminose e faccia sempre meno freddo aiutano, anche se la voglia di una sauna rilassante ormai è quasi diventato un’obbligo per alleggerire i muscoli, quindi domani mi sa che ci farò un salto. E se dovete fare una sauna a Malmö, assicuratevi di andare qui 😉

Ora mi preparo per andare a fare una passeggiata al sole con la mia amica, sembra proprio che finalmente l’aria primaverile sia arrivata! A presto

p.s. l’idea di andare a studiare all’università proprio oggi è andata subito alla deriva. Appena uscita per la passeggiata con la mia amica ci siamo accorte di quanto caldo in effetti faccia e di come meravigliosa sia la primavera ed il sole appena arrivato. Tra poco pranzeremo fuori bevendo caffè e prendendo il sole. Lo studio può decisamente aspettare domani! guardate qui…oggi tutta la Svezia è un paradiso!

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Come bambini – parte terza ed ultima

…una ragazza scrive a due posti di distanza. Ho come l’impressione che prenotare un posto di domenica sera sull’Øresundståg (treno della regione Øresund, intesa come l’insieme astratto tra Danimarca e una parte dello Skåne) porti a grandi conoscenze, o almeno a più socialità degli altri. Viaggi lunghi, posti a sedere da scegliere a piacere, tante città universitarie che vengono viste di sfuggita durante il tragitto. Io con sole tre pagine bianche che seguono il libro che cerco di finire da mesi, in italiano.

Giochi di sguardi, sorrisi, risate ad ascoltare una bimba seduta dietro gridare “Pippiiii”.

Le ferrovie qui in Svezia non sono illuminate, ció rende i viaggi in treno ancora più mistici. Ritrovo ispirazione dopo settimane di semi-scrittura, infinite bozze, pensieri disordinati e frasi che si annodano tra di loro. Forse è lo scrivere in italiano, forse il viaggio.

Il ragazzo cerca comunicazione, accettazione, diversità, qualcosa che lo distragga dal gruppo di amici che molto probabilmente è andato a trovare nel weekend, provenienti dallo stesso paese, molti con le stesse memorie. “Lentamente muore, chi diventa schiavo dell’abitudine” scriveva Pablo Neruda. Mi fa notare che il mio cellulare non si sta caricando, poi mi indica una fessura dove infilare la mia bottiglia in modo che non rotoli ad ogni curva. Scherzo sul fatto di aver sparso troppe cose sul tavolino pieghevole del treno. Non ricevo risposte, solo un sorriso, approvazione, cosa che a me è ormai fin troppo familiare quando mi muovo ed interagisco in una lingua straniera, e so che gli altri ci si abituano presto.

Il misto di svedese ed inglese mi ricorda i miei primi passi nel farmi capire in una nuova lingua, le mie rinunce nello spiegare per la quarta volta qualcosa, accettandone invece una falsa interpretazione. Mi accorgo dei suoi sforzi ma qualcosa mi blocca nel cambiare lingua da svedese ad inglese. L’impegno di farlo sentire accettato, di fargli capire che lui non è da meno, che in fondo la lingua la sa e che tutti lo capiscono? Di mostare qualcosa, la lingua svedese e la cultura di questo paese, di cui mai più potrò privarmi? O forse il desiderio di fargli capire che gli svedesi sono aperti, amichevoli, e non silenziosi e riservati come spesso si immagina?

Non è il primo richiedente asilo che incontro in modo “ravvicinato”, ricordo a maggio una ragazza incontrata in stazione aspettando di salire su un secondo treno. Aspettava la sua interprete, appena tornata dal visitare una sorella a Stoccolma. Abbiamo scambiato qualche parola, lei aveva braccia, gambe e viso ustionati.

Alla sua fermata si alza, dopo che il signore seduto accanto a me gli aveva generosamente fatto notare il nome della fermata. Il ragazzo, tutto felice, si alza dicendo “hej då!”

Come bambini – parte seconda

…qualcuno seduto accanto, in uno svedese troppo dialettale per me da comprendere, dice al ragazzo “Beh, quando non si ha la mamma dietro si deve imparare a fare certe cose da soli!”. Cerco di fare il possibile per convincermi che il signore non abbia visto il permesso di soggiorno dell’ufficio immigrazione, che gli siano sfuggiti i colori della sciarpa, l’insicurezza con cui il ragazzo si spostava nel vagone prima di sedersi ad un posto davanti al quale era passato più volte, lo scarso svedese. Spero nel frattempo che il ragazzo abbia capito molte parole meno di me della frase dell’uomo.

Tre ragazzi minorenni richiedenti asilo in Svezia e tutti provenienti dall’Afghanistan, si sono tolti la vita durante questo autunno (Aftonbladet, 2016), dopo che per la seconda volta gli era stato rifiutato il permesso di soggiorno, o meglio la protezione per asilo – che ora, dopo la nuova legge di immigrazione molto discussa in Svezia dello scorso luglio, equivale ad una durata di tre anni, e non ad un permesso permanente come si era fatto con migliaia di rifugiati.

Ignoriamo le notizie, basta spegnere il televisore, parlare sopra l’audio. Ma incontrando gli occhi a meno di un metro di qualcuno che ha vissuto tutto quello che per noi sembra così lontano, ci fa perdere tutte le nostre sicurezze, entrare in un mondo fatto di tristezza, senzi di colpa, voglia di aiutare.

Al giorno d’oggi, Siriani ed Afghani costituiscono il numero più grande di rifugiati che arrivano in Svezia. Anche se in svedese, questo articolo contiene un grafico sugli arrivi più che soddisfacente ed interessante sulle nazionalità di chi arriva in Svezia. Tra le cifre si vede come gli afgani sono sicuramente i più esposti ad atti di suicidio, dal momento che quasi il 40% non riceve permesso di soggiorno, ed il 37% avrà il diritto di chiedere asilo in un altro paese EU – ad esempio il primo che hanno raggiunto durante il loro lungo viaggio…

Come bambini – parte prima

Seduta sul treno aspettando la partenza. Karlstad Göteborg – pausa – treno per Malmö. Cerco il vagone , posti non numerati, o meglio, per una volta non mi sento intrappolata in un meccanismo, quello di aver i posti numerati, decisi e senza possibilità di essere cambiati, che vedo come un tentativo estremo ed inutile per evitare il nuovo, il diverso e lo sconosciuto, di controllare le cose. Ed ecco che il treno si riempie.

Qualcuno con uno strumento in una custodia, troppo lungo e difficile da riconoscere. Tutti fissano cellulari, a differenza del primo treno sul quale sono salita oggi, di legno, con gli scomparti scricchiolanti, senza wifi a bordo ed un bagno mai aperto dai viaggiatori del vagone dove mi trovavo. Rosso verde nero.

Colori di una sciarpa appesa a qualcuno sul quale mi ero fatta un’idea del paese di provenienza, e che forse la conferma. Qualche minuto dopo lo vedrò, insieme ad altri passeggeri, tirare fuori il documento di richiedente asilo emanato dal migrationsverket. Il controllore del treno chiedergli il biglietto, spiegando un modo di piegarlo che gli permetterà così di non dover tirare fuori dalla custodia trasparente il pezzo di carta ogni volta che sarà in viaggio. Perché senza biglietto non si viaggia, e le regole svedesi, soprattutto per una convenienza di tempo, vanno rispettate.

Atmosfera

Non avrei mai immaginato che avrei potuto sentire lo spirito natalizio anche qui al sud, mancandomi così tanto il “nord” ed essendo i primi fiocchi di neve caduti a novembre ormai passati e scioltisi da tanto. Dopo una settimana di grande studio, visite e lavoro, eccomi a pubblicare qualche foto della mia vita a Malmö, che a quanto pare mi sta iniziando a piacere più in fretta e profondamente di come mi sarei immaginata. Vi lascio con un augurio di buona prima domenica di avvento, la mia candela bianca ikea illumina la finestra davanti alla quale sono seduta, il mio italiano fa fatica ad uscire e tra poco inizierò a leggere qualche pagina per poi crollare nel sonno.

I mercati di Natale sparsi nello Skåne sono circa 45, qui ne potete trovare alcuni, e ce ne sono di nuovi ogni weekend – ieri ad esempio ne è stato allestito uno nella piazza di Gustav Adolf, e la pista di pattinaggio sul ghiaccio è stata montata a Folkets Park.

Qualche tono per entrare nello spirito invernale e natalizio – “Canzone d’inverno”. Appena trovata su spotify e cantata da una cantante norvegese. Il terzo inverno qui in Svezia e sono definitivamente abituata a vivere l’inverno nel modo migliore possibile, senza dare a buio e freddo la possibilità di perdere energie ed essere triste, leggendo, studiando e dedicandosi più a se stessi e a chiaccheire con amici accanto ad una tazza – e molte di più – di té o caffé caldo….

Il tempo passa ma volendo si riesce sempre a fare tutto in tempo. Italia tra tre settimane e sembra ieri che traslocavo a Malmö, con un Turning Torso che rendeva la skyline di Malmö non delle più creative!

Ci sentiamo al più presto (spero!)

p.s. Linkedin è una mano dal cielo 🙂

 

Gite fuori porta – Lund

Approfittando del bel tempo, della tessera dei mezzi gratuita valida in tutta la regione della Scania che mi è stata regalata dal comune, e sentendo il bisogno di fare qualcosa di “libero” dopo l’esame di questa mattina, nel pomeriggio ho deciso di recarmi a Lund. Con soli dieci minuti di treno da Malmö ci si trova in una dimensione completamente diversa da quella della “grande” città in cui invece sto vivendo, e forse non proprio ciò che mi ero immaginata e di cui ero “invidiosa”. Lund è infatti quasi esclusivamente una città universitaria, il campus è distribuito su quasi la maggior parte dell’area cittadina e tutto è a misura di studente – e ovviamente di bicicletta! Arrivata lí intorno alle due di pomeriggio ho iniziato a perdermi nelle strade, sicura che comunque non mi sarei mai persa del tutto. Tutto è familiare, a partire dagli autobus che fanno parte dello stesso sistema di mezzi di trasporto di Malmö, il dialetto, e l’alto numero di studenti. Avrei immaginato di trovarmi in un posto pieno di coetanei, che vivono la vita universitaria e lo spirito comunitario al massimo, in confronto a come la vita studentesca di Malmö si differenzia. Invece ho trovato strade abbastanza deserte nel campus universitario, e molta gente in centro, che però assomiglia ad un qualsiasi centro di una qualsiasi città, sebbene ospiti una maggiore concentrazione di caffè accoglienti e librerie. La città si gira a piedi senza problemi, massimo due ore e si può riuscire ad andare in giro tra quasi tutte le vie della cittadina. Tutti i palazzi sono molto antichi – ebbene si, da romana ho iniziato a vedere ogni palazzo svedese come antico anche se magari risale all’Ottocento, come fanno tutti gli svedesi! – e sembra quasi di essere catapultati indietro nella storia passeggiando tra i vicoli incontrando gente che sembra essere molto più tranquilla e rilassata dei cittadini di altre cittadine svedesi più grandi.

Sicuramente un’idea per riempire una giornata noiosa, o per immergersi nello spirito invernale e natalizio, essendo Lund addobbata e illuminata manco dovesse ospitare i re – il papa l’hanno già accolto nel weekend dopotutto! – entrando in chiese e negozi per sentirsi immersi nella storia e riscaldarsi dalle fredde passeggiate.

Devo dire che l’inizio di quello che spero sia una lunga collezione di gite fuori porta per visitare la Scania è iniziato con il piede giusto. Certo, la sfida tra Scania e Värmland sarà dura ma ce la metterò tutta per cercare di immergermi al più non posso in questa regione che anche sembra piena di cultura, storie e tradizioni. Allontanarmi un po’, per poi tornare a Malmö rendendomi conto di come da cittadina di una città come Roma mi sentirò sempre a casa nel caos – soprattutto sentendo dei romani parlare nella stazione centrale di Malmö non appena tornata dalla “provinciale” Lund.

Sapore di vento

Qui al sud del nord le giornate si accorciano come di programma. Ma sopravvissuta ad ormai ben due inverni trascorsi nel Värmland, sempre a sud ma un po’ più su in questo nord interminabile, il buio non mi fa paura, o almeno, non per ora. Per la prima volta nella mia lunghissima vita, questo pomeriggio cercando di dirigermi verso l’università insieme ad altri ragazzi di corso, mi sono trovata a camminare con il torso a 90° cercando di affrontare il vento fortissimo, che ancora si muove tra le foglie degli ippocastani sulla via del mio appartamento, e fa tremare i vetri. Per non parlare di come debba essere stato buffo vedermi pedalare sulla mia bici rimanendo però inevitabilmente ferma, con qualche spostamento laterale sempre dovuto al vento multi direzionale.

Ieri sono stata a un colloquio di lavoro, incontrando una delle tante persone che pensa che io sia norvegese sentendo la cantilena ondeggiante che il mio svedese assume. Comunque, a quanto pare è andato bene, e tra una settimana avrò un corso di introduzione, e se tutto va bene potrei iniziare a lavorare da sabato prossimo.

La nostalgia dell’Italia, stranamente, si fa sentire in modo maggiore mano a mano che il tempo trascorso all’estero aumenta, e confidando nella mia capacità di non cambiare idea e decidere di fare mille cose in una sola estate – si magari! – la prossima estate sarà il momento di trascorrerla completamente in Italia. Insomma, dopo tre anni, sarebbero i miei primi due mesi e mezzo nella penisola del sole, sto ritorno s´ha da fa!

Per quanto riguarda la mia voglia e capacità di scrivere, soprattutto in italiano ed in modo ordinato, devo ammettere che sono in un periodo che sento di definite “crisi linguistica”. Troppi pensieri e troppo esercizio ogni giorno in tutte e tre le lingue. Anzi, il fatto di utilizzare poco l’italiano ha creato in me una specie di crisi di identità, ma soprattutto grammaticale, che per me che sono sempre stata veloce a scrivere e ho amato bloggare per mesi quasi senza sosta, è un segnale un po’ demoralizzante. Ma sicuramente lessico e ispirazione torneranno presto, almeno quando alcuni dei problemi maggiori saranno stati risolti. Per ora vi lascio con una delle perle di saggezza dell’alternativo professore del mio corso: “I am not overweight, I am just underlenght!”

 

Rumore di fondo

Questa mattina

Buio. Sveglia. Notte, lampada.

Sei di mattina, o di notte. Dopo la sveglia irreale delle due per partire per Londra più di una settimana fa, oggi è stata la prima volta che mi sono dovuta alzare “di notte”.

Oggi per me inizia l’inverno. Quella parola che gli svedesi non vogliono neanche pronunciare o sentire quando le ore di luce sono così tante da renderti così eccitato da non farti dormire, e quindi stanco come se in verità le ore di luce non ci fossero proprio. Inverno, parola che prima di vivere così profondamente la Svezia mi faceva pensare al freddo, la neve, foglie gelate e paesaggi da fiaba. Ora penso al naso colante, i capelli ghiacciati con il freddo del mio amato Värmland, tornando dalle esercitazioni di coro con un’amica e parlare per non congelarsi anche le labbra. Sopracciglia e ciglia gelate, neve. Penso al buio, ai pedali della bici che non si muovono a causa delle giunture completamente congelate.

Il proposito di scattare una foto al giorno dalla finestra che affaccia sul giardino, e gli alberi i tronchi scoiattoli sole che si intravede tra foglie che coprono strade dove le ruote della tua bici quasi rimangono intrappolate combattendo non solo con il vento caratteristico della città di Malmö ma con terreni scivolosi. Solo un gradino da superare e sei sulla via di casa. Speriamo puliscano la strada. Il manto arancione che crea cornici da fiaba.

Il freddo. Il buio. Una routine da mantenere. Previsioni del tempo. O meglio del vento. Gruppi che si formano. Vita che si respira. La gola che brucia. Aria secca. Malmo brucia, o te lo fanno credere.

Malmö!

Domenica 28 agosto 2016, Malmö

Sei e trenta, ticchettio continua di pioggia sulla finestra che di solito trasmette un sacco di luce nella camera da letto, tuoni. Come non ne avevo mai sentiti prima qui in Svezia. Ma probabilmente a Malmö, attaccata alla Danimarca mediterranea dei vichinghi svedesi, le cose procedono in maniera diversa.

Ho risposto alla persona dalla quale comprerò una bici questo pomeriggio, spero che smetta di piovere – ho scritto – anche io – la risposta. Forse questa pioggia non è tanto frequente dopotutto, o forse sono solo gli studenti internazionali a non essersi ancora abituati. Anche la proprietaria del ristorante si é fatta sentire verso le 6,30!

Comunque ora a ha smesso, e la camera inizia ad illuminarsi – altro lampo.

Da quando sono arrivata con mio papà mercoledì, non c´è stato un momento di pausa, siamo andati in giro, ovviamente andati da ikea e montato tutti i mobili, visitato i primi ristoranti stranieri della zona – e a Malmö ce n´è tanto di multiculturalismo! Ho avuto anche un incontro con la proprietaria di un ristorante/bar per un lavoro di cameriera/preparatrice di piatti ecc, di cui poi vi racconterò.

L’appartamento studentesco dove vivrò per i prossimi tre anni è molto spazioso e c´è spazio per un tavolo grande nel soggiorno/angolo cottura (che è più una parete che semplicemente un angolo) ed un piccolo divano letto ikea molto molto “dolce”. Ci sarà tempo e spazio per mettere una piccola tv su un mobiletto davanti al divano, ma l’altro giorno ad ikea ho preso la confezione sbagliata, portando a casa un’anta per un armadietto invece!

La camera da letto è quasi completamente arredata, con letto (non mi dire!), libreria, comodino e scrivania e relativa sedia, manca solo una parte estraibile della scrivania che non potrò montare finché non avrò un mago cacciavite. Well, Ikea is the solution!

Ci sono decine e decine di cose da organizzare ancora, e da quando sono arrivata non mi sono mai svegliata più tardi delle 7.00, andando a dormire più che distrutta intorno alle 21,30 quasi tutti i giorni.

Venerdì sera mio papà se n´é andato e diciamo è iniziata realmente la vita da sola, ma quasi non me ne accorgo ancora, dato che c´è un sacco di cose da mettere  in ordine, e poi l’anno scorso a Karlstad mi è servito da allenamento.

Venerdì comunque sono andata all’università per assistere ad una lezione, parte della settimana introduttiva, del servizio lavorativo presente all’università, tramite il quale aiutano gli studenti a scrivere i loro curriculum, le lettere di motivazione, preparare un colloquio, fare network ed usare LinkedIn bene. Ci saranno workshop all’università con la cadenza di un paio di settimane in media.

Per quanto riguarda il lavoro, questa settimana inizierò i primi turni a partire da mercoledì fino a sabato, questo posto si chiama Noi’s Café & Deli e si trova in centro vicino la piazza Triangeln. È specializzato in piatti vietnamiti ma soprattutto nel preparare cibo vengano, senza glutine e senza lattosio, insomma non proprio la mia cosa ma ultimamente sembra proprio essere una moda!

Venerdì all’università ho incontrato una ragazza nepalese con cui ieri sono andata in giro per la città alla ricerca di bici, ma non è stato facile come immaginavamo. Molte bici di seconda mano che vengono vendute sono rubate, ed il resto si aggirano intorno ai 100 euro e più, che a noi non andava molto di comprare! Comunque, durante questa passeggiata infinita, siamo arrivate vicino Rosengård, il quartiere delle proteste degli immigrati di cui si sentì parlare una decina di anni fa – macchine che hanno iniziato di nuovo ad essere bruciate la scorsa settimana. Ma intorno tutto tace e l’ambiente non è assolutamente spaventoso. Nella piazza di Gustav Adolf c´è un mercato di frutta e verdura – cosa che mi manca sempre stando in Svezia e nelle città piccole. Una via che parte dalla strada è piena invece di negozi alimentari di libanesi, afghani e molto più. Abbiamo comprato un po’ di frutta e verdura e chiacchierato con i venditori, qualcuno mi ha chiesto del terremoto in Italia. Mi sono sentita incredibilmente a casa con queste chiacchiere spontanee. Con Aastha abbiamo deciso di andare ogni sabato a fare spesa di frutta e verdura li – i prezzi sono assurdi, 1 euro al kl per le zucchine, dove  nei supermercati svedesi si paga per zucchina che compri!

Comunque, la mia sveglia ha suonato qualche minuto fa, forse dovrei alzarmi per farmi un caffè e fare colazione, oggi altra giornata impegnativa per me, spero solo che la pioggia smetta del tutto e possa andare ad ikea senza problemi e senza bagnarmi troppo!

A presto!

 

p.s. Ci sono e ci saranno foto a partire da questa settimana, solo che nel trasloco non trovo più il cavetto usb del telefono, che dovrò comprare in questi giorni, e soprattutto non ho tanto internet per caricare foto!

Spiegando il tempo

Quattro anni fa ho iniziato questo blog. Per qualche motivo avevo già da molti anni prima in testa che la mia vita si sarebbe rivolta verso il Polo Nord, e che amavo viaggiare. Durante questi anni un sacco di cose sono successe, e penso non sia male scrivere qualche specie di riassunto per i neo lettori di questo blog, o per tutti quelli che tra questo miscuglio di lingue, paesi, deadline, consegni di documenti e viaggi non sono riusciti a mettere bene in ordine tutti i fatti, beh, come non capirvi!

Nel 2013, il 15 agosto, sono partita alla volta della Svezia per trascorrere il quarto anno di liceo con una famiglia ospitante svedese. Comune di Hagfors, una frazione chiamata Uddeholm, a 90 km da una città a misura di studente (come la chiamerò qualche anno più tardi) chiamata Karlstad. Tra difficoltà e soddisfazioni più o meno grandi, ho imparato lo svedese e l’inglese. Tornata in Italia ho fatto il quinto anno di liceo, preso la maturità e sognato di tornare in Svezia qualche mese dopo il mio ritorno.

L’iscrizione a Malmö non è andata a buon fine, i documenti sono arrivati troppo tardi rispetto alla deadline e quindi ho deciso di andarmene comunque un anno in Svezia, studiando corsi singoli di primo livello all’università di Karlstad, che avevo anche visitato e di cui mi ero innamorata. Insomma, nell’anno 2015-16 mi sono trasferita tre volte da appartamenti condivisi ad appartamenti interi. Ho studiato corsi di inglese, svedese e relativi a materie culturali. I crediti mi verranno calcolati se un giorno vorrò iscrivermi a dei corsi che richiedono la frequenza ad altri corsi, e sicuramente questo anno di studio in inglese mi è servito per prepararmi ai tre anni che passerò a studiare a Malmö da fine agosto in poi. Per chi se lo chiedesse, ad aprile ho ricevuto l’ammissione all’università di Malmö, aspettata per un anno e mezzo diciamo, al programma di laurea triennale chiamato Migrazione Internazionale e Relazioni Etniche. Le lezioni inizieranno il 29 agosto e mi trasferirò il 24 nell’appartamento studentesco che ho ricevuto a inizio luglio mentre lavoravo alle Åland.

Quindi eccomi qui, dopo un mese di primo lavoro come cameriera alle isole Åland, e dopo tantissimi mesi di attesa, seduta al computer, con dei fogli di una lettera da inviare ad una ragazza incontrata nel mio viaggio fatto da sola in Polonia, ragazza che è diventata pen friend e compagna di futuri viaggi. Pensando a come l’appartamento dovrà essere arredato, a come organizzerò le attività, come si arriva in bici da casa all’università, che lavoro troverò, i miei prossimi viaggi ed altro ancora…ma per ora l’obiettivo estivo è quello di abbronzarsi!

Tra gelati, pizze, sole e chiacchiere a voci alte, mi sto godendo l’Italia dalla quale mi assento per mesi quando sono in Svezia, ma il caffè svedese, il silenzio in biblioteca, le giornate limpide ma fresche mi mancano sempre in un certo senso.

Ora vi lascio, a presto!

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Sulle Åland i giorni sono passati molto velocemente ma vissuti intensamente. Da domani fino a domenica lavorerò al ristorante e poi lunedì partirò per amcora non so dove. Quasi completamente sorpresa, una settimana fa ho ricevuto una chiamata da Malmö, sapendo che si trattava ovviamente dell’appartamento studentesco. Sono molto felice di aver ricevuto il contratto per un bilocale di 39mq, in un palazzo/casa studentesco/a a 15 minuti in bici dall’università che si trova davanti alla stazione centrale. Ora il prossimo passo è tornare nel Värmland e trasferirsi a Malmö per poi tornare a Roma, o forse il contrario? I tempi stringono e l’organizzazione di tutti questi passaggi è abbastanza complicata, ma ora che già sono quasi alla fine della mia prima vera esperienza di lavoro, tutto sembra almeno un pizzico più facile.

 

La scorsa settimana è stata massacrante riguardo al lavoro, avendo lavorato per sei giorni di fila per almeno dieci ore al giorno. Ma poi la mia famiglia è venuta a trovarmi da Roma e sono riuscita a rilassarmi in questi miei tre giorni liberi. Domani si torna a lavoro piena di carica!

Non ci siamo fatti mancare le visite al ristorante Smakbyn dove lavoro, con tanto di dessert all’aperto e cena all’interno ieri sera!

Un paio di giorni fa ho fatto invece la mia seconda sauna finlandese qui alle Åland, temperatura a 98 gradi e acqua sempre pronta per essere gettata sul carbone. Doccia gelata ogni quarto d’ora e muscoli rilassati! Ecco qualche foto!

Ieri sera verso le dieci…ovvero prima del tramonto…cervi e cerbiatti giravano per la foresta e ne abbiamo osservati a decine dalla macchina…a presto qualche foto!

Ora ho appena finito di schizzare qualche idea di arredamento per l’appartamento di Malmö, e crollerò a dormire tra pochissimo!

A presto!

Di matrimoni svedesi e balli antichi scandinavi

30 giugno

Diciamo che parlare di accento calabrese, liquore messo nelle pesche dolci al cioccolato e sensazione di stare al paese dei nonni non credo vada d’accordo con lo scrivere post in inglese, svedese o altra lingua diversa dall’italiano. Quindi eccomi qui scrivendo questo altro aggiornamento da un’isola super svedese ma della quale gli abitanti si ritengono molto patriottici (secondo la famiglia svedese – non delle Åland – di questa ragazza conosciuta martedì) e protettivi del territorio (non puoi comprare una casa o un terreno a meno che non sei cittadino delle isole Åland, il che vuol dire aver vissuto qui per almeno cinque anni)

Martedì 5 giugno

Sfrutto la mia insonnia dovuta all’eccitazione da primo lavoro e dall’ora in più di luce (come se non fosse già bastato vedere scendere il Sole alle 22,30 in Svezia – nel Värmland!). Come forse avevo anticipato e raccontato, lunedì scorso ho avuto un’introduzione al ristorante, e poi ho lavorato tre ore. Venerdì scorso (fino a ieri, lunedì) invece ho iniziato il mio orario regolare, dalle 16 alle 23 escludendo sabato, dato che dovevamo servire per un matrimonio, ho lavorato dalle 14,30 alle 01.30. Proprio di questo vorrei parlare!

Giovedì scorso, 30 giugno, ho seguito la famiglia con cui vivo ad una serata barbecue ad un camping vicino alla spiaggia, nel centro dell’arcipelago. Berit è stata organizzatrice e responsabile di un festival di danze popolari di vari paesi del nord, e questa serata è stata un raduno dei vari partecipanti. Musica tradizionale e danze tipiche soprattutto da tradizioni antiche danesi e norvegesi. Quando ce ne stavamo per andare io e Sofi, una delle sorelle della famiglia abbiamo cercato di farci spazio in un cerchio strettissimo di danzatori molto felici – ed alcuni molto ubriachi – provenienti da tutto il nord che ballavano e cantavano, a volte non conoscendo la lingua ma capendo comunque. tra le tante, Sinklars vísa è una delle due che abbiamo ballato. Ritmo regolare, molti versi e sempre due passi da ricordare, due a sinistra e uno a destra. La danza che vedete nel video è esattamente quella che abbiamo danzato noi! Davvero bello poter conoscere cose così nuove e diverse! La canzone è originaria della Norvegia, e le parole narrano la battaglia di Kringen avenuta nel 1612 ad Otta, in Norvegia . Qui trovate informazioni in inglese sulla battaglia – e qui in italiano anche in generale sulla guerra di Kalmar, mentre qui il testo completo in originale e la traduzione in inglese.

 

Per continuare, sabato c´è stato il matrimonio e anche quella giornata è stata una bella esperienza – ovvero assistere ad una festa di matrimonio svedese! Sicuramente molto diverso dai matrimoni italiani, la cena è statamolto tranquilla all’inizio, non c´è stata né musica né nessuno che ballava fino alle 23.00. La serata è stata piena di discorsi – gli svedesi sono molto attenti alle tradizioni, burocrazie e diplomazie varie in certe occasioni! e, sopresa sorpresa, giochi di gruppo! Una delle prime canzoni – che poi hanno anche accompagnato alcuni brindisi – diceva “chi gioca a calcio si alzi dalla sedia” “chi è fidanzato faccia una piroetta” e “chi ha figli faccia un inchino”. E ogni mezz’ora per qualche motivo sconosciuto a tutti noi camerieri, un gruppo di gente iniziava a correre intorno al tavolo passando dagli sposi e facendo qualcosa che mi è sfuggito dato che in quel momento cercavo di non essere colpita da questa carica di gente che correva e di rimanere in equilibrio con il mio vassoio pieno di bicchieri di cristallo 😀 Alle 23 la band ha iniziato a suonare e anche se eravamo molto stanchi la musica ha aiutato molto, anche se trattenersi dal ballare è stato difficilissimo per me! Sono stata fortunata ad essere stata mandata a casa all’uan e trenta perché alcuni sono ovviamente dovuti stare fino alla fine, ovvero alle 4,30!

Comunque…qui sotto potete sentire uno dei brani da brindisi che si cantano in Svezia, questo l’ho anche cantato con il coro dell’università di Karlstad!

Qui alle Åland è l’una di notte. Anche se l’insonnia ha fatto i suoi danni nelle scorse due notti, ora cerco di addormentarmi che domani sarà il mio secondo giorno di riposo e avrò una prima festa con i colleghi di lavoro a casa di una ragazza. Barbecue, sauna, e pallavolo…non suona male vero? All’ultimo minuto prima di andare a dormire sono anche riuscita ad organizzare un passaggio per l’andata e il ritorno…il non avere la patente si fa sentire qui al Nord! Soprattutto quando l’ultimo autobus passa alle 6 e il primo la mattina alle 7.

Perdonate gli errori sintattici se ci sono, ma sono abbastanza stanca e ormai non scrivo in italiano da molto tempo. Mi piace molto di più scrivere in inglese ma ciò esclude molti lettori dal leggere i post (compresi i miei nonni!) e quindi devo trattenermi e scrivere in italiano!

Ora vi saluto! A presto e buonanotte!

P.S. Credo che la confusione riguardo a dove le isole Åland si trovino sia ai massimi livelli tra i lettori dei miei post. E vi capisco! Quindi vi darò una breve spiegazione. Le Åland appartenevano in passato alla Svezia e poi per qualche casino storico di cui potete sicuramente leggere qui se volete 😀 le Åland sono mezze indipendenti, ma legate legislativamente e politicamente – anche se hanno un proprio governo e parlamento! – alla Finlandia, e culturalmente e linguisticamente alla Svezia! Confusione ancora eh? Insomma, in poche parole sono in Svezia!

E poi, mi sono appena resa conto di aver tralasciato alcune cose accennate nel primo paragrafo! Appena potrò ci ritornerò e scriverò tutto 😀

Frammenti di lacrime

 

 

Sono seduta su un autobus giallo diretto verso Karlstad, lasciato Uddeholm venti minuti fa, arriverò tra circa un’ora.

Stamattina mi sono svegliata e scesa in sala dove tutti stavano finendo di guardare un film con Julia Roberts, che dopo qualche minuto ho scoperto essere Eat, Pray, Love dal momento che il titolo in svedese era abbastanza diverso! Mi ricordo di aver visto l’inizio deö film qualche anno fa rifiutandomi di continuare a vederlo dopo il suo viaggio in Italia e le scene troppo stereotipate delle vie romane. Questa volta invece ho visto la fine, commuovendomi sorprendentemente nell’ultima scena, sentendo l’audio in inglese ma soprattutto leggendo i sottotitoli in svedese. Riporto le parole qui…quelle nel nuovo paragrafo sono quelle che sento molto vicine alla mia esperienza. Buona giornata e a presto!

“…I’ve come to believe that there exists in the universe something I call “The Physics of The Quest” – a force of nature governed by laws as real as the laws gravity or momentum. And the rule of Quest Physics maybe goes like this:

“If you are brave enough to leave behind everything familiar and comforting (which can be anything from your house to your bitter old resentments) and set out on a truth-seeking journey (either externally or internally), and if you are truly willing to regard everything that happens to you on that journey as a clue, and if you accept everyone you meet along the way as a teacher, and if you are prepared – most of all – to face (and forgive) some very difficult realities about yourself….then truth will not be withheld from you.” Or so I’ve come to believe.”

Sul bordo dell’età adulta

Sole ancora sopra l’orizzonte, mobili sparsi nella stanza, odore di pulito, pareti bianche lavate da poco. Sono le 22,10. Legalmente sarò ventenne tra meno di due ore, tecnicamente tra circa ventiquattro ore. Sono stanca, distrutta, ma puesto post non può essere lasciato non scritto, non si compiono vent’anni spesso in questa vita! Inutile dire che per me questi 20 anni saranno davvero importanti, anzi sento di ripetermi a raccontarlo di nuovo. Fine di un anno a Karlstad fantastico, e inizio di mille altre avventure, prima il lavoro in Finlandia, poi il trasferimento a Malmö per almeno tre anni!

Oggi sveglia alle 7 come ieri e tutto il giorno a impacchettare e pulire. The con un’amica ed il ragazzo che poi m ihanno aiutato con dei consigli super utili per pulire lavandino e cappa…insomma, alla fine sono stata fino alle 22 a pulire e per fortuna il cielo sereno e luminoso aiuta a non sentiresi troppo stanchi. Ma domani sveglia alle 6,45 – prontamente ho lasciato il telefono con la sveglia in cucina come avevo fatto stamattina, almeno sono obbligata ad alzarmi! Mi faro la prima doccia da ventenne ed uscirò con Veronica per andare ad IKEA a fare un tradizionale brunch svedese a buffet, poi giro a ikea per comprare altre scatole da trasloco, ICA per comprare gli ingredienti per la torta e la pizza (manca solo la farina!) e poi a casa.  Anzi no! Il salto al systembolaget è d’obbliigo! Diciamo che sarei potuta entrarci anche da più piccola senza comprare nulla, ma finora ci son ostata solo una volta con la mia famiglia ospitante…l’emozione sarà forte domani 😀 Più tardi mi incontrerò con due ragazzi al campus, un ragazzo e una ragazza tedeschi, per impacchettare dei cuscini che gli studenti hanno lasciato, in modo che si ricicla e si risparmia per i prossimi studenti! Quindi alle 13 andrò al campus portandomi tutte le cose necessarie per la festa…dopo l’aiuto per i cuscini prepareremo le varie cose per la festa, sperando che il tempo rimanga bello anche per tutta la giornata di domani, e verso le 18 inizierà il barbecue-chill evening. E a quanto pare anche dei ragazzi della scuola dove ero stata exchange student verranno! La playlist deve essere completata!

I miei ultimi minuti da diciannovenne, da piccola, da mascotte tra gli studenti internazionali, da “coraggiosa a lasciare casa così presto”, da teenager, da “ancora un po’ bambina, forse senza ancora troppe responsabilità. Ora vi lascio, tra meno di due ore mi sveglierò ventenne! Spero che stasera riuscirò a dormire e non pensare troppo a Malmö e alla Finlandia…ma si, dopotutto sono distrutta!!!

Buonanotte! 🙂

Chi arriva, chi se ne va

Cari lettori, credo convenga abituarsi al fatto che ormai mi riferisco al passato scandendo il tutto in periodi di sei mesi, o meglio semestri. Da studentessa credo sia il modo più facile per orientarsi nel tempo, valutare cambiamenti e situazioni pre e post semestre autunnale, primaverile ecc. Almeno credo sia meglio così per i lettori italiani, invece che usare il conteggio delle settimane che invece viene usato qui. Non ho più la testa per fare brainstorming, anche se adoro farlo, quando scrivo i miei post. Italiano, inglese e svedese, sono abbastanza confusa, oltre a crisi di identità culturali che si sono manifestate particolarmente durante il match di venerdì (17!) tra Italia e Svezia. Vedere per la prima volta una partita in un ambiente completamente internazionale, con gente da tutto il mondo, la telecronaca in inglese, e un ragazzo austriaco che ha la maglia svedese di un giocatore metà italiano metà svedese che gioca per la “tre corone” (per chi non lo sapesse, sono simbolo della Svezia e simboleggiano le due proprietà della corona svedese che erano prima Norvegia e Danimarca). Per la prima volta mi sono trovata a sentirmi completamente neutrale al gioco – si intende molto più di quanto non lo fossi mai stata davanti ad una partita di calcio! – ma particolarmente felice quando l’Italia ha fatto il primo gol, ascoltando gli “insulti” molto divertenti della gente intorno. Insomma, è stato davvero molto divertente guardare la partita con loro, sicuramente una cosa da rifare in un ambiente internazionale, anche se mi sono mancate le chiacchiere ad alta voce e di commenti sui giocatori di entrambe le squadre.

 

Sono in cucina, tutto sembra molto diverso da come era poche ore fa. Il microonde È già in una scatola di cartone IKEA, tre cassetti del frigorifero stanno ad asciugare dopo essere stati lavati questo pomeriggio. Sul letto oggi ho rovesciato tutti i vestiti contenuti nel guardaroba, per decidere cosa andrà in Finlandia, cosa dalla famiglia ospitante per i due giorni in cui starò da loro per la festa di mezza estate, cosa dovrà rimanere li per essere trasferito a Malmö, e cosa potrei eventualmente portarmi a Roma ad agosto, oltre alle cose della Finlandia. Insomma, logica e pazienza a me! Non avrei immaginato che tutto questo sarebeb stato così stressante fisicamente e psicologicamente. Questo anno a Karlstad mi sono vista cambiare, un’esperienza decisamente piena di ostacoli da un lato ma piena di soddisfazioni dall’altro. Come mi ero trovata cambiata dopo l’anno da exchange student in Svezia, lo sono ora dopo 10 mesi a Karlstad. Ho avuto la mia rivincita su alcune cose che non erano esattamente andate come avevo immaginato durante il mio primo anno in Svezia. Ho migliorato il mio svedese e decisamente anche l’inglese, avendo studiato molti corsi sento di essere pronta per affrontare il tanto atteso e desiderato programma di laurea in International Migration and Ethnic Relations. So stare da sola e mi piace, ma so anche quali effetti la solitudine può avere – soprattutto tra i mesi di ottobre e febbraio, quando nuvole e buio ti rendono un animale in letargo forzato alla veglia e alla ricerca di luce, cibo, e caldo. Ho una conoscenza abbastanza ampia – o almeno interculturalmente accettabile – di diverse culture, tra cui generalmente quella Asiatica, Europea e Centro Americana, anche se di strada ce n´è molta da fare per approfondirle. Come già scoperto nello scorso semestre, gli asiatici sono persone affidabilissime e molte educate. Prima di venire a Karlstad ed incontrare così tanta gente non ero molto attratta dal visitare l’Asia, ma ora che mi sono davvero resa conto del bagaglio culturale che si può raccogliere, ed ora che conosco molta gente che potrei andare a trovare, ho decisamente cambiato idea. Ho promesso alle ragazze e ai ragazzi asiatici di rivederli al più presto in Asia (fra quattro anni credo sia la promessa più credibile che ho potuto fare, e allora sarà anche l’anno del topo, ovvero l’animale segno di chi è nato nel 1996 ad esempio). I tedeschi sono sicuramente le persone che ho conosciuto e sto conoscendo meglio durante questi due semestri. Solamente un mese fa ho iniziato a vedermi spesso con un gruppo di tedeschi e sembra che mi sono abbastanza integrata e che mi accolgano a braccia aperte – da non prendere letteralmente per una volta, essendo tedeschi! – usano molto sarcasmo e sono persone deliziose, leali e gentili. Insomma, da cosa racconto sembrerebbe che dovremmo avere un po’ più di fiducia in tutta la gente che ci circonda…ai tedeschi ho promesso di tornare una volta al mese a Karlstad per salutarli, anzi…ahimé abbiamo fatto una scommessa, che se non tornerò ogni tre settimane dovrò farmi un bagno gelato quando poi tornerò! Che dire, sarebbe comunque un’esperienza no?

Andare in Finlandia per lavorare come cameriera, a Malmö per studiare, e diventare ventenne solamente tra tre giorni mi sta riempiendo la testa di cose a cui pensare, non solo da fare ma soprattutto di pensieri che girano senza sosta. Questi venti anni li vedo davvero come un traguardo, dopo un’anno di raggiungimenti, tristezze, risultati universitari e soddisfazioni. Ho molti piani per il semestre prossimo, la vita a Malmö, e magari a seconda di quanti soldi guadagnerò (perché riuscirò a trovare un lavoro per dindirillina!) per i viaggi. In lista per ora sono Irlanda con una mia amica, Repubblica Ceca da sola e al terzo posto l’Asia, che sarà declassata non appena destinazioni più economiche mi verranno in mente! In ogni caso, nonostante oia molto eccitata all’idea di questen nuove esperienze, la tristezza e la pesantezza nel lasciare Karlstad e la mia vita qui si fa sentire. Soprattutto perché come era successo prima di Natale, proprio all’ultimo momento sto incontrando nuova gente, ma per fortuna saranno a Karlstad anche il prossimo semestre e li potrò incontrare, e comunque la Germania non è così lontana da Malmö no?!

Mi inizio ad avvicinare al letto, devo mettere in ordine dei vestiti nelle scatole, e domani devo pulire la casa e chiamare il negozio di seconda mano e cheidere se possono venire a prendersi dei mobili. Avrò tempo fino a martedì per pulire e svuotare casa, perché mercoledì sarà il mio compleanno e non ho intenzione di stancarmi! Il programma è svegliarmi prestissimo per fare una tipica torta svedese alle fragole che viene servita per la festa di mezza estate (si chiama jordgubbstårta per i golosi curiosi 😛 ). Dopo andrò con Veronica a fare un brunch da IKEA, e che brunch! e prima gita da ventenne al systembolaget, il negozio che vende bevande sopra il 3,5 di alcool – gita d’obbligo! Poi qualche ora al lago e preparazione per la festa bbq che farò al campus, dove appunto c´è un posto barbecue con delle panche molto “cosy”. Il giorno dopo dormirò il più possibile ma dovrò pulire le ultime cose in casa e caricare tutte le scatole nella macchian della mia host family, dato che alle 15,30 verranno a vedere l’appartamento che dovrà essere pulito e completamente vuoto. Good luck to me!

Ora vi lascio, i vesitti aspettano di essere inscatolati! Buonanotte!

Incontrando rifugiati, bici e barbeque nell’aria di Linköping

Mercoledì 11 maggio 2016

Insomma, la settimana 19 di quest’anno è finalmente arrivata, e con lei il terrificante esame di svedese livello C1, il temuto TISUS! Come raccontato in qualche post, ho deciso di farlo a Linköping, in modo da non dover dormire in un posto dove non conoscevo nessuno, e soprattutto per cogliere l’occasione per salutare la mia cara amica messicano-svedese Elisa, che era stata au-pair a Roma dove ci siamo incontrate quasi due anni fa. Sono stata ospitata da lei per due notti, ed ora aspetto ascoltando radio svedese (se siete curiosi, la frequenza 106,9  da Linköping vale davvero la pena di essere ascoltata 😉 ) che lei torni dall’università. Sono arrivata a Linköping lunedì intorno alle 15, dopo aver aspettato un treno a Karlstad ed il secondo a Kristineholm sotto un sole cocente (siamo intorno ai 25° in Svezia negli ultimi giorni!). Il primo viaggio di due ore è stato uno dei più piacevoli mai fatti. Dopo essere salita su un treno ed aver ricevuto una chiamata da Micael (hostfather) tra chiacchiere in tutte le lingue della gente che saliva sul treno e cercava di sistemare i bagagli, ed essere riuscita a capire tutto in svedese della chiamata, mi sono seduta al mio posto con il tavolino. Appoggio il mio caffè del Pressbyrån sul tavolo, insieme al primo libro in svedese letto seriamente, Solstorm di Åsa Larsson. Il signore seduto davanti a me, che poi mi racconterà proprio originario di Karlstad, nota l’autrice del libro. Sorprendentemente mi dice di essere stato insegnante di una giovane Åsa Larsson a Kiruna nel nord della Svezia, dove lei infatti è cresciuta, come ci si può anche accorgere nel romanzo. Quando gli ho detto che era il primo libro in svedese che mi trovavo a leggere mi ha guardato con uan faccia sorpresa, ma davvero sorpresa. Mi sono trovata senza parole e non sapevo come rispondere. Alla fine l’unica cosa che ho pensato è che non aveva capito che non fossi svedese, e gli ho detto che lo svedese non è la mia lingua madre. Ancora incredulo mi ha fatto i complimenti, facendomi notare l’unico errore che avevo fatto da quando avevamo inziiato a parlare, ma più tardi nella conversazione ho scoperto che ha un passato da attore e che probabilmente aveva finto molto bene sulla mia bravura!

Comunque, ritornando al libro, il signore mi racconta di come agitata la scrittrice fosse all’uscita del suo primo romanzo, e di come l’aveva letto tranquillizzandola sulla qualità del libro. Il signore è insegnante di musica, conosceva anche il coro Söt Likör dell’università di Karlstad ed il nostro direttore. Insomma, abbiamo parlato moltissimo ed è stato davvero interessante e divertente, dal momento che ad un certo punto si è messo ad imitare alcuni dei dialetti svedesi.

Dopo aver scambiato alcune parole con due signore estremamente british sedute accanto a noi, sono scesa dal treno a Katrineholm per aspettare la coincidenza. Sulla banchina, assolata, con lo zaino pieno di cose, vedo una ragazza con il velo che cerca di chiedermi se il treno da cui ero appena scesa era quello per Stoccolma, e le dico “si si è questo”, cercando di premere il bottone per aprire le porte, che però sono rimaste chiuse. Alla fine la signora aveva il biglietto per il treno seguente, quindi avrebbe solo aspettato il prossimo. Il suo viso era completamente segnato da ustioni gravi, insiemi a mani e piedi immaginavo che tutto il corpo avesse passato lo stesso orrore, poi scoprirò che invece era un po’ diverso. Iniziamo a parlare in inglese, ci sediamo in stazione e mi racconta la sua storia. Proveniente dalla Somalia, arrivata da solo otto mesi in Svezia, stava andando a trovare suo fratello che abita a Södertälje, vicino a Stoccolma. Avrei detto che avesse intorno ai 20 anni, ma poi mi mostra la foto di suo figlio che ha 10 anni, le chiedo quanti anni ha e mi dice 35. Non chiedo niente del marito, le chiedo solo se è arrivata sola fino alla Svezia. E si, era sola in un viaggio durato più di due anni. È stata fermata in Grecia per due anni, e quando si trovava su un pullman per partire finalmente da li, la polizia ha cercato di fermare l’autista che non si è voluto fermare e a quanto pare in qualche modo la polizia ha usato le fiamme per spaventare e farli fermare. Dico solo ora, alla fine del racconto, che ho dei dubbi su quello che mi è stato raccontato. Incuriosita dalla storia ho provato a cercare qualcosa su internet, scrivendo greece, police, burned, immigrants, e niente è uscito fuori, se non che i rifugiati spesso si bruciano con i carburanti delle barche con cui arrivano. Sedendosi sui motori il carburante li avvolge, ed il bruciore non si sente subito.

In ogni caso, dopo un’ora saluto la signora e attraverso la stazione per aspettare il mio treno. Viaggio di meno di un’ora ascoltando musica. Arrivo a Linköping e vado a casa della mia amica nel caldo e verde di questa bellissima città. Elisa arriva a casa dall’università dopo un’oretta e andiamo in giro con le bici per la città. Prendiamo un gelato e sentiamo dei romani parlare nella piccola gelateria. Sempre riconoscibili. Camminiamo e ci sediamo su un prato su una specie di isoletta vicina al centro della città, prendiamo il sole e mangiamo frutta, alternando svedese ed italiano. Luce fino a tardi, torniamo a casa con le bici e ceniamo con un risotto all’Amarone, che non conoscevo proprio. Vino Marrone, cipolla e parmigiano. Buonissimo! La mattina dopo ci siamo svegliate alle 6,15, perché appunto io avrei avuto l’esame TISUS all’università dove Elisa studia. Arrivate li in bici, ho fatto l’esame che è davvero volato, alla fine delle prove scritte ero così contenta di lasciare l’aula che mi sono scordata la borsa dentro! E sapete cosa? Non incontro un italiano in una delle pause?! Aveva davvero un accento finlandese sullo svedese, e non avrei potuto dire fosse italiano, lui credeva io fossi svedese! A parte la mia capacità di parlare svedese, che è più che discutibile, immagino che i capelli biondi e gli occhi azzurri facciano sempre la loro parte, soprattutto se poi me ne vado in giro con una tazza di caffè comprato al pressbyrån, e con un libro in svedese in mano!

Ho pranzato con Elisa su un prato in mezzo al campus, che sembra davvero una cittadina, atmosfera bellissima, e sono andata a fare il mio esame orale. Aspetto i risultati che arriveranno tra tre settimane. Faccio fika con un kanelbulle e del caffè, il prossimo è gratis dato che si accumulano i punti sulla carta, e ovviamente mi riserverò un caffè enorme per il viaggio di ritorno di oggi!

Torniamo a casa in bici, ci prepariamo per uscire di nuovo ed andiamo al Trädgårdsföreningen, un fantastico parco/giardino in centro. Musica e chiacchiere e sole. Dopo ore vediamo qualcuno fare un barbecue su un grill usa e getta. Propongo di fare lo stesso e andiamo a comprare l’occorrente (il grill costava solo 19 corone, tipo due euro!), torniamo a casa e prepariamo le cose da portare, torniamo di nuovo allo stesso parco. Il grill usa e getta dura non più di un’ora e non è molto forte, ma abbiamo davvero fatto una cosa molto svedese che tutti fanno quando finalmente arriva l’estate e la luce, soprattutto scordandoci sale e pepe!

Scrivo nei prossimi giorno di più su Linköping, l’incontro con un’australiana a Karlstad, l’Eurovision Song Contest, i 90 km in bici, ed il weekend con la mia famiglia ospitante ad Uddeholm, dove sono ora. A presto!

Benvenuta primavera!

Forse è il caso di scrivere in italiano.

Buongiorno primavera. Uscita di casa con il sole, maniche corte sotto la giacca di pile, ballerine ai piedi. Dicono 6 gradi ma si brucia al sole. Pantaloni neri stile svedese, così non ti vedono, o almeno attiri il sole ed il calore. Tanto la primavera ce l’hai dentro.

Notizie della settimana? Lunedì scorso mentre tornavo a Karlstad da Roma sono stata accettata all’università di Malmö per il programma di laurea triennale chiamato “International migration and ethnic relations”. Da quel momento è dire poco che non sono riuscita a dormire molto bene pensando all’idea di trasferirmi li! Ho iniziato a cercare un appartamento, che spero di trovare in un’edificio adibito agli studenti, e sono stata mezza accettata per un appartamento che mi interessava e dove son stata messa al terzo posto nella fila d’attesa. Stamattina mentre infilavo la chiave nella ruota posteriore della bici per andare all’università ricevo una chiamata da Malmö…100% dialetto della Scania, ho capito circa il 50% dell’intera chiamata…insomma, i due che erano prima di me in fila d’attesa avevano rifiutato e quindi ero diventata prima…se non fosse stato per il fatto che mi sarei dovuta trasferire il 1° maggio e quindi essere studente già da quel periodo (mentre io inizierò ad agosto). Telefonata troppo bella per essere vera! Grazie al sole di oggi non me la sono “fatta prendere troppo a male”.

Ora sto all’università cercando di scrivere una pagina per un lavoro di gruppo per Business English, che tratta dello scandalo dei Panama papers. Dopo cercherò di anticiparmi la lettura di 4 capitoli di Business Cultures prima di partire domani per Göteborg. E di un pezzo di un enorme compendia! Un salto a casa per prendere i brani di coro. Lavoro di gruppo alle 16. Coro dalle 18 alle 21. E sai cosa? Non ho ancora preparato niente per la Polonia, la casa è un casino e sono distrutta…qualcosa mi dice che da oggi a domenica il caffè sarà il mio migliore amico!

Ora lascio il post, a presto con aggiornamenti da Varsavia!

Sono in una fila. Di gente seduta in una libreria di un’università. Qualcuno cerca di studiare, altri scherzano. Mi giro intorno e vedo facce tristi. Mi chiedo se come me quello che gira nei loro pensieri sono gli attentati di stamattina. Mi sono svegliata e ho letto di quello che era successo solo dopo mezz’ora dopo la catastrofe. Un’ora dopo un altro attacco alla metropolitana.

Non so se tutto questo ci stia rendendo più inclini ad amare il prossimo, o se stia semplicemente congelando i nostri sentimenti. So solo che personalmente divento sempre più triste ogni volta che degli attacchi del genere accadono. Anche ieri è stato un giorno pesante. Di 13 studentesse che sul pullman schiantatosi in Spagna non ce l’hanno fatta, 7 erano italiane. Impossibile non sentirsi coinvolti.

Svezia, Danimarca, Finlandia e Germania hanno aumentato i livelli di sicurezza. Gli aeroporti avranno un maggior numero di poliziotti. Troppo sta cambiando.

Domani torno in Italia e la paura è a mille. Faccio scalo a Francoforte e penso cercherò di stare il meno possibile in luoghi affollati. Ma so che tutto andrà bene in fondo. Ma il terrorismo sta facendo l’effetto che vogliono loro.

 

 

Memorie di una studentessa ibernata.

Ovvero di narici congelate e facce screpolate.

Avrei probabilmente dovuto scriverlo qualche giorno fa, dato che dopo il gelo che abbiamo attraversato ora i -11° non fanno più così tanta paura. Certo, quando si è alla fermata dell’autobus ci si allena in equilibrio e pazienza, dato che più ferma e con le gambe tese e vicine sei meno freddo senti, o almeno pensi di sentire. Capelli che si gelano, naso che quasi appena dopo essere uscita diventa una piccola catena di ghiaccioli, telefono che si scarica molto più velocemente a causa del freddo, e rischio di scivolare a causa del ghiaccio. Tutto questo è un inverno svedese trascorso nel Värmland. Ma poi ci sono i paesaggi innevati, il silenzio dato dalla neve che attutisce tutti i rumori, e gli uccellini che muovendosi sugli alberi fanno cadere piccoli fiocchi di neve, le finestre di casa con i cristalli di ghiaccio sui bordi, ed il sole che quando è sereno, inizia davvero a scaldare, e magari anche a sciogliere la neve su un lato di tutti gli alberi delle foreste in cui si snoda la strada per casa. Inverno è la stagione più svedese che ci sia. Chi non si guarda in faccia non perché sono freddi, ma riservati, e perché si deve stare attenti a dove mettere i piedi che sennò in un secondo sei spalmato sul ghiaccio duro.

Consigli per sopravvivere? Sembra strano e non proprio divertente, ma appena arrivati a casa, nonostante ci si vorrebbe buttare in una sauna per scordarsi del freddo appena sentito, lavarsi le mani con l’acqua calda potrebbe portare tremendi dolori alle mani, e soprattutto farle seccare immediatamente. Quindi giù di acqua fredda, tanto che importa, a -20° ci sei stata fino a questo momento no? 😉

Crema, crema, e crema. Prima di dormire, appena ti svegli, prima di uscire e quando ritorni. Sulle mani, sotto i guanti, sulla faccia appena lavati i capelli e anche un po’ più tardi. Sulle labbra chili di burro di cacao o crema, soprattutto quelle alle mandorle o al karitè. Insomma, il mio parere è che sotto sotto l’inverno non è per niente male. Soprattutto se il sole luccica e inizia ad essere sempre più alto e splendere sempre più a lungo nelle giornate. E se ti ci svegli e pensi che si “forse domani dovrei mettermi la mascherina per gli occhi in modo che riesco a dormire un po’ di più” e puntualmente te la scordi.

Scherzi a parte…sabato sono andata a prendere quattro ragazzi venuti da Hong Kong che staranno all’università di Karlstad fino a giugno. E la fortuna ha voluto che sabato facessero -26° percepiti. E che gli studenti arrivassero in ritardo, e che la stazione degli autobus dove si può aspettare al calduccio, fosse chiusa (perché che senso avrebbe tenerla aperta per quegli sfigati che devono aspettare al freddo alle 9 di sera?). Insomma, ho avuto paura di morire congelata! Ma poi alla fine sono arrivati, abbiamo mangiato a McDonald’s, e mentre tornavamo al campus, uno degli studenti (l’unico del mio gruppo di cui mi prendo cura) si è scordato lo zaino sull’autobus. La faccenda si è risolta in due giorni dato che la compagnia di autobus l’aveva trovato e lui è andato a ritirarlo, tutti felici e contenti. Buona educazione svedese? Direi proprio di si! Mercoledì della scorsa settimana ero andata a fare la spesa, e da li non ho più trovato la mia tessera dell’autobus. Super depressa ho iniziato a comprare biglietti prima di ricomprarmi una nuova tessera magnetica, ma poi una signora che abita al palazzo accanto mi ha suonato alla porta dicendomi che aveva trovato la mia tessera (con scritto il nome sopra) proprio davanti alla porta del mio palazzo. Insomma, she made my day really!

Comunque ora chiudo, domani arriveranno altri post….buona serata!

Ah…ora esco, le temperature sono decisamente più calde…-4° dopo due settimane sotto i -10°! Felicità!

Di candele, neve sciolta e calendari doodle

Tempo di buio, l’effetto bradipo inizia a farsi sentire. Qui è tutto una corsa, tra sveglia, corsi, allenamenti, fare la spesa, studiare, andare alle prove di coro e soprattutto impararsi a memoria decine di brani in inglese e svedese, comprare il vestito di Lucia per il concerto che avremo tra qualche settimana in Aula Magna, e anche per quello di Natale fra una settimana. E soprattutto trovare tempo per fare quello che mi piace, ovvero scrivere delle mie avventure qui, leggere (qui proprio non ci riesco) e guardare film, magari per allenare inglese o svedese, e magari italiano!

La neve si è sciolta e non mi dispiace. Vanno benissimo alcuni giorni di biancore per illuminare tutto quanto e rendere tutto più cosy, ma quando è troppo è troppo. Un exchange student che conosco da altri amici l’altro giorno è caduto dalla bici rompendosi tre denti. Era solo scivoloso e neanche c’era la neve, e immagino sia stato un pizzichino poco prudente, ma gli effetti del ghiaccio andando in bici ci sono! E soprattutto, se so che posso arrivare in bici all’uni e all’allenamento in pochi minuti sono molto più motivata ad uscire di casa! Ieri mi sono svegliata con molta nostalgia di casa. Sembra assurdo perché torno fra un mese a Roma, ma in ogni caso andando all’università incontrando qualche amica (e poi anche solo “vedere” gente è “socializzare”) e ritirando il modem di internet, mi ha davvero tirato su il morale! Videochat con mia sorella di sera e poi sono crollata a dormire!

Manca come scritto prima davvero poco al mio ritorno a Roma e sono davvero fomentata, ma sempre molto sorpresa quando mi rendo conto che questo autunno/inverno buio svedese non mi ha fatta andare in letargo come era successo quando ero stata exchange student in Svezia. Comunque, oggi allenamento e poi mi precipito nella chiesa dove faremo le prove per il concerto di Natale del 4 dicembre. Alla fine credo parteciperò solo al concerto di Natale ed al “treno di Lucia” che ci sarà in aula magna la seconda settimana di dicembre, giusto per avere un assaggio di com´è cantare nel treno di Lucia in Svezia. Altrimenti ci sarebbero cinque concerti in più da cantare e proprio non ce la faccio!

Gli svedesi ed i  calendari doodle: in Italia non si usano, o almeno non mi era mai successo di usarli. I calendari doodle per chi non lo sapesse sono semplicemente dei modi facili facili di decidere un appuntamento o un evento in modo democratico, ovvero secondo il metodo de “la maggioranza vince”. Finora son stata invitata a quattro “sondaggi”. Due per decidere i turni al pub degli studenti, novembre e dicembre, uno per decidere quando riunirsi con la voce del mio coro a casa di qualcuno per studiare meglio i brani, ed uno per decidere quando fare il meeting iniziale per diventare host nel prossimo semestre. Questo dimostra davvero quanto in Svezia nessuno voglia sentirsi maggiore di nessuno, si decide insieme, e soprattutto si fanno le cose “ordinatamente”. E niente su carta soprattutto! Un altro esempio di questa libertà e possibilità di partecipare alle decisioni, e zero gerarchia, sta nel fatto che nel coro dell’università si organizzano spesso gruppi, composti da noi coriste stesse, per svolgere alcuni incarichi come l’organizzazione di concerti importanti, oppure il gruppo che si occupa dei social media ecc.. Tutti questi consigli vengono decisi ad inizio anno, ed alcuni meno importanti a metà anno, durante “meeting” informali e formali simili a questo. Un pochetto straziante vero? 😛 Comunque, a maggio canteremo un concerto tutto nostro che avrà come tema centrale quello delle donne. I brani scelti saranno solo quelli scritti o cantati da donne…e per organizzare il concerto c’era bisogno di un “producente grup” ovvero un gruppo producenti, e ho deciso di farne parte! Quindi…il prossimo semestre sarà pieno di cose da fare, come lo è stato dopotutto anche questo! Spero di riuscire a trovare tempo per rilassarmi, anche perché se non si ha mai tempo per fare quello che piace non ci si rende neanche conto che il tempo esiste! E la procrastinazione qui è diventata attività quotidiana! Comunque…il mio obiettivo di stare allenata e quindi non troppo stanca durante la diminuzione delle giornate sta riuscendo alla grande, e questo mi basta per essere un po’ soddisfatta.

Ricapitolando…il prossimo semestre canterò nel coro, sarò producente di un concerto fighissimo, continuerò ad allenarmi, frequenterò circa quattro corsi (tra una settimana mi diranno a quali sono stata accettata), probabilmente riceverò il personal number svedese, ovvero il codice fiscale che qui serve per ogni singola cosa, probabilmente andrò a trovare mia sorella che si è trasferita in Portogallo da qualche settimana, e sarò host per i nuovi studenti internazionali che arriveranno a gennaio. Emozionata? È dire poco!

Ieri ho visto in aula magna con un’amica un concerto di un cantante svedese abbastanza famoso che si chiama Danny Saucedo, che ha partecipato sia al Melodifestivalen che all’Eurovision Song Contest. È stata una specie di concerto chiacchierata con un altro musicista chiamato Nils Landgren. Davvero interessante. Dopo aver visto il principe Daniel due volte e la principessa Victoria una volta, mi rendo conto sempre di più quanto sia bello stare in questa università.

Ora vi saluto! A presto!

Fate un salto su questi link se volete sentirmi parlare di come vanno le cose qui in Svezia 🙂

E qui…se siete curiosi della situazione politica relativa alle immigrazioni.

 

Neve, parte I

…ovvero come distruggere un ombrello in pochi minuti

Da giorni dicevano che oggi avrebbe nevicato. Ieri sera prevedevano pioggia e neve per tutta la giornata di oggi. Stamattina mi sono svegliata sentendo i soffi del vento fortissimo, da Nord, e della pioggia che batteva sulle finestre. Ho pensato che non avrebbe nevicato, ma passando davanti alla finestra della cucina mi sono accorta che il parchetto della piccola area dove vivo era tutto imbiancato. Felicissima mi sono preparata un caffè all’italiana, e scaldato due muffins che avevo preparato e surgelato qualche giorno fa, con cannella, garofano e zenzero. Ho scongelato anche due fette di pane per farmi un panino con cetrioli e formaggio. Abbasso la carne, è il mio motto qui in Svezia!

Comunque, Rossella alle prese con la neve è una scena da non perdersi per nulla al mondo. Tutta contenta ho deciso di vestirmi “cosy”, cioè gonna nera, calze colorate, stivali bassi e calzini colorati. Cappello di lana e sciarpa fino a coprire le palpebre. Ok, ma non ho pensato al fatto che non solo nevicava, ma che c’è vento da Nord oggi! E pure forte…pioggia e neve sono terribili perché cadono pesanti e veloci, poi con il vento ti bruciano la faccia (anche se non siamo sotto 0° quindi si sta abbastanza bene devo dire). Quindi, provo ad aprire l’ombrello, ma sono costretta a chiuderlo per il vento. Tutta la gente va in giro con la neve che gli entra negli occhi e neanche strizza gli occhi o abbassa la testa! E come fanno, senza neanche il cappello?!?! Questo mistero svedese è ancora da esplorare…

Comunque! Il compito di inglese sta andando leggermente meglio, sono entrata nel circolo dell’individuare gli argomenti dell’autore sui quali mi trovo d’accordo o no, fare ricerche, scrivere fonti, argomentare ecc. Dopotutto per lunedì abbiamo solo da consegnare la bozza di tre pagine. Domani sera e sabato sera lavorerò al pub, quindi vorrei cercare di finire tutto quanto oggi, in modo che domani mi posso rilassare prima di fare il turno di nove ore.

La neve inizia a cadere più lentamente, tanto di tempo per veder migliorare le cose ce l’ho, rimarrò qui fino a stasera!

Ieri all’università sono venuti il principe Daniel e la principessa Victoria di Svezia…per il principe era la seconda visita in questo semestre all’università di Karlstad, e ieri gli occhi erano tutti puntati sulla principessa, che è pure incinta!

Conosco una ragazza che va all’università e che ho conosciuto per varie coincidenze prima di riuscire a trovare un posto dove stare le prime settimane qui a Karlstad. Ha i genitori ungheresi ma è svedese “su carta”. Sabato ci vedremo per fare una passeggiata di allenamento e poi faremo qualche dolce svedese natalizio, come lussebullar, pepparkakor, e kardemummakaka…

Domenica come avevo detto canterò con il coro ad un centro accoglienza rifugiati a poca distanza da qui.

Ieri ho fatto la prima volta in casa la pasta, orecchiette acqua e farina…piccole cose che fanno felice una studentessa espatriata!

Ora vi saluto…lunedì avrò internet e le serate a scrivere post saranno più frequenti a partire da quel momento! Buona giornata!

Bandiere e altri patriottismi

16 novembre 2015

Cara Dani, immagino riconoscerai queste righe e non ti offenderai se le ho messe anche qui…

Le nominiamo, disegniamo, impariamo, ne invertiamo i colori. Ma soprattutto le esibiamo, sapendone più o meno del loro significato, di cosa c´è voluto prima di arrivare a “disegnarle”. Già da piccoli ci divertivamo a metterne ovunque, sui tetti delle case, in mano alle piccole figure disegnate, sventolandole alla festa della Repubblica. Ce ne sono di alcune molto importanti. Quelle del nostro paese, che per noi vincono su tutte le altre. Quella della pace, dell’Europa.

Per la prima volta, dopo un attacco terroristico sono rimasta senza parole. Di solito condivido molto, dico come la penso, cambio foto profilo. Ma questa volta sono rimasta così scioccata da non riuscirne quasi a parlare. Il fatto che sui media sono pubblicati decine di video amatoriali degli attacchi mi fa venire il mal di stomaco. Spesso me li vedevo, questa volta non riesco neanche a leggerne i titoli.

La sera in cui l’ho letto ero dalla mia famiglia ospitante e non riuscivo a prendere sonno, quindi ho deciso di accendere il telefono. I morti erano ancora “solo” 30. La notte ho dormito ovviamente malissimo, ed il giorno dopo se n´è parlato incredibilmente tanto, nonostante in Svezia le cose tristi si cerchi sempre di tenerle da parte.

Purtroppo non c´è da indovinare, e non c´è nemmeno bisogno e possibilità di tranquillizzare. Secondo me un prossimo attentato ci sarà, non in Francia perché ormai le misure di sicurezza sono ai massimi livelli. Quello che mi chiedo io è: com´è possibile che ogni santa volta che succede qualcosa, dopo poche ore sbucano i servizi segreti che dicono che loro erano a conoscenza della possibilità di attacchi imminenti, e che avevano sott’occhio una parte di quelli che poi si sono rivelati essere i terroristi? Io mi starei zitta al posto loro, o meglio farei qualcosa per evitare gli eventi.
La terza guerra mondiale è iniziata. L’abbiamo tanto nominata invano ed ora eccola qui. Russia e USA che non si fanno problemi a mostrare il loro maschilismo (studiato anche nel caso delle diverse culture) e minacciano attacchi con armi nucleari. La Francia che non ci ha pensato un attimo ad attaccare, e che soprattutto involontariamente pretende il sostegno di tutta l’Europa. La Germania ha fatto un passo indietro, l’Italia non ci pensa due volte, la Svezia parteciperà dopo decenni di neutralità nei conflitti militari, anche se vendendo armi.

Oggi all’università abbiamo osservato un minuto di silenzio, mentre una candela si scioglieva su un tavolo di una delle caffetterie. La rettrice ha detto delle parole per ricordare le vittime di Parigi e Beirut.

Venerdì arriva la neve a Karlstad. Domenica con il coro dell’università canteremo per i rifugiati, in un centro di prima accoglienza a qualche decina di chilometri da Karlstad. Il razzismo sta aumentando qui in Svezia. Ogni settimana vengono bruciati dei centri che sarebbero dovuti essere destinati all’accoglienza rifugiati. La Svezia ne accoglie ormai 10.000 alla settimana, e pensando che la popolazione svedese si aggira intorno ai 9 milioni e mezzo, non è una cosa da poco in mia opinione. Ma l’emergenza la stanno gestendo abbastanza bene ai miei occhi, anche se qualche poliziotto in più immagino non farebbe male, insieme alla convinzione che la Svezia non è più un posto sicuro come tutti hanno sempre creduto (e gli svedesi a volte sembrano stare su una nuvola di zucchero, tutta per loro!). Leggete qui se volete

Conosco gente da tutto il mondo. Finora ho incontrato gente da quasi tutti i paesi d’Europa, e poi statunitensi, canadesi, australiani, neozelandesi, inglesi di tutti i luoghi, egiziani, siriani, gambiani, afgani, indiani, libanesi, cinesi, sud coreani…e così via… Pensare di dover chiudere le frontiere non mi salta in testa nemmeno un secondo durante le mie giornate. La conoscenza degli altri è la migliore medicina al razzismo.

 

Ora vi saluto

Prossimo post tra poco 🙂

Pub moments!

Giovedì 12 dicembre

Mal di schiena da lavastoviglie e casse in inglese, birre ceche e grembiule nero della Guinness, maglietta super arancione ed asciugamano della Carlsberg. Tasca per mettere le posate e numeri da urlare in giro per il pub. Bicicletta e chiave in mano per sbloccare la ruota posteriore. 17.15, buio, case a schiera ed orientamento pessimo.

Il freddo inizia a pungere le orecchie, scoperte dalla sciarpa avvolta intorno alla testa dalla quale sbuca una treccia super tesa. Oggi primo turno al pub degli studenti. A volte mi sento come una bambina contenta dopo aver appena indossato il suo vestito di Carnevale.

Il lavoro è volontario, ma a fine serata si dividono le mance. In Italia, se avessi lavorato la prima volta nessuno mi avrebbe pagato niente perché si sa, !sei novellina!”. Ma invece abbiamo diviso le mance, e tutti abbiamo preso un po’ di meno del normale perché io ero un extra (eravamo cinque invece che quattro). 7 euro, ma non mi lamento. Divertimento e soddisfazione assicurati. Si lavora dale 17,30 alle 2. Si inizia collegando le varie lampade, riempiendo i frigoriferi di bevande che mancano, si mettono le sedie posso ai tavoli. Se invece sei in cucina inizi ovviamente a preparare gli ingredienti. Alle 18,30 si mangia tutti insieme, gratis, e che cibo! Alle 19,00 si apre. Mercoledì è il giorno più affollato perché di solito gli studenti internazionali, dopo essere stati alla movie night all’università, rimangono tutta al sera al Bunkern, mentre venerdì e sabato il pub è più un “pre-fest”, la gente viene a bere e mangiare qualcosa prima di andare nei locali.

Venerdì 13 novembre

Pioggia, a secchiate, come non l’ho mai vista qui in Svezia.

I pensieri vanno e vengono. Si fermano, poi ancora a centomila ripartano. Silenzio. L’autobus sta per partire.

Vado dalla mia famiglia svedese. Stasera ci aspetta sicuramente una cena tranquilla, con i genitori di Katarina, arrivati oggi per venire a salutare. Una cena che quando passo a salutarli è sempre accompagnata da qualche bicchiere di vino, magari quello che inviamo dall’Italia.

Sto ancora cercando di riprendermi dal turno di mercoledì sera al pub degli studenti. Tornando a casa non ho dormito direttamente, ma a partire dalle 4.00, svegliandomi con la luce del sole, e pure forte perché era sereno. Nel pomeriggio ho dormito di nuovo, e dovete sapere che se ci si addormenta alle 15.00 ed è inverno, qui in Svezia non ti alzerai prima delle 18.00 perché diventa buio subito dopo. Mi sono concessa qualche chiamata via whatsapp con genitori e sorella.

Ora si parte. Musica rilassante da giorno di pioggia, guardando il calmo paesaggio svedese.

Quando si inizia a guardare giù/ Ovvero, di contesti, bandiere ed inverno

Mi fa ridere il modo in cui finisco le provviste di cibo in casa

Le prime cose sono latte e yogurt…dato che sono sola devo sbrigarmi a mangiarle e quindi ho deciso di non comprarli più altrimenti mangio troppo

Poi ci sono i biscotti

Poi passo di nuovo al frigo

E quando tutto e dico tutto finisce…

Si apre il freezer, si scongelano cose e condimenti

Scatole preparate per l’università vengono scaldate in padella e non al microonde

L’ultima settimana non dico che si fa la fame, ma diciamo che mangio disordinato xD

L’altro giorno ho trovato alla coop una scatola celebrativa fatta da Lavazza per il loro anniversario…indovinate un po’? Mi sono ritrovata a comprare una tra le tre esposte, ovvero quella con una bandiera italiana, cosa che in Italia non avrei mai fatto! Ecco il bisogno di esprimere la propria appartenenza culturale. A casa, dopo una cena con due amici che hanno voluto lavare i piatti, con me che dicevo “non dovete davvero! Siete gli ospiti! E sono italiana, quindi facciamo all’italiana!”, i miei amici hanno risposto “non vedo bandiere italiane, non è una casa italiana, quindi facciamo al modo nostro!”, ovviamente tutto ridendo in questo caso… Sembra assurdo, ma comprare la scatola e riempirla di caffè è stata una delle cose che mi ha fatto sentire davvero a casa, e mi ha riempita di gioia. Stare all’estero non vuol dire privarsi delle cose del proprio paese, ne negare i propri comportamenti. La gente ti immagina e ti vuole italiana, devi esserlo, senza avere paura dei pregiudizi, che tanto ci saranno sempre, anche dentro ad una stessa cultura, e soprattutto la gente crea sottogruppi per discriminare in qualsiasi occasione. Quindi sii fiera/o, beh non troppo, della tua appartenenza culturale 🙂 E pensa che l’obiettivo per te che sei all’estero dovrebbe essere quello di trovare un equilibrio tra cultura ospitante e la tua cultura 🙂

Stare immersa nella vita degli erasmus e nello stesso tempo non essere al campus rende tutte le cose molto difficili, anche se sarebbe stato molto peggio se avessi vissuto li. Mi riferisco alla capacità di studiare. Sebbene tutti dicono “devo studiare e passare altrimenti è la fine”, e dicono che sono fortunata a non essere “obbligata” a ricevere buoni voti perché sono una free-mover, passano la settimana a non fare nulla (o almeno molti di loro, non tutti!), uscire ogni sera ecc.. Ed inevitabilmente, a volte mi comporto come loro senza volerlo, adottando procrastinazione a go-go, ma riuscendomela a cavare comunque abbastanza bene.

Il corso di inglese per studenti internazionali mi sta davvero uccidendo, fra due settimane abbiamo il primo compito da consegnare, ovvero un saggio in inglese formale di almeno 1500 parole, più 3 pagine di un altro compito che ancora devo capire in cosa consiste. E per lunedì abbiamo tipo 35 esercizi di analisi di vari testi.

Il fatto che non riesco assolutamente ad usare il sarcasmo, o anche ad evitare di usarlo, con la mia amica tedesca, è una cosa che mi sorprende ogni giorno di più.

La sera in cui abbiamo fatto la cena messicana, questa mia amica era stanchissima ed è crollata a dormire sul mio letto. Prima che si addormentasse le abbiamo detto “Sofia sei proprio asociale!” ovviamente scherzando, e lei ha risposto dicendo “Si lo so, scusatemi, davvero mi sento davvero maleducata ma sono proprio distrutta! Svegliatemi quando finisce il film”. Tutto senza un filo di ironia, e magari anche con un po’ di offesa da parte della mia amica.

Anche scherzare a tavola posso immaginare sia stato un disagio per la mia amica. All’inizio abbiamo tutti mantenuto un comportamento “rispettoso delle abitudini degli altri” (ad esempio, parlando tutti a bassa voce), ma dopo un po’ che il messicano scherzava da solo, ho iniziato ad entrare nel loop, a me familiare, del sarcasmo e delle battute del Sud Europa/America Latina. Così tanto che la mia amica ha smesso di seguirci, lanciando occhiate confuse, e mi sono addirittura sentita in colpa per averla tenuta così fuori dal discorso senza volerlo…

Culture ad alto e basso contesto. È di questo che si parla. Questo è il motivo per cui i nordici possono scherzare tra loro dando dei risultati da entrambe le parti, e spagnoli ed italiani si sentono a casa quando parlano.

In culture ad alto contesto, riferendosi al livello di significato dato ad ogni parola detta, e l’Italia ha un punteggio alto, ciò che viene detto viene interpretato dipendentemente da altri fattori, come la persona con cui si parla, la comunicazione non verbale, il momento in cui si parla, l’ambiente, la gente che c’è intorno ecc.

Paesi come Germania, Finlandia e Svezia sono capaci di scherzare tra loro. Beh scherzare è una parola grossa per noi italiani, ma diciamo “provocare riso!”. Uno spagnolo senza grandi capacità di comunicare con persone di altre paesi, si ritroverebbe a non capire le battute, rischiando di non rispondere gentilmente, magari offendendosi, o rispondendo in una maniera esagerata e non attesa dall’altra persona.

Se menti ad uno svedese non se ne accorgerà così facilmente. 1) perché per loro la comunicazione facciale non significa molto, o almeno non viene usata quasi per niente, quindi per un italiano basterebbe poco o nessuno sforzo per mentire (guardare negli occhi in un certo modo, non abbassare lo sguardo ecc…). 2) perché in Svezia si è tutti uguali, ci si rispetta, l’invidia non è diffusa come in Italia, l’odio senza motivo quasi nemmeno esiste , e quindi pensare che qualcuno mente è off-limit. 3) perché appunto essendo una cultura a basso contesto, ciò che viene detto viene interpretato per quello che è, senza aggiungere altri presupposti, e non si fa attenzione ad altri simboli, magari non verbali, come abbassare gli occhi ecc.

Doppi sensi e significati nascosti sono interpretati a seconda delle culture. Se ad un italiano/a dici “ho freddo”, lui/lei ti abbraccerà molto probabilmente, o magari ti darà una felpa o ti porterà una coperta, o ti farà del te caldo, o addirittura alzerà il riscaldamento. Se lo fai in Svezia, molto probabilmente ti ritroveresti a dare inizio ad una profonda conversazione sul funzionamento del riscaldamento in certi posti, e poi ovviamente, si finirebbe per parlare del tempo!

Sarcasmo…quando vedo un film con la mia famiglia ospitante, a volte rido come loro, a volte “all’italiana”…ma la cosa più comica è che se vediamo un film insieme, si ride sempre, dato che ci alterniamo!

In Svezia se vedi una persona e non ci vai a parlare ma fai altre cose, quella persona non penserà che ce l’hai con lui/lei, ma piuttosto che devi finire delle cose da fare prima di andare a parlarci.

Alla fine di una canzone di compleanno non si battono le mani. Dopo più di un anno di esperienza svedese ci sono sempre io che rimango con le mani appese in attesa di un applauso, appena in tempo per non farlo!

Se si deve applaudire lo si fa senza pensarci troppo. Qui mi capita molte volte di vedere mani mezze avvicinate, ma che non si incontrano mai.

Ormai la mia vita qui è davvero piena, ed è assurdo pensare che dovrò lasciarla tra qualche mese, ma ho un piano da seguire, e soprattutto CARPE DIEM!

Il lunedì in questo periodo ho lezione di inglese per studenti internazionali, dopo pranzo. La sera ho le prove di coro, tre ore spezzate da una “fika” di mezz’ora, durante le quali ora ci stiamo allenando per i prossimi concerti di Natale. Ieri hanno provato con noi cinque ragazze che sono state selezionate come le Lucie del Värmland, o meglio le ragazze che dopo varie selezioni sono state giudicate e selezionate per cantare il “treno di Lucia” una sfilata tradizionale svedese, dove delle ragazze vestite di bianco e con candele in testa canteranno un po’ dovunque. Vi devo dire la verità, io ancora non ho capito bene chi sono e cosa faranno esattamente!

Avremo un concerto di Natale il cui ricavato andrà all’UNHCR, canteremo in città, all’università, al vecchio municipio dove ora stanno vivendo 150 rifugiati, ad una casa per anziani…

Il martedì ho tempo per studiare, e la sera ho spinning nella palestra dell’università.

Il mercoledì, a partire da domani, avrò la possibilità, quando voglio, di aiutare a far funzionare il pub degli studenti chiamato “Bunkern”. Nessuno stipendio e turni dalle 17,30 alle 3.00, ma si prendono le mance che si dividono a fine serata, si conosce gente e posso allenare sia svedese che inglese!

Il giovedì ho la possibilità di frequentare business cultures, anche se non sono stata ancora presa e sono in riserva, ma nel caso venissi presa potrei almeno fare l’esame, e non è uno di quei corsi con frequenza obbligatoria.

Il pomeriggio del giovedì cerco di allenarmi.

Venerdì e sabato sono gli altri giorni di apertura del pub, quindi quando non ho altro da fare e non sono ad Uddeholm per salutare la mia famiglia ospitante, farò dei turni li

Ho scoperto ieri, dall’insegnante di inglese che ha la madre norvegese e parla un ottimo svedese, che il famoso coffee refill esiste anche in Svezia! Se paghi un caffè hai il diritto di prendere (almeno) un’altra tazza. Ad IKEA se compri una bevanda puoi riempire quante volte vuoi, anche se non so se in Italia hanno mantenuto la tradizione.

La cosa positiva è che non sono per niente stanca a causa del buio, semplicemente perché non ho tempo per pensarci! E un po’ mi sono allenata.

Ok, spizzico golosità, ma mi alleno e l’effetto viene contrastato.

Due giorni fa l’aria invernale è arrivata.

Il sole non scalda più di tanto, il vento che tira è freddo. La mattina tutto è congelato. Anche se le notti a volte sono più calde delle giornate. Si inizia a camminare con il naso verso il basso più di quanto normalmente non facciano gli svedesi.

Ora vi lascio, ci sentiamo!