Ritornando ai pensieri da treno

Grandi edifici nelle larghe vie della città di Malmö.

Tra poco le luci si spegneranno, con l’orario invernale che entrerà di nuovo in vigore tra poco più di una settimana. Il cemento allargherà ancora di più le ombre fredde che coprono un sole che già non scalda abbastanza. Ma più vita, più attività nasceranno in quella che fino a qualche decina di anni fa sembrava stesse per diventare una città fantasma. E la mente torna ai primi giorni presso l’università di Malmö,un anno fa, scaldando il pranzo con chiacchiere fatte con quelli che poi sarebbero stati tuoi amici entro pochi mesi. Uno sguardo fuori dalle vetrate sentendo il rumore di edifici che vengono distrutti e le prime fondamenta di un nuovo tessuto urbano. Che fa rumore mentre in bici attraversi la parte settentrionale della città, prima del semaforo sulla tua destra, curve da prendere strette evitando quei lavori in corso.

Un inverno all’altezza di Stoccolma che si sta avvicinando sempre più. Sul treno gli alberi tendono a sfumare verso gialli, arancioni, e marroncini che non vedi da nessuna altra parte, e che tardano ad arrivare nel sud della Svezia.

Il tentativo di sentirsi di nuovo a casa in una città dove hai vissuto per un anno. E un po’ ci riesci, ma senti che ormai casa tua è un’altra, che hai bisogno di diversità e qui vedi troppe facce svedesi, troppo simili l’una alle altre, troppi passi camminati alla stessa velocità ed una città troppo piccola. Che prima ti dava sicurezza per la familiarità che trasmetteva, la facilità con cui riuscivi a memorizzare posti e per i volti che incontravi spesso. Ora quando vai in giro, ti basta incrociare al massimo una persona che conosci, di più sarebbero troppe, e a Malmö ognuno sembra trovare il suo posto, hai difficoltà a percepire una maggioranza. Anzi spesso scherzi con qualcuno dicendo che qui gli svedesi sono la minoranza.

Chissà quanto tempo passerà prima di muoversi ancora, ma per ora, nonostante se ne parli spesso in termini negativi, Malmö è un posto che inizio a chiamare casa, quasi una piccola Londra che sta mettendo le sue radici, centinaia di ristoranti con cucina di tutto il mondo, festival musicali e cinematografici, ed il suo profilo, dalla terrazza dell’università, che assomiglia a città piene di grattacieli ai primi arbori, ancora, e sempre più, in costruzione.

 

Quel che rimane di svedese

La ciclabile che dal centro della città si muove a sud, dopo qualche chilometro si avvicina finalmente alla costa. L’intera area cittadina non coprirà più di ottanta chilometri quadrati, eppure le pedalate si sentono. Si sentono superando altri ciclisti, mettendo i pedoni davanti ad una scelta da fare, tanto velocemente quanto la sua importanza, e controllando ancora una volta se quell’autista ti farà passare. Da una zona collinare a nord-est, tra curve, qualche semaforo e salite, si passa dal respirare un’area quasi di villeggiatura, ad una di scambi di macchine e frenate, fino a quel moderno avvicendarsi di palazzi, per poi buttarsi in una distesa infinita di sabbia bianca.

Il momento migliore è quello del tramonto, quando con attenzione puoi concentrarti facendo appannare un po’ gli occhi, e accorgerti di linee che formano strutture simili a lego. La costa danese, che guardata seduti dal lato svedese non somiglia ad altro che un cumulo di cemento e continui lavori in corso, rimane un segreto nonostante la sua vicinanza. Che sa di sconosciuto come quei luoghi che da marinai di passaggio mai vennero visitati.

Una ricchezza che spetta di essere scoperta ed apprezzata attende in ogni angolo della città. Tra spari di cui si parla troppo, giovani creativi ed occhiali da vista tondi, troppo poco sgargianti e troppo costosi, si nasconde la bellezza di una città non per niente artistica o storicamente importante, che si costruisce con fatica, allargando le spalle e mettendoci di mezzo qualche risata, una particolarità tutta sua.

Roots – Radici – Agli sgoccioli

A poche ore dalla nascita di un nuovo giorno, stanotte all’una e mezza ero nel mio letto, sfogliando le prime piccole pagine del libro “Foreign to Familiar – Understanding Hot and Cold Cultures”. Cercando di allontanarmi dall’effetto della caffeina di una tazza di caffè bevuta alle diciannove e trenta, mi sono ritrovata a leggere ed immaginare quello che mi sono sempre ripetuta, per poi riconoscerlo nei caratteri stampati su pagine ingiallite. Siamo in un momento di cambiamenti, continui, giornalieri, la vita va sempre più veloce e la cosa che probabilmente potrebbe spaventare è che non sembriamo rendercene conto.

La percezione della vita e dello sviluppo da giovane a “persona realizzata” è cambiata incredibilmente da quella che era “solo” vent’anni fa. Chi voleva fare qualcosa che gli piaceva davvero nella vita, ma che magari non avrebbe dato risultati maturi e veloci, vedeva spesso visto come libertino, creativo, inaffidabile, surrealista, almeno in Italia, almeno per quello che ho percepito da molti racconti. Tanti cambiamenti al giorno d’oggi e soprattutto per la mia generazione, e la cosa che un po’ spaventa è il fatto che diventa sempre più difficile accorgersene, tutto va troppo veloce.

I 2Cellos fanno una tournée in Italia e me la perdo per un briciolo…

Nelle sere estive svedesi mi fermo a vedere il tramonto alle 21,30, ti sciocca, rimani in silenzio, a volte mi sento asociale ma sembra che non ci sia altro.

Forse per questo mi sembra che quest’anno sia passato ad una velocità incredibile. Nonostante quattro saggi da scrivere, alcuni da finire ed altri ancora da iniziare completamente, siamo agli sgoccioli di questo anno pieno di avventure e sfide.

Due giorni fa è stato il momento dell’ultima presentazione orale con una coppia di studenti della mia classe, il nostro tema si concentrava su un articolo sui bambini non accompagnati che arrivano in Svezia, e sulle procedure di accoglienza in case famiglia, famiglie adottive ed altri tipi di strutture. Nonostante la sfida del parlare mezz’ora in inglese, ed alti e bassi tra black-out di memoria più o meno visibili a causa dell’ansia di parlare in pubblico, il nostro argomento ha suscitato molto interesse, che si è poi sviluppato in una discussione molto accesa sui temi di integrazione, assimilazione, lingua ecc.

Questo maggio sta cambiando un po’ le cose, sarà il sole e i soliti cambiamenti di umore che esso porta, sarà il prospetto di rimanere a vivere a Malmö ed in generale in un posto per un periodo più lungo di solo un anno, come è successo ultimamente. Trasferirmi così tanto mi ha stancata, in qualche vuoto ti svuota, ti lascia letteralmente senza radici, che però nel tempo vengono ricostruite nella memoria, nei ricordi e nelle conoscenze.

Nove mesi fa alla ricerca di una bici perché vivere al Malmö senza una due ruote manco a pensarci! Ora me ne sto con una bici usata all’ingresso, l’altra

Momento estremamente creativo, sarà l’estate? Saranno le soddisfazioni che una dopo le altre si accumulano (poi vi racconterò meglio delle varie possibilità di lavoro che avrò per il prossimo semestre, alcune delle quali sono già state confermate)? O le migliaia di parole in inglese e svedese lette e scritte che piano piano si dissolvono di nuovo dalla mia bocca, occhi e orecchie come piccoli sogni.

In un tramonto che scioglie tutti tra silenzi, risate e bicchieri di una bevanda ai lamponi che sa di svedese. Ruote di bici che si bloccano mentre torni a casa di notte, un parco che non ti aveva mai fatto così paura, musica nelle orecchie ed auricolari che perdono i gommini a causa del forte vento, bici che sempre per il vento non può essere guidata con una sola mano. La bici che quando la vai a riprendere dal biciclettaio ha la ruota montata in modo diverso, e scopri che puoi guidarla senza mani. Le pedalate veloci, contro il vento, col vento dietro manco a pagarlo! Fiori bianchi e profumati, rubati da alberi di giardini, piante piantate e mai cresciute, sole che scalda, brucia. Bici grande compagna, in una Malmö che cresce e diventa sempre più mista di culture, dialetti, e accenti che non sono più accenti ma ormai sono già lingue.

Svedesi, e me compresa, impazzita per 25° in un venerdì di maggio, lezioni sospese all’ultimo momento che tutti immaginano sia perché il professore voglia prendersi il sole, violoncelli, persone che camminano, e lo sport che qui in Svezia è sempre al centro di tutto, colazioni a contemplare davanti alla finestra che affaccia sul parco. Finestra aperta, cinguettii e soffi di vento leggero.

Il programma con alcuni amici di pedalare fino al bosco di betulle a 15 km da qui questo sabato, rimanere una notte in tenda, esplorare, tornare cercando di trovare l’orientamento.

Piani estivi di esplorazione, work in progress.

Una Serata di Maggio

Città di visi, visi sconnessi.

Scarpe che toccano vetrine fredde,
in una primavera più che inoltrata.

Verde, colori, fiori, blu cielo.

Silenzio rumore noia.

Case chiuse e luci accese, autobus che brillano nel caos silenzioso
di una città in chiusura.

Corpi sereni e dritti, giacche al vento
e capelli all’aria.

Città di visi, visi connessi ai giovani occhi
da musica che ti porta altrove

Reactions

Yesterday Sweden was shocked by a news which nobody would have ever expected to come. A truck drove into one of the most crowded streets of Stockholm around 3 in the afternoon on Friday the 7th, killing 4 people and heavily injuring at least 15. I got blocked when I got to know about what happened, it was more striking of a reaction than I would expect from myself, but it seems like expectations are not to be fulfilled lately.

During a press conference held today, the police gave no further details about the attack than that a 39 y.o. man from Uzbekistan was stopped and retained as strictly related to the attacks. There are still uncertainties about the actual and complete relation of the man to yesterday’s event. An explosive object was found in the truck. The Swedish page of The Local is one good place where to find clear updates.

Police is now way more present and spread within Swedish cities than it was before. Just yesterday night in Möllevångstorget, Triangeln and the central station in Malmö – the third biggest city – one could see how police was spread. One curious thing for me was to see a policeman kicking a football ball to some guys who were playing in the square. A friend told me that a main character of police in Sweden – nevertheless belonging to Swedish culture in general – is to develope and transmit trust and confidence to inhabitants so that in return they can feel safe and protected by them. What can seem as an insignificant and small gesture can instead be the way to a stronger community building.

It is sometimes hard to not be able to help in these moments, I wish I was living in Stockholm to also open my door to people in need or in some other way give support. Here is a video showing the support showed by the Stockholm folk and others right after the attack. People tried to help those directly involved in the attacks or who could not get home because of traffic being closed, by literally opening their houses to them (#openstockholm) or offering coffee and food on the streets. One of the main churches was left open, police made a space available for people to have a roof on their head, sleep and talk with someone, and an increasing number of people donated blood.

8 marzo , consigli ambientalisti e weekend primaverile

Venerdì, 10 marzo

Fiuuu, che settimana e che giornata! Tempo di weekend, anche se domani si torna a studiare!

Un post lunghissimo che spero non sia troppo “pesante” da leggere, altrimenti durante la lettura potete ascoltare e vedere qualche video musicale con cui mi sono “fissata” negli ultimi giorni.

La giornata di oggi è stata massacrante ma soddisfacente. Sveglia presto e corsa alle 6,40 per riuscire a stare in biblioteca sul presto. Con il mio gruppo abbiamo finalmente presentato oralmente l’ultimo progetto di ricerca – questa volta ricercando i motivi per cui l’ultimo passaporto britannico è disegnato in modo estremamente maschilista, conservatore e nazionalista – ed ho scritto una parte del saggio del corso a distanza di bilinguismo ed identità. Da quando ho visto il film Samiblood (Sameblod), sul quale tra poco scriverò un post, ho iniziato ad interessarmi sempre più alla discussione delle minoranze etniche e linguistiche, ed in special modo della persecuzione storica del popolo Sami, che è ora cercata di essere dimenticata e le ferite curate. Mi sono messa a cercare i centri di ricerca più famosi di questa materia e mi sono ritrovata sul sito dell’università norvegese di Tromsø, perdendomi tra i corsi di studi nordici e di lingua sami nordica. Probabilmente è un’idea plausibile per un erasmus o un master. In più hanno un programma di un anno da seguire a distanza con cui si può continuare a studiare il bachelor’s in studi nordici.

Comunque, nel pomeriggio ho incontrato la mia mentor child e siamo andate all’acquario di Malmö. La sera ho fatto una lunga e veloce passeggiata con una mia amica e mi sono caricata la spesa sulle spalle, per poi tornare a casa e preparare delle bakpotatis con condimento di crema ai gamberetti, lunghe chiacchiere. Poi sono crollata a dormire stanca come ormai sono ogni giorno! Qui qualche foto del piatto preparato, e di una scoperta abbastanza “peculiare” nel supermercato!

 

 

 

La vita è sempre imprevedibile, si sa.

Una settimana fa entrando a lezione mi sono ritrovata una ragazza che mi chiedeva se quella fosse la lezione di IMER. Le rispondo di si e mi siedo vicino a lei pensando sia una nuova arrivata. Dopo aver iniziato a parlare in inglese ed esserci chieste da dove venivamo, ci siamo rese conto di essere italiane doc entrambe. Dopo lezione abbiamo fatto un giro nell’università e nella biblioteca e ci siamo dette a presto. Qualche giorno dopo abbiamo deciso di vederci per la manifestazione delle donne a Malmö dell’8 marzo, cosa che poi non abbiamo più fatto – e grazie al cielo, dato che tra vento e pioggia, la manifestazione, il traffico, ed un maxi incidente davanti al quale mi sono ritrovata a passare in bici, quel giorno sembrava l’apocalisse! Al ritorno da un incontro di cui vi scriverò più tardi ci siamo quindi incontrate alla stazione, per poi recarci con l’autobus a Möllan, quartiere multietnico e più vitale della città. Abbiamo camminato un po’ per la grande Bergsgatan, dove decine di odori di cibi diversi si incanalano nella via e negozi di alimentari sono aperti fino a notte fonda. Si risparmia comprando lì, ma si perde in qualità. Allo stesso tempo è questo che rende Malmö una città diversa, quasi non svedese, quasi ci si perde. Come essere a Roma.

Siamo quindi andate ad Inkonst, un centro sociale/teatro/spazioeventieconcerti dove si sarebbe tenuto il dopo manifestazione, e abbiamo ballato un po’. Il piano era quello di andare in giro per locali finché durasse “il periodo gratuito” ma in verità era quasi tutto chiuso e c’era abbastanza poca gente in giro. Cosa che in effetti mi ha abbastanza sorpresa, forse in fondo non hanno bisogno di tutto questo femminismo in Svezia? I numeri dei manifestanti potrebbero spiegarlo, anche se sembra che in effetti al cultura della protesta qui ormai non ci sia proprio, o tardi ad arrivare! Quindi ci siamo sedute a Möllans falafel a mangiare e poi abbiamo iniziato a tornare alla stazione.

 

Giorno dopo giorno mi innamoro sempre più di Malmö, sarà il normale evolvere delle cose, o la primavera in arrivo da oggi – sperando che questo non sia un terzo falso allarme! – il fatto di poter andare in bici, o il costruire sempre più a lungo qualcosa di duraturo! E se dovessi rispondere alla domanda “la consiglieresti come città dove trasferirsi?” non aspetterei un secondo a rispondere di si, soprattuto ad uno studente internazionale!

Sabato, 11 marzo

Vivere a Malmö, che tra l’altro è il nucleo del veganesimo, ma soprattutto dove la bici si usa così tanto – è la 6° città al mondo nell’indice bike friendly – ed avere un giro di conoscenze fatto di persone che o sono vegetariane o comunque molto ambientaliste, mi sono ritrovata a pensare a come le mie azioni potessero iniziare a cambiare per avere un impatto, o meglio ridurre l’impatto, dell’inquinamento. Ritrovandomi a scrivere quello che sto per scrivere, mi rendo anche conto che molte delle cose che elencherò non sarebbero facilmente fattibili in altri paesi come ad esempio l’Italia, sia per la discrepanza nello stile di vita svedese e quello di altri paesi, sia per la cultura ambientalista che ancora non è molto radicata tanto quanto in Svezia.

Il primo punto è quello di usare la bici, i cui benefici sia per l’ambiente che per la salute sono innumerevoli. Malmö è stata giudicata 6° tra le migliori città al mondo per accoglienza dell’uso della bici, in un indice che tra l’altro si chiama Copenhagenize (è Copenaghen a guidare la classifica), con le sue decine di chilometri di piste ciclabili, una mentalità aperta che porta i pedoni a controllare se stanno passando bici, parcheggi e rastrelliere gratuiti per le bici, parcheggi a pagamento con tanto di docce, bici elettriche e non da affittare, pompe della bicicletta sparse per la città, ed altre piccole grandi cose. Al momento c´è l’idea di costruire una pista ciclabile di 15 km che collega Malmö a Lund, quest’ultima cittadina che ospita una delle università più antiche e prestigiose del Nord Europa, e spero davvero che l’idea vada a buon fine! Parlando di lavoro, la bici viene usata anche in questo senso. Unica difficoltà? Quella di dover pedalare con i forti venti del mare nordico che spesso si fanno sentire, ovviamente contro la direzione in cui stai andando! A volte forse ti potresti ritrovare a dover raccogliere una vecchietta che per il vento si è letteralmente rovesciata per terra, e per fortuna ritrovarla a ridere della cosa!

Insomma, un quadretto paradisiaco che mi porta spesso a chiedermi perché le macchine qui a Malmö siano ancora così tante, gli automobilisti siano ancora così imprevedibili e tesi – il che suona esilarante pensando che sono nata e cresciuta a Roma – , che dopotutto le piste ciclabili non coprono tutte le strade della città, il trasporto pubblico sia abbastanza non in linea con l’idea di costruire una città a basso impatto ecologico, ed altre cose di cui magari parlerò in seguito.

 

Un’altra idea è quella di usare sempre buste di stoffa per andare a fare la spesa, o magari di plastica rigida, ma che siano riutilizzabili. Ieri ho iniziato anche a portarmi delle buste di plastica ermetiche per contenere i dolci per la colazione o i panini che compro al supermercato, invece di prendere una busta di carta ogni volta. Le buste ermetiche modello Ikea sono quelle che uso di solito dato che sono di una plastica abbastanza rigida e non si rovinano subito e si lavano molto facilmente 🙂

Ogni giorno in media mi bevo un caffè all’università, e ho quindi deciso di portarmi da casa una tazza take-away per non ritrovarmi a dover buttare tutta questa carta. Io ad esempio ho questo modello, ma qualsiasi tazza che saprete di usare almeno 70 volte porterà beneficio per l’ambiente.

E per aggiungere qualcosa di positivo per l’ambiente, avete mai provato Ecosia? È collegato al motore di ricerca bing per fare ricerche su internet, e si può usare per così dire al posto di google. Ad ogni ricerca che si fa corrisponde un albero piantato parte di un progetto di rimboschimento della Terra. Ed in alto a destra vengono mostrati quanti alberi hai piantato dal momento in cui hai iniziato ad utilizzare Ecosia.

Come detto prima, la voglia non porta ovunque se non viene incontrata da un’apertura mentale dall’altro lato e da un impegno per fare le cose. Infatti, mercoledì 8 marzo, mi sono ritrovata a visitare la Green House che è un complesso residenziale enorme e con l’obiettivo di essere a zero impatto ambientale, super moderno e dove tra l’altro alloggiano in alcuni appartamenti gli studenti dell’universita agraria svedese. Insieme ad altre tre persone, ho incontrato due persone che lavorano nell’agenzia che affitta gli appartamenti studenteschi, per decidere come iniziare un gruppo di giardinaggio tra noi studenti. L’idea finale è stata quella di utilizzare una vecchia stanza in uno dei corridoi ed adibirla a sala studio e posto per fare giardinaggio, ovvero ci sarà la possibilità di coltivare le nostre piante in una prima fase prima di trapiantarle, o comunque di avere degli scaffali per mantenere eventualmente le erbe aromatiche in un posto tranquillo, caldo e luminoso. Dopotutto, sembra sia stato dimostrato che studiare in un ambiente più verde porti più risultati!

 

Con la primavera in arrivo, l’idea del gruppo di giardinaggio e l’essermi avvicinata un po’ di più alla natura (vivo nella zona di appartamenti studenteschi chiamata Sege Park, e la finestra affaccia su un parco), più il consiglio di mio padre che è venuto a trovarmi qualche settimana fa, ho iniziato a piantare piantine ed erbe aromatiche. Ho utilizzato una delle confezioni di carta nelle quali vengono vendute le uova e per ogni striscia ho piantato dei semini di timo, basilico, insalata e cetrioli, e dei fagioli neri in un vaso più grande. Quando avranno raggiunto una grandezza accettabile per affrontare le temperature non proprio miti dell’esterno (anche se la zona climatica di Malmö è quasi paragonabile a quella italiana, se si pensa all’estate) le trapianterò nei grandi vasi che ci sono nel prato davanti casa, parte di un progetto di coltivazione comune.

Queste sono solo alcune idee di come vivere più in “simbiosi” con la natura, ma diciamo che seguo tutte quelle che sono rappresentate nella foto qui sotto, anche se si può fare molto meglio.

Di conseguenza, dato che si sa che stiamo meglio se siamo in natura, ho iniziato a preoccuparmi di più dal punto di vista salutare. Tre volte al giorno io e la mia vicina andiamo a correre alle 7.00 di mattina nel parco davanti casa, con l’obiettivo di correre una piccola maratona di 5 km a maggio, e una di 10 a giugno. Per ora sta andando bene, il fatto che le giornate sono sempre più luminose e faccia sempre meno freddo aiutano, anche se la voglia di una sauna rilassante ormai è quasi diventato un’obbligo per alleggerire i muscoli, quindi domani mi sa che ci farò un salto. E se dovete fare una sauna a Malmö, assicuratevi di andare qui 😉

Ora mi preparo per andare a fare una passeggiata al sole con la mia amica, sembra proprio che finalmente l’aria primaverile sia arrivata! A presto

p.s. l’idea di andare a studiare all’università proprio oggi è andata subito alla deriva. Appena uscita per la passeggiata con la mia amica ci siamo accorte di quanto caldo in effetti faccia e di come meravigliosa sia la primavera ed il sole appena arrivato. Tra poco pranzeremo fuori bevendo caffè e prendendo il sole. Lo studio può decisamente aspettare domani! guardate qui…oggi tutta la Svezia è un paradiso!

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White flakes

Of Nightingale, mentoring for a newcomer, volunteering in Greece and other stuff

Long time since I wrote and it is surely time to keep track of routines and busy lives here in Malmö.

Let’s start saying that Malmö is a crazy city if you are interested in seeing how a society with different cultures is developing and may develop in the future. If you are an international student and living in a monocultural society may sometimes give you some anxiety, then Malmö is surely the place to be, where a bit more than in other places – at least from my point of view – people learn to see inside a person and not only stopping from their look. Of course, I am talking about a slighty difference and especially within the international students environment. Still, being in the middle of the change make you think of how little actions can make a difference and you are eager to influence things on a bigger scale. Together with being a bit less of an original Swedish society than other Swedish cities may be, it comes along that organization at vary levels is not as good as other places.

As coming back from Italy in January, I started the seconde module of the bachelor’s programme, as well as a distance course based at Malmö University, given in Swedish and called “Bilingualism and Identity” in which I totally dive in during my hours sitting at this lovely university library. First university course in Swedish and I totally recommend this one to everyone!

I then continued to meet my mentor child once a week within the Nightingale mentoring program, and things seemed to be better already from the first time we met after the long time of Christmas holidays.

As mentioned before, Malmö is a place full of integration related organizations, volunteering structures and, last but not least, start ups. Surely this makes you tjink a lot about what you could do to actually help people and not just send some likes or interests on Facebook.

Therefore, always in January, I decided to finally take action after I thought it through for quite a long time, and contacted Malmö municipality’s social work organization to apply as a mentor for a new comer to the city. Those whom I actually contacted are the “Sociala Resursförvaltningen, Ensamkommande barn. Familjehemsvården (Social Resource Management, Unaccompanied children, Foster home care), the links are two. “I Malmö möts vi” (in Malmö we meet) is an organization/activity where one can get involved voluntarily to help people who just arrived to Sweden/Malmö through telling them about the culture, or simply talking to/spending time with them as someone they can trust. The mentor is supposed to have lived in Sweden a while and know the basics of the structure, culture and language of the country/place. Unfortunately, in January they told me they were not in need of any mentor for the moment, but just yesterday I received an email asking me if it was ok for me to have my application forwarded to “I Malmö möts vi”. So I am simply waiting for further responses.

It is maturing in me the idea of going to volunteer helping refugees in Greece, through a Swedish NGO I was suggested about during the week. Let’s see how things develop, including the 8 hours online course for humanitarian action/emergencies that needs to be undertaken in order to apply.

I was at a meeting at university with other students with the idea of starting an “Anti-Trump” student movement of protest. Many ideas and interest came up and it feels that if we are going to put motivation, organization skills and tenacity into this we could create something really interesting, including film nights, discussion events, demonstration and more events. The more the merrier. And by the way, what had started as an anti-trump movement seems likely to become more of a “disappointment-for-politics-state-of-mind” movement.

My Swedish is surprisingly getting better after a struggle faced when moving to Skåne because of the dialect…less surprisingly and a bit sad, my English is not really developing in parallel, indeed it feels like I am getting only worse.

For two days ago it started to snow. An incredible amount of snow flakes (to be in Malmö!) finally landed on the city…it had happened earlier in the last months to see some snow flakes, and even a snow storm covered the calm and windy city of Malmö, but flakes never actually landed on the ground. We definitely experience a special snow effect, since it rather goes back to the sky as it is uses to be quite windy! So goodbye to my bike for the moment, as I am sure that if I ride it again I would slip as nothing as ice is covering much of the streets now.  But at least, taking the bus I can joke a bit on the traditional way Swedes have while waiting for the bus…staying in queue! I just saw a meme about it, but it actually happens! See some funny ones below!

I will leave the library now and start to go home, see you soon!

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Come bambini – parte terza ed ultima

…una ragazza scrive a due posti di distanza. Ho come l’impressione che prenotare un posto di domenica sera sull’Øresundståg (treno della regione Øresund, intesa come l’insieme astratto tra Danimarca e una parte dello Skåne) porti a grandi conoscenze, o almeno a più socialità degli altri. Viaggi lunghi, posti a sedere da scegliere a piacere, tante città universitarie che vengono viste di sfuggita durante il tragitto. Io con sole tre pagine bianche che seguono il libro che cerco di finire da mesi, in italiano.

Giochi di sguardi, sorrisi, risate ad ascoltare una bimba seduta dietro gridare “Pippiiii”.

Le ferrovie qui in Svezia non sono illuminate, ció rende i viaggi in treno ancora più mistici. Ritrovo ispirazione dopo settimane di semi-scrittura, infinite bozze, pensieri disordinati e frasi che si annodano tra di loro. Forse è lo scrivere in italiano, forse il viaggio.

Il ragazzo cerca comunicazione, accettazione, diversità, qualcosa che lo distragga dal gruppo di amici che molto probabilmente è andato a trovare nel weekend, provenienti dallo stesso paese, molti con le stesse memorie. “Lentamente muore, chi diventa schiavo dell’abitudine” scriveva Pablo Neruda. Mi fa notare che il mio cellulare non si sta caricando, poi mi indica una fessura dove infilare la mia bottiglia in modo che non rotoli ad ogni curva. Scherzo sul fatto di aver sparso troppe cose sul tavolino pieghevole del treno. Non ricevo risposte, solo un sorriso, approvazione, cosa che a me è ormai fin troppo familiare quando mi muovo ed interagisco in una lingua straniera, e so che gli altri ci si abituano presto.

Il misto di svedese ed inglese mi ricorda i miei primi passi nel farmi capire in una nuova lingua, le mie rinunce nello spiegare per la quarta volta qualcosa, accettandone invece una falsa interpretazione. Mi accorgo dei suoi sforzi ma qualcosa mi blocca nel cambiare lingua da svedese ad inglese. L’impegno di farlo sentire accettato, di fargli capire che lui non è da meno, che in fondo la lingua la sa e che tutti lo capiscono? Di mostare qualcosa, la lingua svedese e la cultura di questo paese, di cui mai più potrò privarmi? O forse il desiderio di fargli capire che gli svedesi sono aperti, amichevoli, e non silenziosi e riservati come spesso si immagina?

Non è il primo richiedente asilo che incontro in modo “ravvicinato”, ricordo a maggio una ragazza incontrata in stazione aspettando di salire su un secondo treno. Aspettava la sua interprete, appena tornata dal visitare una sorella a Stoccolma. Abbiamo scambiato qualche parola, lei aveva braccia, gambe e viso ustionati.

Alla sua fermata si alza, dopo che il signore seduto accanto a me gli aveva generosamente fatto notare il nome della fermata. Il ragazzo, tutto felice, si alza dicendo “hej då!”

As we were children – part one

On the train waiting for departure. Karlstad Göteborg – stop – train to Malmö.

Looking for the wagon, unnumbered seats, or is, for once I am not trapped in a mechanism, that of having numbered seats, decided and without a chance to be changed, which I see as an extreme and useless attempt to avoid what is new, the different and the unknown, to control things. And here the train fills up.

Someone with a musical instrument, in a case, too big for me to recognize what it actually is. Everyone is staring at their phone, differently from what happened on the first train I took today, made of wood, creaking compartments, with no wi-fi on board and a toilette never opened by those travelers of the wagon in which I was. Red green black.

Colors of a scarf hanging from someone’s neck, someone about whose country of origin I had made in my head an idea about, and that maybe confirms it. A few minutes later, some passengers and I were going to see him taking out of the jacket a document issued by migrationsverket. The train conductor would ask for his ticket, explaining to him a way to fold it so that he would not need to take it out of the transparent case every time he was traveling. Because without a ticket one cannot travel, and the Swedish rules, especially for a time advantage, need to be observed.

Come bambini – parte seconda

…qualcuno seduto accanto, in uno svedese troppo dialettale per me da comprendere, dice al ragazzo “Beh, quando non si ha la mamma dietro si deve imparare a fare certe cose da soli!”. Cerco di fare il possibile per convincermi che il signore non abbia visto il permesso di soggiorno dell’ufficio immigrazione, che gli siano sfuggiti i colori della sciarpa, l’insicurezza con cui il ragazzo si spostava nel vagone prima di sedersi ad un posto davanti al quale era passato più volte, lo scarso svedese. Spero nel frattempo che il ragazzo abbia capito molte parole meno di me della frase dell’uomo.

Tre ragazzi minorenni richiedenti asilo in Svezia e tutti provenienti dall’Afghanistan, si sono tolti la vita durante questo autunno (Aftonbladet, 2016), dopo che per la seconda volta gli era stato rifiutato il permesso di soggiorno, o meglio la protezione per asilo – che ora, dopo la nuova legge di immigrazione molto discussa in Svezia dello scorso luglio, equivale ad una durata di tre anni, e non ad un permesso permanente come si era fatto con migliaia di rifugiati.

Ignoriamo le notizie, basta spegnere il televisore, parlare sopra l’audio. Ma incontrando gli occhi a meno di un metro di qualcuno che ha vissuto tutto quello che per noi sembra così lontano, ci fa perdere tutte le nostre sicurezze, entrare in un mondo fatto di tristezza, senzi di colpa, voglia di aiutare.

Al giorno d’oggi, Siriani ed Afghani costituiscono il numero più grande di rifugiati che arrivano in Svezia. Anche se in svedese, questo articolo contiene un grafico sugli arrivi più che soddisfacente ed interessante sulle nazionalità di chi arriva in Svezia. Tra le cifre si vede come gli afgani sono sicuramente i più esposti ad atti di suicidio, dal momento che quasi il 40% non riceve permesso di soggiorno, ed il 37% avrà il diritto di chiedere asilo in un altro paese EU – ad esempio il primo che hanno raggiunto durante il loro lungo viaggio…

“Att lussa”, a verb for a secular tradition

As Christmas time approaches, here in Sweden the 13th December of every year is time for Lucia celebrations, related to the Italian Sicilian Lucia marthyr in 304 A.D., even though of unknown origins for many Swedes – or better, the path Lucia took from Italy to be part of a Swedish tradition is not really well known by many people in Europe yet. Let’s take it in an easy way, Lucia here is meant to bring light – Saint Lucia was, and still is, after all the saint protector of blind people – and way before the day which for some centuries ago was supposed to be the shortest of the year, almost every window is decorated by an advent candlestick (advent ljustake), reminding the Lucia parade taking time on the 13th. Therefore on the 13th you will do Lucia, and since in Sweden they like to make verbs starting from whatever more or less English word you may wonder of – see googla, luncha, fota, joina – you will “lussa”

So, what is all this fancy thing about?

Luciatåg (the Lucia train!?) is a procession/parade which manifests one of the basic cultural aspects of Sweden, not to forget one of the most struggling – but also cozy – aspects of living in Sweden. Winter, cold, dark, lights and sweet things to eat.

Lucia celebration contains and tries to solve the all of them, with people gathering in the early morning at working places, schools and universities, at crazy times if one thinks about the darkness covering Sweden in this time of the year. A procession of white gowns-dressed people – and with people I make no exceptions, Sweden is a land for gender equality and so it be! both women and men are gonna wear it – is gonna follow Lucia, a girl wearing a crown with candles. Possibly these should be real so that the panic of fellign down during the procession, and put the all building on fire gets higher on this day of joy! Oh I forgot, people wearing long white hats with golden stars on and holding a stick with a star on. Then, in the procession for children, ginger bread biscuits and Santa Claus costumes are also included!

With the university choir MASK at Malmö university we had Lucia both yesterday and today, as a  start of our concert-season since the choir was stopping for a while before this semester. But singing both at a company here in Malmö yesterday morning and at an old people house gave us the energy and hope for next semester!

As I said, Lucia covers part of the Swedish reality you may experience when living here, because of course, if there is not a big Swedish tradition which is not celebrated properly, then there is no celebration without a special cake, and for this I may advice you to check a recipe of lussekatter/lussebullar (here for Swedish reader and here for an English version), even if maybe a bit late for this year’s Lucia celebration. But surely you will still be able to smell saffron wherever you walk through cities in Sweden or buy them in the closest Pressbyrån.

Sankta Lucia started to be very important to me, underlining how culture can be shapeable, ever changing and not only to be acquired during one’s childhood. For some reasons certain things do acquire an importance personal to each of us. For me Lucia – celebrated the first time three years ago, but better last year with the university choir in Karlstad – puts together my passion for singing, the memory of the start of my life here in Sweden, especially in Karlstad, and a lot of more memories, which are part of something which I am definitely really missing every day!

I leave you with the one version I prefer of Swing Low Sweet Chariot, started to sing while we were on the bus back from our Lucia singing this evening, and with a French song which I listened to at least a twenty times so far (just today!).

Looking for other intresting readings? Check thelocal.se article and the official Sweden page sweden.se

Värmland is waiting for me after a presentation at university tomorrow, and before another to be given on Tuesday, then Italy will come together with Sun, family, friends and food!

I will see you soon!

Atmosfera

Non avrei mai immaginato che avrei potuto sentire lo spirito natalizio anche qui al sud, mancandomi così tanto il “nord” ed essendo i primi fiocchi di neve caduti a novembre ormai passati e scioltisi da tanto. Dopo una settimana di grande studio, visite e lavoro, eccomi a pubblicare qualche foto della mia vita a Malmö, che a quanto pare mi sta iniziando a piacere più in fretta e profondamente di come mi sarei immaginata. Vi lascio con un augurio di buona prima domenica di avvento, la mia candela bianca ikea illumina la finestra davanti alla quale sono seduta, il mio italiano fa fatica ad uscire e tra poco inizierò a leggere qualche pagina per poi crollare nel sonno.

I mercati di Natale sparsi nello Skåne sono circa 45, qui ne potete trovare alcuni, e ce ne sono di nuovi ogni weekend – ieri ad esempio ne è stato allestito uno nella piazza di Gustav Adolf, e la pista di pattinaggio sul ghiaccio è stata montata a Folkets Park.

Qualche tono per entrare nello spirito invernale e natalizio – “Canzone d’inverno”. Appena trovata su spotify e cantata da una cantante norvegese. Il terzo inverno qui in Svezia e sono definitivamente abituata a vivere l’inverno nel modo migliore possibile, senza dare a buio e freddo la possibilità di perdere energie ed essere triste, leggendo, studiando e dedicandosi più a se stessi e a chiaccheire con amici accanto ad una tazza – e molte di più – di té o caffé caldo….

Il tempo passa ma volendo si riesce sempre a fare tutto in tempo. Italia tra tre settimane e sembra ieri che traslocavo a Malmö, con un Turning Torso che rendeva la skyline di Malmö non delle più creative!

Ci sentiamo al più presto (spero!)

p.s. Linkedin è una mano dal cielo 🙂

 

Of student associations and happy phonetics

After some hectic moments since I arrived in Malmö, I can finally say I am on the right path for a bunch of good moments during my stay in this city. Taking in count that after I stepped to Sweden as exchange student it took almost more than a year to go through and overcome a struggling culture shock, I am more than happy to see that after two months I start to feel at home here in Malmö.
The variety of student associations at the university of Malmö gives you a way to develop your interests and get to know new ones as well as a lot of people around, and most important it gives you the chance to feel at home easier and faster. The UF Malmö – Utrikespolitiska föreningen/Foreign affairs – association arranges lectures and debates every week. Among the others, in the last two days we had the chance to see the US presidential debate in a lecture room, followed by a debate seeing politicians from both democratic and republican side as participants. I saw the first debate on my own and still need to see the following two, but seeing the last one sitting together with a lot of students from the Global Political Studies department, interested and at the same time confused about the level of many of the discussions in the debate, gives you a totally different feeling.
Another association is MASK – Malmö studentkör – which started to rehearse again after a long break last year.
Sweds like to schedule and to see things well organized, so some of the things you will never be able to escape if you take part in a student association at a Swedish university, will be:

  • a membership fee, which can be within a range of 20 to 200 kr – 2 euros to 20 euros more or less
  • a meeting, in the start of the semester where board members have to be decided and decisions about a variety of things need to be taken. It can take up to hours – as it happened in the choir I previously sang, or a few minutesas it was this week in the MASK.
  • fika – happily pronounced fee-ka, is not just part of whatever meeting or social activity you will take part in Sweden, it is a basis in the Swedish cultural iceberg. Funny or not, some days ago I was talking with some Germans about the thing that in Sweden you need a special word and activity to be social, which – at least from a not Nordic prospective – is a bit sad. On my side, I do love it. The “fika thing” is as informal way to get to know each other or gather with a friend, which can be similar to “having a coffee” in Italy or “going out for a pizza”, with the difference of the basic need of sugar and coffeine you definitely appreciate in dark times, a part from the social part. Therefore assimilation of the Swedish culture is made way easier that other ones just thanks to this: coffee or tee, fruit and some sweet thing, most of the times offered in different occasions or brought by some members of an association. You can decide to take your own, or the choir decide that everyday a voice in the choir need to bring it.
  • a sittning – a word which actually relates to a party you will participate mostly sitting, but of course is not, or at least not totally. Organized to get to know each other, as an international participant I appreciate these events a lot, since I learn to see how outgoing and talkative many start to be in when they are in a party mood.
  • a weekend of meetings and partying. Board members or members of an association usually reunite for a weekend where to know each other better, organize things and party. In two weeks we will have a cottage weekend with the choir, staying two nights, taking saunas and excercising songs for the coming winter concert.

The city is full of events going on, especially if you have an interest deeply related to culture and language issues, as I do. An Arabic bookshop is opening next week, a film screening and a debate are taking place tonight at Garaget, part of the city libraries network, and national day celebrations of different countries are often held, and English in already “the new Swedish” in a city regarded as not part of Sweden by everyone in this country.

An eye on Esperanto, and open eyes on Malmö

28th September

As you probably noticed by yourself, I am pretty productive in this week and feeling optimist about blogging. I mean, always loved my blog but my interest in it is just developing deeply. Coming back from London I feel like my life is leading somewhere – don’t ask me where, since that would really be a deep issue to talk about, and the excitement of the moment would not accept it! Maybe because of the number of activities done last week, or because taking a break and coming back to Malmö really made me recognize where I have to stand now, or for the book in sociolinguistics I bought, and the first good presentation at university with a balanced interested and funny group…I feel to write as much as it gets.

Today as said we had this presentation in class, after I woke up at 6.00 to get prepared and relaxed before the presentation. The first-graded work of the program went actually well and we cheered eating a kanelbulle with the others. Want to know more about this strange and dangerous thing? Just go here 😉 The hall of the major building of Malmö university was full of stands from student associations, from the Nightingale program, to language exchange meeting, the foreign affair association, the environment one or the lgbtq issues one.

You should have seen the scene when I almost literally jumped on one of the desks full of papers with the word “Esperanto”. It did not quite come to my mind as soon as I read it – the amount of coffee drank since Monday for carrying on the preparation for the group presentation really made me a bit crazy – but Esperanto is a language created at the end of the 1800s with the uthopia of using it as a universal language. Putting together the easiest forms from different languages, though especially indo european ones plus something from Japanese, it should avoid misunderstanding between language speakers since it is thought to be easier to learn for adult than English would be. Reading fast some info about it, being a big pot of languages it is supposed to develop your brain abilities and your ability to learn other languages. By the way! I got this amazing paper about how Esperanto language works and some – or I think even all of them – gramatical rules. The Esperanto association meets just in the area where I live, and sometimes some teachers from Denmark comes there for a lecture, directly jumping into a talk in Esperanto. I know how all of this can sound uthopian and senseless but I was just thinking about focusing on learning a language and did not yet have the motivation to do it…this is just completely crazy and I am completely in of course!

30th September

Two days ago it started to blow in Malmö. And Malmö is one of those city you see in the news where people have to do their best in order not to fell down walking by the sea or biking somewhere. Well you probably will see me in one of those scenes if I keep biking everyday to uni, even when the wind is on a average of 8/s and it does not seem to get lower. At least we have the Sun! Wait…at least the sky is blue, the Sun almost said goodbye to Sweden…

Have to go to university now, and find a spot of time to take a photo for my Swedish ID!

See you soon

 

Rumore di fondo

Questa mattina

Buio. Sveglia. Notte, lampada.

Sei di mattina, o di notte. Dopo la sveglia irreale delle due per partire per Londra più di una settimana fa, oggi è stata la prima volta che mi sono dovuta alzare “di notte”.

Oggi per me inizia l’inverno. Quella parola che gli svedesi non vogliono neanche pronunciare o sentire quando le ore di luce sono così tante da renderti così eccitato da non farti dormire, e quindi stanco come se in verità le ore di luce non ci fossero proprio. Inverno, parola che prima di vivere così profondamente la Svezia mi faceva pensare al freddo, la neve, foglie gelate e paesaggi da fiaba. Ora penso al naso colante, i capelli ghiacciati con il freddo del mio amato Värmland, tornando dalle esercitazioni di coro con un’amica e parlare per non congelarsi anche le labbra. Sopracciglia e ciglia gelate, neve. Penso al buio, ai pedali della bici che non si muovono a causa delle giunture completamente congelate.

Il proposito di scattare una foto al giorno dalla finestra che affaccia sul giardino, e gli alberi i tronchi scoiattoli sole che si intravede tra foglie che coprono strade dove le ruote della tua bici quasi rimangono intrappolate combattendo non solo con il vento caratteristico della città di Malmö ma con terreni scivolosi. Solo un gradino da superare e sei sulla via di casa. Speriamo puliscano la strada. Il manto arancione che crea cornici da fiaba.

Il freddo. Il buio. Una routine da mantenere. Previsioni del tempo. O meglio del vento. Gruppi che si formano. Vita che si respira. La gola che brucia. Aria secca. Malmo brucia, o te lo fanno credere.

Chapter 2

The day arrived in which I finally start to be someone here in Sweden. I do not want to be too negative, but I have to admit that life without a Swedish personal number is, if not impossible, way more difficult than someone not living in Sweden – or whichever Nordic country – could imagine.

After a year of exchange where I got a temporary personal number but did not anyway have way to use it, I stayed another year in Sweden last year, just getting a student personal number, which is totally useless for everything since it is just indeed a student identification number. Full of surprise, here at Malmö university I got registred with the same code I had last year at Karlstad university. By the way! I got really emotional yesterday when someone from Skatteverket answered to my email saying that my procedure was completed and they had sent the letter to my letterbox. I could not believe how this four numbers really change you prospective!

It is a number formed by you birthday and then four numbers, calculated in a way I do not really care about right now. Since Sweden is a very bureocratic and “fair” and “right” and “serious” country – and tax paying one – they like to control and check that everything goes right. Whatever discount card you want to have you need a personal number, house ensurance, bank services without going to the bank for every least issue, booking a medical visit so that you do not need to queue after all the people who booked before you, or during you wait, book a gym – in my case! – without paying any month in advance, and getting the chance to actually have the student discount! There are thousand of things you may not be able to do without a personal number, which totally opens your doors to real life when you get it.

Yesterday it was a long and joyful day, also because after waiting my ups package coming a week later – you know, they were surprised that the entrance door was closed and they did not call, because of course not else in the world entrance doors are closed right? By the way, in the package there was this tv that I got as a present from my dad. I will connect it tomorrow when I will be able to get the right cable – and crap how I hate to go to electronic shops since I do not understand anything about these things! Today I will go to the bank and change my adress as well as leave my PN, buy cables, pay the money to get a Swedish Id card, compulsory as soon as you get a PN.

In the afternoon I will have lesson and then will meet with some of the classmates to discuss about what was spoken during the class. We came along on this after yesterday’s class and we all felt very productive and great, we’ll see how it turns out. What is sure is that we all are very mixed regarding culture and this always leads to discussion and more understanding during school.

Then I will go to Triangeln area, to watch an Italian film at Panora Folkets Bio, the film is called “Bortom Lampedusa” in Swedish, but the original title is Fuocoammare”. Italian audio with Swedish subtitles, bit of a challenge to find someone to go with, but I think some from class will follow anyway.

Something which I do not think I wrote about in the previous posts is that I will go to London on Saturday, with the foreign affairs student association at Malmö University (Utrikespolitiska Föreningen Malmö). I am so excited for the amount of meetings the organizer put together in a very full immersion in – generally – human rights issues. We are going ot visit among others, Amnesty International, Lgbtq associations and the Swedish Embassy plus much much ore. Besides the alarm clock at 4a.m. I think it will be very constructive!

I post some photos of the last days. Gosh it is just twenty minutes to ten in the morning but I am so tired already, and the mission no-coffee – except in the morning – is just at its start, but I have to make it fine preparing for the long winter! Hope I will make it to tonight when we will go at the student pub!

I am in shorts, this crazy time is getting everyone in shorts and beachwear, incredible right? 27° as highest yesterday in the afternoon, kind of sad if you think about climate change consequences, but people living in Nordic countries cannot do anything than enjoy it.

I’ll see you soon, have a nice day!

Migration rithm

Twenty after midnight. Thought I was going to write the second post of (the) – yester-day but it would not happen. I was just thinking of something that happened to me today.

I was going home tonight and saw a family, mum, dad and two young kids who probably were not 10 either yet. My eyes fall on them, especially the father, since he was wearing a t-shirt with the colors of the Swedish flag, a shirt reminding me of the Finnkampen (an athletic competition held every year in Sweden or Finland between the two countries). My eyes stood a lot on that shirt thinking about those frames happening three years ago. Then I saw a Finnish name on the back of the shirt – would not be surprising to see a Finnish competing in a Swedish team you know. Then my brain clicked again, thinking that person was maybe Finnish. All this happened too slowly not be shown to the people of the family. They looked at me.

Just a few seconds after I realized I was looking at a refugee family, with no little embarassement or guilt I have to say. I have been working – even if just once – at a refugee house where people after getting gathered, were displaced all over Sweden. They did not get to know where they were going to be “sent” if not the same morning. And the pawns game continues. They are just “things” in need of being moved, trying to adjust

I could recognize the mixed outfit the family I saw got to wear, gathering things at the refugee centres. And I could recognize the distance between me and them, a distance which I would have loved to cancel, if my mind just did not have gone so far with my memories in the past, just if I would not have been so selfish – but at the end, was I?

Braids on the girls black hair, making me think of different Syrian hairstyles I saw before.

Lost walks.

This is Sweden, this is Malmö. Incredibly full of culture and for some reason related to that, impossible to be free from clashes, cultural, political.

I’ll go to bed soon, I’ll see you soon.

Quitting caffeine

I am trying to make everything a bit healthier but without a Swedish personal number everything is way more difficult. I went to the gym on Wednesday to buy a monthly card but without a PN you are supposed to pay six months in advanced with no student discount. So I just tried the gym a day and will go back when I will get this holy personal number, or maybe I should check if they have a week trial.

Next week could be very good as well as very bad, since I am waiting for at least – so far – three very big answers.

  1. I have applied to become a Digital Ambassador for the Study in Sweden student blog. They take at max. m.o.l. 10 students (I think) to blog about their lives as students in Sweden. I read it just five hours before the deadline on Wednesday and got a little nap on it (one of those days I got naps around 18.00-19.00! And this sound as lazy as just a Italian could do right?)
  2. I am actually waiting for a personal number, that really, more or less soon, should be really mine! I got both a letter with a document to fill and more documents to send, and a email telling that I did not hand in the right documents – and I am getting a bit crazy about this! But I think next week my life may start again.
  3. Last Monday I did this audition to get into the choir at university, it is one of the two at uni and is called Academic Choir and Orchestra at Malmö University – it is a bit bigger and more talent-requiring than the other. I tried but I cannot really read notes even though I can sing, so the choir director will let me know in case the others he will examine will not be better than me. So, waiting for this also!

On Thursday night I went to sleep around 23.00, when suddenly I heard much noise coming from outside like shots. Boom-boom boom. Then long pause, and again. I really felt like something was wrong and I promised to check the newspaper the morning after. I read that – as usual I should add – there was a shooting toward an apartment in Malmö. What happens often here in Malmö are shootings between criminal gangs – even though I completely feel safe in this city!

A thing I really enjoy of Malmö is its multiculturalism which makes also the reason for which I wanted to study especially here. Everyday going around I at least hear five languages, excluding English heard almost all the time. And seeing so many differences is really making me feel in a so different way (which sounds strange but it’s awesome).

Now I will get ready to bike to work, or better to have coffee with a girl of my program. I leave you with some nice images from the last days in Malmö 🙂

See you soon!

Biking in Malmö, course intro, work and home sweet home

I’ll start saying that Malmö is one of the first cities in the world regarding cycling paths, number of bikers and of bikes.

Let’s say that since I stepped the second time in Malmö during March this year, and the third time last week, I was wishing I had a bike from the very first moment, ‘cause it seems to be that unless you have a bike, you do not count really much in this city! In the last days I almost got killed by two bikes, once because I did not look properly when I was crossing the cycle path, secondly ‘cause going out from a shop, a guy cycled crazy coming from left. He said sorry, also in English so I guess he was a new exchange students thinking that Malmö is a paradise for bikers. And well, it is partly true. But there are a few things that did not make me feel safe to have my music on during my first kilometers done by bike today.

Firstly, all the rules you would follow on the road with cars, apply almost in the same way between bikers, so those cycling on main cycling paths, have precedence on those coming from minor roads, and so on. Second, even though it is a bike friendly city, it doesn’t mean you have precedence on everybody and do not need to watch over yourself, car drivers expect you to respect rules and to bike carefully, so free biking city if everyone respect each other. Thirdly, there are people, cars and bikes coming everywhere, so you’d better watch out all the time! There is a thing I never experienced before and it is that of really using your bike to replace a public transport, the feeling you get is a completely different one. On the one hand because it is pretty long and uphill and windy on the way to university from my place, on the other because in this way I really spare money on the bus, and why not on gym card!

Let’s say that there is kind of a underground market of bikes here, but you know, Malmö is close to Copenhagen, Kristiania not far away, lots of people from anywhere (there’s the major underground crime space for what I heard from someone, do not believe in that completely though!). Many bikes on market are stolen, and when you want to buy one which is not, you should ask the bike seller for a paper signed by the previous owner, maybe warranty sheets and so. Opposite to what I thought, it is not easy to buy a bike – I am talking about second-hand ones – and the average price is around one thousand crowns, which is 100 euros more or less. But I found someone selling a very old bike, with rust, an annoying sound and a not working dinamo for just 400 crowns, well you think I said no? I can still have a complete refining in city for 200 crowns, yes, so cheap! This happened yesterday and I am so happy I can bike around, have some sport and spare money not taking the bus. Now, I don’t know where this bike comes from, but I hope nobody got stolen of it, even though I expect it to disappear soon, or maybe it even looks too old to be stolen?! By the way, here in Malmö I saw everything, bikes without wheels, wheels without bike, but also heard from a girl from the US that she got stolen of her bike, and the person returned it in the same place the day after. So, Malmö is a place to be, just to laugh a bit and experience it.

Malmö is really the place with the kindest people all over Sweden, as I was told by many before moving here. In the last few days I asked a few people for directions – today also to another biker – and I always got the answer “well I am going there, you can follow me and I’ll show you!”. Really, really kind people.

Today I had my introduction lesson to the program I will start soon, the first lesson is on Wednesday, and following the Swedish academic style, there will not be many lectures every week, instead we have a more individual work to focus on. The literature to read though is still not really much for this first semester, still much to do though. This made me think of how many activities I will be able to do in order to fill free time and get some experience in this multicultural environment.

As I said, on Wednesday I came with my father and host family to Malmö, then I was with my father until Friday night. We went around, to Ikea of course, and mounted a lot of furnitures, and here are some pictures of the days together. I know that in the last months in Sweden I took way more photos, but now I am very used to Sweden and less things come to my eyes as often as it happened before.

P.S. With a average wind of 8 to 10m/s here in Malmö, the way to dress your hair is definitely a chignon (we say “cipolla” in Italian, “onion”), and I think the this is how most people will see my face now on!