I figli della guerra

Ho iniziato ad incontrarli

ed hanno visi cicatrizzati da rovi

che nel cammino non sono riusciti

a fermare la loro fuga

 

Non hanno più di dieci anni

alcuni sono forse segnati a vita

poche parole escono dalle loro bocche

occhi che nelle foreste non riescono più a chiudersi come vorrebbero

 

Di padri con cui non riescono più a giocare

le mine hanno segnato le loro gambe

dolori e stampelle all’ordine del giorno

solo discorsi senza sosta ad allontanarli dai ricordi

 

Qualcuno sdrammatizza

si parla di sciabole minacce e ricatti

i più grandi quasi sorridono

ai ricordi di quelle torture

 

Mi giro
un bambino di otto anni carica un pennarello
su un fucile di rami
impaurito, quasi abituato, prende la mira

 

 

 

Quel che rimane di svedese

La ciclabile che dal centro della città si muove a sud, dopo qualche chilometro si avvicina finalmente alla costa. L’intera area cittadina non coprirà più di ottanta chilometri quadrati, eppure le pedalate si sentono. Si sentono superando altri ciclisti, mettendo i pedoni davanti ad una scelta da fare, tanto velocemente quanto la sua importanza, e controllando ancora una volta se quell’autista ti farà passare. Da una zona collinare a nord-est, tra curve, qualche semaforo e salite, si passa dal respirare un’area quasi di villeggiatura, ad una di scambi di macchine e frenate, fino a quel moderno avvicendarsi di palazzi, per poi buttarsi in una distesa infinita di sabbia bianca.

Il momento migliore è quello del tramonto, quando con attenzione puoi concentrarti facendo appannare un po’ gli occhi, e accorgerti di linee che formano strutture simili a lego. La costa danese, che guardata seduti dal lato svedese non somiglia ad altro che un cumulo di cemento e continui lavori in corso, rimane un segreto nonostante la sua vicinanza. Che sa di sconosciuto come quei luoghi che da marinai di passaggio mai vennero visitati.

Una ricchezza che spetta di essere scoperta ed apprezzata attende in ogni angolo della città. Tra spari di cui si parla troppo, giovani creativi ed occhiali da vista tondi, troppo poco sgargianti e troppo costosi, si nasconde la bellezza di una città non per niente artistica o storicamente importante, che si costruisce con fatica, allargando le spalle e mettendoci di mezzo qualche risata, una particolarità tutta sua.

Poesie di maggio

Foglie che quasi già iniziano ad ingiallire fanno sembrare quei momenti di rinascita della natura ormai così lontani ed irreali. Si torna sui paesaggi verdi impressi guardando fuori dai vetri delle finestre di casa.

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Natura gigante

Così gigante che sembra
di non averti abbastanza,
anche quando quasi non si può di più

Fiori germogli fruscio tra gli alberi,
mattine calde e finestre dischiuse,
a lasciar entrare un odore di novità

Dopo mesi dischiusi in piumini
e case di candele, luce che non sapevi
potesse accecare così tanto

Serate al porto e
giacche al vento,
tramonto tardo e calore sui visi

Estate alle porte
nostalgia di quello che si lascia,
ritrovando il buio invernale

Aspettando di nuovo la primavera dell’anima
Scoprendo ogni volta come fosse la prima,
il maggio svedese

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Una serata di maggio

Città di visi, visi sconnessi.

Scarpe che toccano vetrine fredde,
in una primavera più che inoltrata.

Verde, colori, fiori, blu cielo.

Silenzio rumore noia.

Case chiuse e luci accese, autobus che brillano nel caos silenzioso
di una città in chiusura.

Corpi sereni e dritti, giacche al vento
e capelli all’aria.

Città di visi, visi connessi ai giovani occhi
da musica che ti porta altrove

City

Get off. Walk. Watch. Mind the gap. Red. Smells. Scents. Go. Run. Left. Difference. Map. Gap. Second. Ready. Culture. Diversity. Equality? Respect? Silence. Seats.

Arrived in Malmö with the train from Copenaghen half a hour ago, got a drive from the boyfriend of the organizer of the trip – who was more energetic than thirty five teenagers would be after such a busy week we have experienced.

We all slept a very few hours after a night of fun between the multicultural area of Brixton and Soho.

Meeting people dancing on streets on African rithms eating different singing the same new steps colored drinks stopping again starting moving arms hips waist hair black surprise images excitement between the fifth and the first in a market of hidden restaurants stereos tacos origami faces rythm drums and flowing convincing people bored up down moon shining and dogs barking wood of a table where sitting if not dancing serious faces moving as in films loud music lower volume up again. Dance.

London ♡

Stream of consciousness. Again and again and again

Sapete di quei posticoseluoghimomenti ispirato?

Che quando inizi poi non finisci più

Ascolti una canzone e quella ti aiuta, a mandare su giù e fuori tutto quello che vorresti scrivere e che altrimenti non riuscisti a fare.

No one offers you a shoulder, no one looks you in the eyes

Stay curious

Listen

Explore

Learn

Open that book and then one again in that bookshop where your nose get lost in…and your hands plays with those lonely pages.

A night sitting in the backseat of your Swedish host family’s car

A song

Voices, birds singing and snow falling

This are the moments that I am gonna remember most yeah

italienska engelska och svenska

This post is making me crazy

Secret from my American dreams

Hai bisogno di qualche protezione?!

Tira fuori il bambino dentro di te

e ancora viaggia, sii l’eroe di qualcuno

mangia, abbuffati e canta a squarciagola

Maths has not the right to keep you far from your life

Not yet at least

yes indeed! “said the economist”

cords

g

d

e

and

do not know what

Let it go out

It will makes you free

Drums of cellos

a pounded ground

adrenaline and breath

just for one more hour