Kiruna – Malmö

From my point of view, coming back from a trip and sleep from 3.30 pm to 5.30 a.m. the following day is sort of a symbol for the amount of knowledge, energy, experiences and people met throughout the journey. As I am asked about the beauty of the place I visit I am often confused on the answer I should give. What I feel, takes way more than a 5 rows typed chat on messenger or an international call where emotions are impossible to show because of the inability to show facial expressions. That answer is about a personal perception of the place, the people met at a jewelry or the ones sitting by you when drinking a coffee, talking about places and understanding each other’s jokes as you are from Italy and they are from France. It is to not longer feel alone, after starting to exchange some words with some Australians in what before was a very empty kitchen in the hostel you are sleeping at, to then walk with them in the midnight sun.

National Geographic tells aspiring writers that what they are looking for is not a description of what a specific place is or looks like, or which things one may look forward to check out from their bucket list. They mainly look for a “basic” and “simple” thing: to awake in the reader the desire and will to leave and travel, and to just visit that place. Personal experiences are the most important as they embody that human character which a dry list of monuments, attractions and museums, may fail to transmit.

No city other than Kiruna among the ones I have visited so far, better embodies the difference of feelings that the sentence “I am coming back, I promise”, carries from place to place, person to person. Nature leaves you speechless as sun never sets and your body is not longer able to understand how much energy you are actually eager for.

I will soon write more about the journey, and going to load a bunch of photos more 🙂

Come bambini – parte terza ed ultima

…una ragazza scrive a due posti di distanza. Ho come l’impressione che prenotare un posto di domenica sera sull’Øresundståg (treno della regione Øresund, intesa come l’insieme astratto tra Danimarca e una parte dello Skåne) porti a grandi conoscenze, o almeno a più socialità degli altri. Viaggi lunghi, posti a sedere da scegliere a piacere, tante città universitarie che vengono viste di sfuggita durante il tragitto. Io con sole tre pagine bianche che seguono il libro che cerco di finire da mesi, in italiano.

Giochi di sguardi, sorrisi, risate ad ascoltare una bimba seduta dietro gridare “Pippiiii”.

Le ferrovie qui in Svezia non sono illuminate, ció rende i viaggi in treno ancora più mistici. Ritrovo ispirazione dopo settimane di semi-scrittura, infinite bozze, pensieri disordinati e frasi che si annodano tra di loro. Forse è lo scrivere in italiano, forse il viaggio.

Il ragazzo cerca comunicazione, accettazione, diversità, qualcosa che lo distragga dal gruppo di amici che molto probabilmente è andato a trovare nel weekend, provenienti dallo stesso paese, molti con le stesse memorie. “Lentamente muore, chi diventa schiavo dell’abitudine” scriveva Pablo Neruda. Mi fa notare che il mio cellulare non si sta caricando, poi mi indica una fessura dove infilare la mia bottiglia in modo che non rotoli ad ogni curva. Scherzo sul fatto di aver sparso troppe cose sul tavolino pieghevole del treno. Non ricevo risposte, solo un sorriso, approvazione, cosa che a me è ormai fin troppo familiare quando mi muovo ed interagisco in una lingua straniera, e so che gli altri ci si abituano presto.

Il misto di svedese ed inglese mi ricorda i miei primi passi nel farmi capire in una nuova lingua, le mie rinunce nello spiegare per la quarta volta qualcosa, accettandone invece una falsa interpretazione. Mi accorgo dei suoi sforzi ma qualcosa mi blocca nel cambiare lingua da svedese ad inglese. L’impegno di farlo sentire accettato, di fargli capire che lui non è da meno, che in fondo la lingua la sa e che tutti lo capiscono? Di mostare qualcosa, la lingua svedese e la cultura di questo paese, di cui mai più potrò privarmi? O forse il desiderio di fargli capire che gli svedesi sono aperti, amichevoli, e non silenziosi e riservati come spesso si immagina?

Non è il primo richiedente asilo che incontro in modo “ravvicinato”, ricordo a maggio una ragazza incontrata in stazione aspettando di salire su un secondo treno. Aspettava la sua interprete, appena tornata dal visitare una sorella a Stoccolma. Abbiamo scambiato qualche parola, lei aveva braccia, gambe e viso ustionati.

Alla sua fermata si alza, dopo che il signore seduto accanto a me gli aveva generosamente fatto notare il nome della fermata. Il ragazzo, tutto felice, si alza dicendo “hej då!”

As we were children – part one

On the train waiting for departure. Karlstad Göteborg – stop – train to Malmö.

Looking for the wagon, unnumbered seats, or is, for once I am not trapped in a mechanism, that of having numbered seats, decided and without a chance to be changed, which I see as an extreme and useless attempt to avoid what is new, the different and the unknown, to control things. And here the train fills up.

Someone with a musical instrument, in a case, too big for me to recognize what it actually is. Everyone is staring at their phone, differently from what happened on the first train I took today, made of wood, creaking compartments, with no wi-fi on board and a toilette never opened by those travelers of the wagon in which I was. Red green black.

Colors of a scarf hanging from someone’s neck, someone about whose country of origin I had made in my head an idea about, and that maybe confirms it. A few minutes later, some passengers and I were going to see him taking out of the jacket a document issued by migrationsverket. The train conductor would ask for his ticket, explaining to him a way to fold it so that he would not need to take it out of the transparent case every time he was traveling. Because without a ticket one cannot travel, and the Swedish rules, especially for a time advantage, need to be observed.

Come bambini – parte seconda

…qualcuno seduto accanto, in uno svedese troppo dialettale per me da comprendere, dice al ragazzo “Beh, quando non si ha la mamma dietro si deve imparare a fare certe cose da soli!”. Cerco di fare il possibile per convincermi che il signore non abbia visto il permesso di soggiorno dell’ufficio immigrazione, che gli siano sfuggiti i colori della sciarpa, l’insicurezza con cui il ragazzo si spostava nel vagone prima di sedersi ad un posto davanti al quale era passato più volte, lo scarso svedese. Spero nel frattempo che il ragazzo abbia capito molte parole meno di me della frase dell’uomo.

Tre ragazzi minorenni richiedenti asilo in Svezia e tutti provenienti dall’Afghanistan, si sono tolti la vita durante questo autunno (Aftonbladet, 2016), dopo che per la seconda volta gli era stato rifiutato il permesso di soggiorno, o meglio la protezione per asilo – che ora, dopo la nuova legge di immigrazione molto discussa in Svezia dello scorso luglio, equivale ad una durata di tre anni, e non ad un permesso permanente come si era fatto con migliaia di rifugiati.

Ignoriamo le notizie, basta spegnere il televisore, parlare sopra l’audio. Ma incontrando gli occhi a meno di un metro di qualcuno che ha vissuto tutto quello che per noi sembra così lontano, ci fa perdere tutte le nostre sicurezze, entrare in un mondo fatto di tristezza, senzi di colpa, voglia di aiutare.

Al giorno d’oggi, Siriani ed Afghani costituiscono il numero più grande di rifugiati che arrivano in Svezia. Anche se in svedese, questo articolo contiene un grafico sugli arrivi più che soddisfacente ed interessante sulle nazionalità di chi arriva in Svezia. Tra le cifre si vede come gli afgani sono sicuramente i più esposti ad atti di suicidio, dal momento che quasi il 40% non riceve permesso di soggiorno, ed il 37% avrà il diritto di chiedere asilo in un altro paese EU – ad esempio il primo che hanno raggiunto durante il loro lungo viaggio…

Come bambini – parte prima

Seduta sul treno aspettando la partenza. Karlstad Göteborg – pausa – treno per Malmö. Cerco il vagone , posti non numerati, o meglio, per una volta non mi sento intrappolata in un meccanismo, quello di aver i posti numerati, decisi e senza possibilità di essere cambiati, che vedo come un tentativo estremo ed inutile per evitare il nuovo, il diverso e lo sconosciuto, di controllare le cose. Ed ecco che il treno si riempie.

Qualcuno con uno strumento in una custodia, troppo lungo e difficile da riconoscere. Tutti fissano cellulari, a differenza del primo treno sul quale sono salita oggi, di legno, con gli scomparti scricchiolanti, senza wifi a bordo ed un bagno mai aperto dai viaggiatori del vagone dove mi trovavo. Rosso verde nero.

Colori di una sciarpa appesa a qualcuno sul quale mi ero fatta un’idea del paese di provenienza, e che forse la conferma. Qualche minuto dopo lo vedrò, insieme ad altri passeggeri, tirare fuori il documento di richiedente asilo emanato dal migrationsverket. Il controllore del treno chiedergli il biglietto, spiegando un modo di piegarlo che gli permetterà così di non dover tirare fuori dalla custodia trasparente il pezzo di carta ogni volta che sarà in viaggio. Perché senza biglietto non si viaggia, e le regole svedesi, soprattutto per una convenienza di tempo, vanno rispettate.

Gite fuori porta – Lund

Approfittando del bel tempo, della tessera dei mezzi gratuita valida in tutta la regione della Scania che mi è stata regalata dal comune, e sentendo il bisogno di fare qualcosa di “libero” dopo l’esame di questa mattina, nel pomeriggio ho deciso di recarmi a Lund. Con soli dieci minuti di treno da Malmö ci si trova in una dimensione completamente diversa da quella della “grande” città in cui invece sto vivendo, e forse non proprio ciò che mi ero immaginata e di cui ero “invidiosa”. Lund è infatti quasi esclusivamente una città universitaria, il campus è distribuito su quasi la maggior parte dell’area cittadina e tutto è a misura di studente – e ovviamente di bicicletta! Arrivata lí intorno alle due di pomeriggio ho iniziato a perdermi nelle strade, sicura che comunque non mi sarei mai persa del tutto. Tutto è familiare, a partire dagli autobus che fanno parte dello stesso sistema di mezzi di trasporto di Malmö, il dialetto, e l’alto numero di studenti. Avrei immaginato di trovarmi in un posto pieno di coetanei, che vivono la vita universitaria e lo spirito comunitario al massimo, in confronto a come la vita studentesca di Malmö si differenzia. Invece ho trovato strade abbastanza deserte nel campus universitario, e molta gente in centro, che però assomiglia ad un qualsiasi centro di una qualsiasi città, sebbene ospiti una maggiore concentrazione di caffè accoglienti e librerie. La città si gira a piedi senza problemi, massimo due ore e si può riuscire ad andare in giro tra quasi tutte le vie della cittadina. Tutti i palazzi sono molto antichi – ebbene si, da romana ho iniziato a vedere ogni palazzo svedese come antico anche se magari risale all’Ottocento, come fanno tutti gli svedesi! – e sembra quasi di essere catapultati indietro nella storia passeggiando tra i vicoli incontrando gente che sembra essere molto più tranquilla e rilassata dei cittadini di altre cittadine svedesi più grandi.

Sicuramente un’idea per riempire una giornata noiosa, o per immergersi nello spirito invernale e natalizio, essendo Lund addobbata e illuminata manco dovesse ospitare i re – il papa l’hanno già accolto nel weekend dopotutto! – entrando in chiese e negozi per sentirsi immersi nella storia e riscaldarsi dalle fredde passeggiate.

Devo dire che l’inizio di quello che spero sia una lunga collezione di gite fuori porta per visitare la Scania è iniziato con il piede giusto. Certo, la sfida tra Scania e Värmland sarà dura ma ce la metterò tutta per cercare di immergermi al più non posso in questa regione che anche sembra piena di cultura, storie e tradizioni. Allontanarmi un po’, per poi tornare a Malmö rendendomi conto di come da cittadina di una città come Roma mi sentirò sempre a casa nel caos – soprattutto sentendo dei romani parlare nella stazione centrale di Malmö non appena tornata dalla “provinciale” Lund.

Brixton district in London – a pop “ghetto” area

There is always something you will never forget about your trip, and among them there is always something you are not going to talk about. I will tell you about one of the areas I have been exploring in London which I am never going to forget. You thought I would tell all my “secrets” to you people right? Sorry for disappointing you 😉

 

Let’s start to say that Brixton may be called by many as one of the most multicultural ghettos of London, located in the southern part of the city. Going out from the underground you will be in the middle of a unstoppable wave of people coming from all directions – which is actually not that different from the rest of all the streets in London – restaurants, shopping centers and street take aways, plus maybe different people singing outside the stop.

I was a bit curios about this interesting area and looked up some infos about it, among the others, here. Thanks to the little things I read so far, I could see how the almost abandoned district was once a rich area similar to that of the Swedish area Rosengård, where riots are happening and of which people are mostly aware and afraid of. The history of the Brixton district is a particular one, going from being a poor area, to one of development, then place of social riots and then again gaining a certain “respect”. By the way, Brixton got a population boost in the middle 1900s, but after it was bombed in WWII, living conditions for those who still were living there after the war were not acceptable. Social riots started and especially during 1981, Operation Swamp 81 led by the police aiming at lowering crime rates, permitted to arrest whoever was suspected of crime, leading to up to 1000 thousands arrests. Gentrification happened mostly from 1990s on, and in a few words, it has completely changed the aspect of this area, luckily still keeping the level of multiculturalism pretty high – most people living there are from the Caribbean. If you are curious about the term gentrification, you may be interested in reading this article “5 myths about gentrification“.

Even though I did not take that many photos as I thought I did, these three are more than representative of the place. The way from the metro stop to the market was surprising frightening beautiful attracting smelling tasty at the same time. People of all countries meeting in a way I am used to since I come from Italy, sitting on plastic chairs in front of their houses or shops, though immersed in a too poor situation than the one I had been used to from the previous days in London. Take away places formed by a little kitchen on the side of the street, as it was someone’s apartment kitchen, where you could see in through the open window and glimpse a big pan. For some reasons I felt I was in Thailand or India, even though I have never been there and the most population in Brixton did not come from neither those countries.

We went into the market, being welcomed by huge flags of every country in the world, mostly placed exactly close by the restaurants serving food from those countries. Going into the market, half of it – mostly the shops in the centre – were closed because of the night time, but restaurants and bars where open, creating the right atmosphere/balance (still looking for the right word for the Swedish “stämning” making you feel completely out of time and space, maybe on a dancing street in South America instead than a suburb in London. We heard some music and being the last night before traveling back to Sweden what do you think we did? We started dancing following this caribbean music, just in front of the stereo, in a street – between the 5th and the 1st avenue – where everyone was eating talking enjoying the music getting warm in a slightly chilly air of a September night. We danced starting from an empty dance floor that nothing was if not a cement path with a table by the closest wall, where we put our things and forgot the others. Funny as it gets, was to see a video of us dancing, published on the fb page of Brixton Market.

Little things about Brixton

In 2009, the Brixton pound was coined, in order to protect the variety of business and to higher the popularity of the area. I was really surprised by reading this, and wish I’d known about it before leaving from London!

Brixton is also the part of the city where David Bowie was born.

I will just say goodnight with a music video of the song “La Gozadera” putting together many countries of South America, showing flags and some streets which definitely made me think of the Brixton market. See you soon!

Camden Town and its markets

Definitely one of the most popular destinations in the huge city of London, Camden town found a chance to steal a piece of my heart as well. You could definitely decide to spend hours walking through it – I suggest though not to bring your wallet and just go around getting lost – to find places where you will come back “the next time”.

We decided to visit Camden market on Sunday, the day after a hilarious group of girls from Malmö university stepped – many for their first time – on the ground of Luton airport. Starting already from the arrival day, we have had a very tight schedule visiting numbers of organizations, both NGO and GO, offices where programs for integration, migration and much more are led, journalists, relevant people in the issue of multiculturalism, gender equality, respect and more.

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A map with some of the places we visited on Sunday

Having Sunday as a day to recover after the tiring travel – we woke up at 2 a.m. in the morning to leave from Copenhagen at 7.00 a.m. we visited pretty much, from Camden Town to Soho for a Chinese dinner all together, stopping at Primrose hill to see the city from a different view. On the way we walked to Baker street and saw the door to the apartment of the Sherlock Holmes stories. On the right side of the map is the hostel Clink 78, ten minutes walk from the underground station King’s Cross/St.Pancras. A big hostel which I definitely recommend if you are thinking about visiting London, especially if you are a backpacker. The hostel has a bar where to meet people in a very easy way with music and very kind staff. You have breakfast included in the price – and a big kitchen place, plus two or more living rooms, with tv and computers. I hope you will like the photos, I will definitely write more in the next hours/days 🙂

After this week I almost cannot see myself without all the knowledge I earned in a so full week. Really tired right now and cannot promise “real” and interesting posts, but at least I will show the originality of Camden markets, still asking myself why I did not see a wave of “Swedish” hipsters stepping by all the little stores.

Following my love for multiculturalism I will soon tell you about the suburb of Brixton – which I always mixed with Brexit, which on its side was wrongly pronounced “breakfast” by some of us in the first days. Brixton may seem as the ghetto of London, though its difference and originality – which would be loved by those famous nordic “hipsters” -definitely attracts thousands of Londoners as well as tourists, offering clothes markets during day and food places during night. I would love to write more but I’ll see you later with a deeper story about this part of the city.

City

Get off. Walk. Watch. Mind the gap. Red. Smells. Scents. Go. Run. Left. Difference. Map. Gap. Second. Ready. Culture. Diversity. Equality? Respect? Silence. Seats.

Arrived in Malmö with the train from Copenaghen half a hour ago, got a drive from the boyfriend of the organizer of the trip – who was more energetic than thirty five teenagers would be after such a busy week we have experienced.

We all slept a very few hours after a night of fun between the multicultural area of Brixton and Soho.

Meeting people dancing on streets on African rithms eating different singing the same new steps colored drinks stopping again starting moving arms hips waist hair black surprise images excitement between the fifth and the first in a market of hidden restaurants stereos tacos origami faces rythm drums and flowing convincing people bored up down moon shining and dogs barking wood of a table where sitting if not dancing serious faces moving as in films loud music lower volume up again. Dance.

London ♡

Of new goodbyes, new plans and coffee addiction.

I never manage to leave places I have been living in for a while without gather so many memories. Maybe it is just because I am growing, or the routine of travelling makes appreciate every single minute. Or the philosophy of always changing and getting better thanks to what we have gone through in the past. Or maybe the quotes by Henri Bengtson I studied on my last year of school, saying that “The pure present is an ungraspable advance of the past devouring the future. In truth, all sensation is already memory.” is really starting  to be part of me.

I am writing a short post, my English got worse in this month since I spoke Swedish all the day, but there are always pros and cons for everything right?

Tomorrow I am leaving heading to Italy. Friends, family, Italian food and talks of this and that have been missing. Every time I go back to my country it feels like the first time, though after a few times I did it, now I am not as excited as I used to be in the past. Sweden feels like home now and when I dring cappuccino I miss the Swedish coffee, “to talk” very much to everyone because otherwise I look “shy” makes me always missing the silent and peace among Swedish people. The first times, seeing that nothing had changed back in Italy was kind of a disappointment, now I am nothing else than happy to have something to go back to, to compare Sweden with.

“It takes three seconds to give an impression of yourself to someone else”…I heard when I started to work at the restaurant some weeks ago. Nothing more true than this if you are working in a restaurant…you can’t help people? Still smile and say you’ll come to them very soon. Incredible how you get to learn in a “short” time as a month if you start to work in a new place.

Tomorrow I will wake up soon and get the ferry to Stockholm, then bus, bus, and plane to Rome. 30° and thunders are waiting for me tomorrow there and smog is not going to miss!

The time of staying alive thanks to coffee will be soon over…my Italian part is soon gonna recommend to me not to drink more than an espresso or cappuccino each day 😉

I will start this new part of my life with my new experience in Malmö with the book, The way, the walk and the life by Fredrik Lång (Vägen, vandringen och livet) bought in a second hand store of Mariehamn, looking as always for a literary souvenir from abroad.

I need to sleep now, I will write to you in the next days.

And I promise, I am coming back to Åland, I will see you soon!

Sulle Åland i giorni sono passati molto velocemente ma vissuti intensamente. Da domani fino a domenica lavorerò al ristorante e poi lunedì partirò per amcora non so dove. Quasi completamente sorpresa, una settimana fa ho ricevuto una chiamata da Malmö, sapendo che si trattava ovviamente dell’appartamento studentesco. Sono molto felice di aver ricevuto il contratto per un bilocale di 39mq, in un palazzo/casa studentesco/a a 15 minuti in bici dall’università che si trova davanti alla stazione centrale. Ora il prossimo passo è tornare nel Värmland e trasferirsi a Malmö per poi tornare a Roma, o forse il contrario? I tempi stringono e l’organizzazione di tutti questi passaggi è abbastanza complicata, ma ora che già sono quasi alla fine della mia prima vera esperienza di lavoro, tutto sembra almeno un pizzico più facile.

 

La scorsa settimana è stata massacrante riguardo al lavoro, avendo lavorato per sei giorni di fila per almeno dieci ore al giorno. Ma poi la mia famiglia è venuta a trovarmi da Roma e sono riuscita a rilassarmi in questi miei tre giorni liberi. Domani si torna a lavoro piena di carica!

Non ci siamo fatti mancare le visite al ristorante Smakbyn dove lavoro, con tanto di dessert all’aperto e cena all’interno ieri sera!

Un paio di giorni fa ho fatto invece la mia seconda sauna finlandese qui alle Åland, temperatura a 98 gradi e acqua sempre pronta per essere gettata sul carbone. Doccia gelata ogni quarto d’ora e muscoli rilassati! Ecco qualche foto!

Ieri sera verso le dieci…ovvero prima del tramonto…cervi e cerbiatti giravano per la foresta e ne abbiamo osservati a decine dalla macchina…a presto qualche foto!

Ora ho appena finito di schizzare qualche idea di arredamento per l’appartamento di Malmö, e crollerò a dormire tra pochissimo!

A presto!

Di matrimoni svedesi e balli antichi scandinavi

30 giugno

Diciamo che parlare di accento calabrese, liquore messo nelle pesche dolci al cioccolato e sensazione di stare al paese dei nonni non credo vada d’accordo con lo scrivere post in inglese, svedese o altra lingua diversa dall’italiano. Quindi eccomi qui scrivendo questo altro aggiornamento da un’isola super svedese ma della quale gli abitanti si ritengono molto patriottici (secondo la famiglia svedese – non delle Åland – di questa ragazza conosciuta martedì) e protettivi del territorio (non puoi comprare una casa o un terreno a meno che non sei cittadino delle isole Åland, il che vuol dire aver vissuto qui per almeno cinque anni)

Martedì 5 giugno

Sfrutto la mia insonnia dovuta all’eccitazione da primo lavoro e dall’ora in più di luce (come se non fosse già bastato vedere scendere il Sole alle 22,30 in Svezia – nel Värmland!). Come forse avevo anticipato e raccontato, lunedì scorso ho avuto un’introduzione al ristorante, e poi ho lavorato tre ore. Venerdì scorso (fino a ieri, lunedì) invece ho iniziato il mio orario regolare, dalle 16 alle 23 escludendo sabato, dato che dovevamo servire per un matrimonio, ho lavorato dalle 14,30 alle 01.30. Proprio di questo vorrei parlare!

Giovedì scorso, 30 giugno, ho seguito la famiglia con cui vivo ad una serata barbecue ad un camping vicino alla spiaggia, nel centro dell’arcipelago. Berit è stata organizzatrice e responsabile di un festival di danze popolari di vari paesi del nord, e questa serata è stata un raduno dei vari partecipanti. Musica tradizionale e danze tipiche soprattutto da tradizioni antiche danesi e norvegesi. Quando ce ne stavamo per andare io e Sofi, una delle sorelle della famiglia abbiamo cercato di farci spazio in un cerchio strettissimo di danzatori molto felici – ed alcuni molto ubriachi – provenienti da tutto il nord che ballavano e cantavano, a volte non conoscendo la lingua ma capendo comunque. tra le tante, Sinklars vísa è una delle due che abbiamo ballato. Ritmo regolare, molti versi e sempre due passi da ricordare, due a sinistra e uno a destra. La danza che vedete nel video è esattamente quella che abbiamo danzato noi! Davvero bello poter conoscere cose così nuove e diverse! La canzone è originaria della Norvegia, e le parole narrano la battaglia di Kringen avenuta nel 1612 ad Otta, in Norvegia . Qui trovate informazioni in inglese sulla battaglia – e qui in italiano anche in generale sulla guerra di Kalmar, mentre qui il testo completo in originale e la traduzione in inglese.

 

Per continuare, sabato c´è stato il matrimonio e anche quella giornata è stata una bella esperienza – ovvero assistere ad una festa di matrimonio svedese! Sicuramente molto diverso dai matrimoni italiani, la cena è statamolto tranquilla all’inizio, non c´è stata né musica né nessuno che ballava fino alle 23.00. La serata è stata piena di discorsi – gli svedesi sono molto attenti alle tradizioni, burocrazie e diplomazie varie in certe occasioni! e, sopresa sorpresa, giochi di gruppo! Una delle prime canzoni – che poi hanno anche accompagnato alcuni brindisi – diceva “chi gioca a calcio si alzi dalla sedia” “chi è fidanzato faccia una piroetta” e “chi ha figli faccia un inchino”. E ogni mezz’ora per qualche motivo sconosciuto a tutti noi camerieri, un gruppo di gente iniziava a correre intorno al tavolo passando dagli sposi e facendo qualcosa che mi è sfuggito dato che in quel momento cercavo di non essere colpita da questa carica di gente che correva e di rimanere in equilibrio con il mio vassoio pieno di bicchieri di cristallo 😀 Alle 23 la band ha iniziato a suonare e anche se eravamo molto stanchi la musica ha aiutato molto, anche se trattenersi dal ballare è stato difficilissimo per me! Sono stata fortunata ad essere stata mandata a casa all’uan e trenta perché alcuni sono ovviamente dovuti stare fino alla fine, ovvero alle 4,30!

Comunque…qui sotto potete sentire uno dei brani da brindisi che si cantano in Svezia, questo l’ho anche cantato con il coro dell’università di Karlstad!

Qui alle Åland è l’una di notte. Anche se l’insonnia ha fatto i suoi danni nelle scorse due notti, ora cerco di addormentarmi che domani sarà il mio secondo giorno di riposo e avrò una prima festa con i colleghi di lavoro a casa di una ragazza. Barbecue, sauna, e pallavolo…non suona male vero? All’ultimo minuto prima di andare a dormire sono anche riuscita ad organizzare un passaggio per l’andata e il ritorno…il non avere la patente si fa sentire qui al Nord! Soprattutto quando l’ultimo autobus passa alle 6 e il primo la mattina alle 7.

Perdonate gli errori sintattici se ci sono, ma sono abbastanza stanca e ormai non scrivo in italiano da molto tempo. Mi piace molto di più scrivere in inglese ma ciò esclude molti lettori dal leggere i post (compresi i miei nonni!) e quindi devo trattenermi e scrivere in italiano!

Ora vi saluto! A presto e buonanotte!

P.S. Credo che la confusione riguardo a dove le isole Åland si trovino sia ai massimi livelli tra i lettori dei miei post. E vi capisco! Quindi vi darò una breve spiegazione. Le Åland appartenevano in passato alla Svezia e poi per qualche casino storico di cui potete sicuramente leggere qui se volete 😀 le Åland sono mezze indipendenti, ma legate legislativamente e politicamente – anche se hanno un proprio governo e parlamento! – alla Finlandia, e culturalmente e linguisticamente alla Svezia! Confusione ancora eh? Insomma, in poche parole sono in Svezia!

E poi, mi sono appena resa conto di aver tralasciato alcune cose accennate nel primo paragrafo! Appena potrò ci ritornerò e scriverò tutto 😀

Paddling, chilling, and sunbathing.

Wait, yet, where am I?

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I am not gonna say I feel already at home at Åland, or maybe I should. The thing is that now, as long as I have a place to stay and a roof on my head I do not longer need too long time to feel myself comfortable in a new place. For some months ago, starting a new activity I would feel the need of meeting persons in that group, but now I just panic and stress a bit before arriving in a new place though I know I will meet people quite soon after approaching that new place. Åland – talking about this – has been kind of a surprise to me. I knew I would meet someone during this month and that I probably would not have that much time to meet people because of shifts at the restaurant, but the thing is that a lot of things just happened from the very beginning of my stay here.

News of the day
Meeting this girl yesterday at the lake was one of the things that made my routine rolling faster than I would have ever imagined. Together with one of the sisters we went to the lake this mornign around 11.00 and laid on the platform sunbathing a lot, drinking coffee with the sound of the water and talking very much. Later Linnea – the girl from Karlstad – and me took a kayak and paddled up to Kastelholms slott. There are so many images I would like to share with you but as long as I do not find the camera cable that will not be possible. Everything is pushed into my trolley, the only thing is that right now I just have everything there and things are not as easy as it may sound 😀 So, patience and I will publish images soon 🙂 🙂 Btw, as I was saying, the castle is close to the restaurant, and after the kayak part we bought a ice cream and sat in the sun, and later again we visited the little prison in the old village. Intresting and cheap! We canoed back home with a bit of head-wind but it was ok. In the evening I was invited for dinner at their place, and crap what a nice house they have, together with the view from the terrace. For those who  already follow me from my exchange year in 2013, you maybe remember the images of Carl Larsson’s family house, full of colors and really particular architecture inside – besides, those furnitures ispired many IKEA furnitures! And if you do not, sure you can check here and here don’t you? 😛 Sorry for that, I just saw it is in Italian, but sure you can use a browser translator right? 😀 Well, the house I visited today was not much different from that, incredibly nice. We ate a traditional Swedish summer dinner I would say, on the balcony eating grilled meat and sallad, finished with sitting on the sofas outside drinking coffee – is there something sounding wrong with all that? At least I am sure I will have energy to keep finishing writing the post and maybe uploading images!!! 😉

I am so happy to be familiar with the Swedish way of living. If a thing does not work at the moment, it will. If something goes wrong, it will surely be better. There are no bad weather conditions just bad clothes. If you learn how to experience every season of the year you will never get depressed during winter. Feeling bad about one thing will not make things any better. And drink coffee for God sake, that surely will help any pain!

I am developing my Swedish as I ever could imagine, Åland is much more similar to Sweden than it may seem, it is actually the same, and products are being imported from both Sweden and Finland, it is very incredible to be here 😀

When I move from Sweden I often keep with me that part of cultural background I learnt about Sweden and which I made mine. It works just like this, I meet people and Imost often behave as a Swede than everything else, still keeping by deepest Italian cultural background. But ways of greetings, of feeling comfortable at almost strangers’ places, being able to see silence as a pause between talks and not just as a miss, always still stay with me when meeting at least Sweds and others from Scandinavia – often just no Italian people. When I speak Swedish I am often a bit more relaxed, while with the English I speak very fast and let me Italian accent flow stronger 🙂
Another curious thing is that when I speak with Sweds about Sweden I always see myself – a bit of course, not directly and completely – as one coming from Värmland, and I find this very interesting. It was actually very interesting how I could feel linked to Värmland and Karlstad when today I spoke very much about Karlstad with Linnea who has been living there all her life!

For those who are EU-citizens and can speak any nordic languages, I really recommend Nordjobb, since I think is an enormous opportunity to take the first steps in the working environment and get some experience, as get as having a work place in some of the nicest and most relaxing places in Europe 🙂 More info will come later in next posts 🙂

See you soon, I’ll crush in my bed watching a film!

First days, Swedish feeling

Hi again! Quarter past eleven in the night here at the Åland islands, still very tired as it was 1.00 a.m., I guess my brain is still processing all the things happening here!

Yesterday was the first time I was at the restaurant, I forgot to write in the blog but I actually had an intro to the restaurant and then got the chance to work 18 to 21. Many things going on since I never worked in a restaurant before, but it looks very intresting and motivating to be there, so I look forward to my next shifts. Nice “colleagues” (makes me feel so old to say this word!) and very nice environment!

At home – Berit and one of the sons had picked me up at the restaurant – we sat watching a part of England-Island cheering so badly for the latest! I went to bed around 23.30 incredibly tired. Woke up this morning again around  10,30 and had breakfast. Lunch later and then sat in the sun for a while, as well as reading some papers I got from the restaurant yesterday. We had dinner outside and then I got a walk around to explore a bit the place. When I came back from the lake the all family was going to take a bath and I followed them there again. The funny thing is that among the family’s acquaintances is a family from Karlstad, and the daughter reached us at the lake. We talked a bit and tomorrow we’ll take a kayak tour. Things are happening just after some hours, always so exciting to travel!

When we went home I was actually planning to watch a movie on my own in the bed before starting to sleep, but I was very glad to be called from downstairs to help set the table before a “kvälls te” (an evening tea) with the family. I really appreciated that and had a pleasure time with them – everyone is very talkative which is so similar to my way of being. Feels like I will get along pretty good with the siblings!

I need to sleep now, I’ll see you soon!

Where am I? Of foggy (is)lands, boat names and new dialects.

Monday, 27th June 2016

Try to imagine my face when, finally arrived on the island of Åland, in the harbor of Mariehamn, I was welcomed by a tall, thin, super kind and nice woman – I had been talking to her with e-mail in the last weeks – who met me in a very warm way and gave me a very warm hug. The trip has been a long one yesterday. I left the campus in Karlstad after having breakfast with some friends and at 8,45 my bus was leaving to the bus station. I then took the first bus to Stockholm, and here the adventure starts. A police car was in front of us and someone from the inside told the bus driver to stop. Thee “old uncle” as it was later called by the woman driving the bus, gave her a alcohol test and told her that the destination on the screen should not be blinking. Well, for such a stupid thing we waited for 20 minutes, and the bus company had to call the train company to ask if the train from Örebro which many where going to take, could stop and wait for the bus passengers. Well, when the woman who was driving the bus told us what had just happened, she was very anxious about the consequences and a bit angry…so at the end she got a warm applaude! Rain, warmth and heavy luggages when I changed the bus. Arrived in Stockholm I was very tired after some hours of sitting in the bus. I had lunch in the station, went around a lot, took a coffee, had videochat and calls, reda and wrote on my blog, spoke with someone at the very end. I then took the bus to the harbor which would take a hour to be reached. The funniest thing is that the boat is called Rosella! Super foggy had been already in Sweden, but on the way to the harbor and all the way to the island it was impossible to see anything, so you can really imagine how boring the journey was!

On the bus to the harbor the driver was also very funny, he took the microphone and said something like “well welcome onboard, just say that I would have really liked not to be working in the Midsummer weekend but this is life…well, let’s drive on this (“rondella” in Italian, can’t find the word since I don’t have internet) just once otherwise they get angry!

Differently from what I was expecting, nobody here speaks Swedish with a very strong accent (or is, actually, a dialect) and I actually missed the thing that they are not at all bilingual in the Åland island, but the first language is Swedish, and when they grow up they start with studying English and then Swedish. Berit is the name of the woman who came and pick me up, and since I will stay here for a month and I have already lived with a host-family for a long time, I definitely feel part of the family – as long as they tell me I can do so, and she did! Since we were going to pick up one of her children to another harbor at 1.00 a.m. (Finland is a hour more than Sweden) she drove me everywhere in the island to show me things a bit, even though unfortunately it was incredibly foggy, which was a nice experience anyway. Brit told me a lot about everything, including the thing that one-hundred-fifty folk dancers from Sweden will come in this week for the Nordic Fold Dance festival, and that she is managing a lot of things related to that. Moreover, they will eat on Thursday at Smakbyn, the restaurant where I will start to work today.

When we went and pick up the daughter at the harbor in the other side of the island, it was not at all cold but very very foggy – around 14°! I can just say that Berit is Finnish from the strong “r” she has sometimes, but the eldest daughter sounds completely Swedish!

It took a hour to go home after the harbor, so we were at home at 2.00 local time. The house is very nice and big! They have vegetables and fruits cultivation and the house is just in front of a forest and close to the water. The son works in a bike shop and we will have to try to find a bike for myself, since I am very short compared to the people here! So, this is gonna be funny as well! Berit showed me the house and when I went upstairs some animal skins where just hanged close to my bed! But I was so tired I got asleep very fast!
Berit’s husband I have heard works in the forest! and that really makes me feel of stories about trolls and fairies in the north, I know that’s stupid, but it just does!

I am totally surprised about how many things I have to tell after less then 5 hours awake here in Åland.

Funny thing? Meeting people from the Åland is making me feel very Swedish! And I guess many thinks that I am a Swede with Italian background!

Another funny one? The word “tatti” – my surname – means a kind of mushroom in Finnish!

They just asked me if I wanted to put something in the laundry starting now, that’s not really Italian is not it? I mean putting your clothes in almost strangers laundries, but as said, here in Scandinavia people really welcome you as a part of the family almost right away, then it stands to you to accept the invitation or not! So, I really got used to this and I like it!

Well, I got breakfast with porridge, strawberries, apple mousse and smashed raspberries! I will have a little lunch later, but first I will need to study the menu of the restaurant and got used with the different ways of preparing the table for new guests. If there will not be any new work shifts for me in this week, I will start to work on the 1st of July which is this coming Friday, and for the following three days, including serving at a wedding on Saturday the 2nd!

I will see you soon, and sorry to my family and friends if I cannot answer but I do not have internet, maybe I will not buy it either, since it is just for a month! Maybe I will just use a bit from the house’ internet to publish my posts 🙂

See you soon and have a nice start of the week!

Varmt och fuktigt

Sitter i centralstationen i Stockholm. En kopp kaffe bredvid mig och jag väntar att den ska kyla ner. Skjol och kort armat tröja gör mig inte känna mindre stressad och kallare än luften är. Regn och varmt har det varit under hela resan som jag började i morse från Karlstad till Stockholm. Trafik under sista delen från Västerås, och i början fick chaufforen stanna då destinationen blinkte på bussen och enligt polisen var inte det o helt ok, antagligen. Blev 20 minuter försenat men ankom i Stockholm ändå i tid.

Åt en macka på Subway och lugnade mig lite en stund innan jag gick och satt mig på stationen. Backpacking verkar vara top resstil just nu. Ser fram emot och göra en sånt trip igen, utan att boka tak över huvud eller annat.

Ska dricka min kaffe nu, och läsa Solstorm av Åsa Larsson. Kl.18 ska jag ta bussen som åker till hamnen och åka då båten till Mariehamn, på Åland. Där ska familjen där jag kommer att bo på en månad hämta mig.

Har introduktion imorgon på restaurangen och ska faktiskt ta mitt första passet imorgon. Märkte att på lördag blir det bröllop på restaurangen. Ser faktiskt fram emot att jobba den dag 🙂 😉

Ses snart och ha en bra söndag! 😉

Heading to Warsaw, Poland

12th April. Start of the trip, going to Gothenburg.

Metres of smoke from the coffee factory reflect the sun in a clear  Karlstad today. I am sitting on the train which in some minutes will leave to Gothenburg. Alarm clock at 5,45, but was too excited about the trip that I woke up at 4,15 by my own instead…good for me because otherwise I would have stressed too much to prepare…but you know what? I had not packed anything so I had the time to do it. We are leaving, of course I sit in the wrong direction back to the front…I will never remember about it!!!!

Kizunguzungu, All I want and a Swedish version of Hallelujah in my ears. Still ballerinas and black trousers regflecting the sun…love this Swedish Spring, cannot just get enough of it. No flowers though, leaves are going to appear in May or June…just light, sun and long days.

The travelling song in my ears. Worked at Bunkern last Friday. Incredible how Sweds can behave in so different ways when drunk…they can get very rude but at the same time very kind, open and funny! I was sure I would forget something and so it was! The mask I usually sleep with when it gets Spring and too lighty in the mornings. But we are still in April and Warsaw is a little souther than Sweden…so I should make it…

So! Why this notebook? This is my first travel/trip compeltely by myself…I have been looking forward to one of those for so long!!!

An acoustic version of Welcome Home by Radical Face.

Plans for today? Jumping off the train and going around a bit…find a park where to sit and enjoy the sun, and eat my boiled corn with tomatoes. Then I will probably visit the museum of the city and then get to the hostel which is 3 km from the central station.

As I was saying…well I have the plan of writing a little notebook for every country/place I will be visiting now on, filled with postcards, tickets, places with adresses (so that I can come back to those if I will ever go back to these places) and impressions of my journey. We are in Kil now, incredibly foggy right now…I will try to sleep for a while now…see you later!

Here again…I am sitting in front of the museum of world cultures in Gothenburg, some steps from the hostel where I will check in in a few hours. One of the exhibitions is called “Afghan tales”, and I look forward to get to know more about it. I sat a hour in a park near the river, read a little, enjoying the windy, sunny day, and eating my lunch. Both for having gotten up at 4,30 and for the sund shining for hours on my head, walking a lot (most of the times feeling very sure about my direction but at the same time not having a clue about it!), 2,5 hours on the train, I am definitely tired now. But I walked heading to the hostel, meeting a Pressbyrån, which you should definitely know about…it is the worst thing in the world if yu want to keep on a diet…I dreamed of coffee (and Pressbyrån makes it in my favourite way) since yesterday…and finally one with an “unmissable” kanelbulle (cinnamon bun) beside…you know what though? I guess here in Gothenburg they do not use the same coffee as in Karlstad (Löfbergs brand comes from KArlstad).

I love being around, and I enjoy not to be connected to Sweden in anyway if I want (just keep talking English instead)…and everyone will react in a much more oppen way than usual (the average Swedish loves to speak English, complains about his/her “bad” level, and is very shy to speak it). But as you Sweden is heading the ranking among the countries with the best second language English speakers. So, language relativism is a bluff? Not at all, choose a language and you will be treated, and feel, way differently! News of the day is that, for some unexplainable reason, I got accepted in the Sedish as a foreign language IV course…keep it or leave it? Being me, I just cannot refuse it…so next week is gonna be an even cooler one!!!

You know what? I am going inside now…need to see the museum.

Bet of this week? To show to my parents that you can actually get brown staying in the sun, even though you are not in Italy, and it is 9° outside! 😉

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Before going inside the museum, I did actually got tanned on my face and my feet! (Ballerinas power!) The sun made me feel headache, but I cannot stop being outside, love the Spring here…Yeah…I repeat myself regarding this, I know…

The museum was very interesting. It is called Världskulturmuseum and it is located near the Universum, a giant museum with inside everything frm plants to butterflies and universum explanations…

I had been there during October 2013, on the first reunion weekend with STS, during my exchange year in Sweden. And it is amazing, I would really recommend it!!!. I read today that a 25 ms high tree from a tropical climate is growing there inside! Going back to the museum…

I went through the two exhibitions they have in this period. One called Afghan tales and one about gender equality and rights. Firstly, I  mistakenly went to another floor, where another exhibition was being built up…and it was pretty scaring actually: giant white spaces, nobody there, just three enormous screens with old photos, and a big panic of not being able to go out at first! But I am here safe and sound now!

Very nice photos in the Afghan tales exhibition…touching and well explained, both in Swedish and English. The other one about genders’ rights also made me think a lot and learn as much. Around 15.30 I started to look for the hostel and I setlled there . I relaxed for a while and then went out for a walk and to buy my dinner. I ate very early to be Italian! Now it is just 19,30 and I am already tired as a sloth! But I try to resist at least until 21 before sleeping! Tomorrow my bus from the train station to the airport leaves at 6,30 am and takes half an hour…so…waking up at 5.00 am!!! That’s why I’ll say goodbye and goodnight to you for today…tomorrow is going to be a long day!

Incontrando rifugiati, bici e barbeque nell’aria di Linköping

Mercoledì 11 maggio 2016

Insomma, la settimana 19 di quest’anno è finalmente arrivata, e con lei il terrificante esame di svedese livello C1, il temuto TISUS! Come raccontato in qualche post, ho deciso di farlo a Linköping, in modo da non dover dormire in un posto dove non conoscevo nessuno, e soprattutto per cogliere l’occasione per salutare la mia cara amica messicano-svedese Elisa, che era stata au-pair a Roma dove ci siamo incontrate quasi due anni fa. Sono stata ospitata da lei per due notti, ed ora aspetto ascoltando radio svedese (se siete curiosi, la frequenza 106,9  da Linköping vale davvero la pena di essere ascoltata 😉 ) che lei torni dall’università. Sono arrivata a Linköping lunedì intorno alle 15, dopo aver aspettato un treno a Karlstad ed il secondo a Kristineholm sotto un sole cocente (siamo intorno ai 25° in Svezia negli ultimi giorni!). Il primo viaggio di due ore è stato uno dei più piacevoli mai fatti. Dopo essere salita su un treno ed aver ricevuto una chiamata da Micael (hostfather) tra chiacchiere in tutte le lingue della gente che saliva sul treno e cercava di sistemare i bagagli, ed essere riuscita a capire tutto in svedese della chiamata, mi sono seduta al mio posto con il tavolino. Appoggio il mio caffè del Pressbyrån sul tavolo, insieme al primo libro in svedese letto seriamente, Solstorm di Åsa Larsson. Il signore seduto davanti a me, che poi mi racconterà proprio originario di Karlstad, nota l’autrice del libro. Sorprendentemente mi dice di essere stato insegnante di una giovane Åsa Larsson a Kiruna nel nord della Svezia, dove lei infatti è cresciuta, come ci si può anche accorgere nel romanzo. Quando gli ho detto che era il primo libro in svedese che mi trovavo a leggere mi ha guardato con uan faccia sorpresa, ma davvero sorpresa. Mi sono trovata senza parole e non sapevo come rispondere. Alla fine l’unica cosa che ho pensato è che non aveva capito che non fossi svedese, e gli ho detto che lo svedese non è la mia lingua madre. Ancora incredulo mi ha fatto i complimenti, facendomi notare l’unico errore che avevo fatto da quando avevamo inziiato a parlare, ma più tardi nella conversazione ho scoperto che ha un passato da attore e che probabilmente aveva finto molto bene sulla mia bravura!

Comunque, ritornando al libro, il signore mi racconta di come agitata la scrittrice fosse all’uscita del suo primo romanzo, e di come l’aveva letto tranquillizzandola sulla qualità del libro. Il signore è insegnante di musica, conosceva anche il coro Söt Likör dell’università di Karlstad ed il nostro direttore. Insomma, abbiamo parlato moltissimo ed è stato davvero interessante e divertente, dal momento che ad un certo punto si è messo ad imitare alcuni dei dialetti svedesi.

Dopo aver scambiato alcune parole con due signore estremamente british sedute accanto a noi, sono scesa dal treno a Katrineholm per aspettare la coincidenza. Sulla banchina, assolata, con lo zaino pieno di cose, vedo una ragazza con il velo che cerca di chiedermi se il treno da cui ero appena scesa era quello per Stoccolma, e le dico “si si è questo”, cercando di premere il bottone per aprire le porte, che però sono rimaste chiuse. Alla fine la signora aveva il biglietto per il treno seguente, quindi avrebbe solo aspettato il prossimo. Il suo viso era completamente segnato da ustioni gravi, insiemi a mani e piedi immaginavo che tutto il corpo avesse passato lo stesso orrore, poi scoprirò che invece era un po’ diverso. Iniziamo a parlare in inglese, ci sediamo in stazione e mi racconta la sua storia. Proveniente dalla Somalia, arrivata da solo otto mesi in Svezia, stava andando a trovare suo fratello che abita a Södertälje, vicino a Stoccolma. Avrei detto che avesse intorno ai 20 anni, ma poi mi mostra la foto di suo figlio che ha 10 anni, le chiedo quanti anni ha e mi dice 35. Non chiedo niente del marito, le chiedo solo se è arrivata sola fino alla Svezia. E si, era sola in un viaggio durato più di due anni. È stata fermata in Grecia per due anni, e quando si trovava su un pullman per partire finalmente da li, la polizia ha cercato di fermare l’autista che non si è voluto fermare e a quanto pare in qualche modo la polizia ha usato le fiamme per spaventare e farli fermare. Dico solo ora, alla fine del racconto, che ho dei dubbi su quello che mi è stato raccontato. Incuriosita dalla storia ho provato a cercare qualcosa su internet, scrivendo greece, police, burned, immigrants, e niente è uscito fuori, se non che i rifugiati spesso si bruciano con i carburanti delle barche con cui arrivano. Sedendosi sui motori il carburante li avvolge, ed il bruciore non si sente subito.

In ogni caso, dopo un’ora saluto la signora e attraverso la stazione per aspettare il mio treno. Viaggio di meno di un’ora ascoltando musica. Arrivo a Linköping e vado a casa della mia amica nel caldo e verde di questa bellissima città. Elisa arriva a casa dall’università dopo un’oretta e andiamo in giro con le bici per la città. Prendiamo un gelato e sentiamo dei romani parlare nella piccola gelateria. Sempre riconoscibili. Camminiamo e ci sediamo su un prato su una specie di isoletta vicina al centro della città, prendiamo il sole e mangiamo frutta, alternando svedese ed italiano. Luce fino a tardi, torniamo a casa con le bici e ceniamo con un risotto all’Amarone, che non conoscevo proprio. Vino Marrone, cipolla e parmigiano. Buonissimo! La mattina dopo ci siamo svegliate alle 6,15, perché appunto io avrei avuto l’esame TISUS all’università dove Elisa studia. Arrivate li in bici, ho fatto l’esame che è davvero volato, alla fine delle prove scritte ero così contenta di lasciare l’aula che mi sono scordata la borsa dentro! E sapete cosa? Non incontro un italiano in una delle pause?! Aveva davvero un accento finlandese sullo svedese, e non avrei potuto dire fosse italiano, lui credeva io fossi svedese! A parte la mia capacità di parlare svedese, che è più che discutibile, immagino che i capelli biondi e gli occhi azzurri facciano sempre la loro parte, soprattutto se poi me ne vado in giro con una tazza di caffè comprato al pressbyrån, e con un libro in svedese in mano!

Ho pranzato con Elisa su un prato in mezzo al campus, che sembra davvero una cittadina, atmosfera bellissima, e sono andata a fare il mio esame orale. Aspetto i risultati che arriveranno tra tre settimane. Faccio fika con un kanelbulle e del caffè, il prossimo è gratis dato che si accumulano i punti sulla carta, e ovviamente mi riserverò un caffè enorme per il viaggio di ritorno di oggi!

Torniamo a casa in bici, ci prepariamo per uscire di nuovo ed andiamo al Trädgårdsföreningen, un fantastico parco/giardino in centro. Musica e chiacchiere e sole. Dopo ore vediamo qualcuno fare un barbecue su un grill usa e getta. Propongo di fare lo stesso e andiamo a comprare l’occorrente (il grill costava solo 19 corone, tipo due euro!), torniamo a casa e prepariamo le cose da portare, torniamo di nuovo allo stesso parco. Il grill usa e getta dura non più di un’ora e non è molto forte, ma abbiamo davvero fatto una cosa molto svedese che tutti fanno quando finalmente arriva l’estate e la luce, soprattutto scordandoci sale e pepe!

Scrivo nei prossimi giorno di più su Linköping, l’incontro con un’australiana a Karlstad, l’Eurovision Song Contest, i 90 km in bici, ed il weekend con la mia famiglia ospitante ad Uddeholm, dove sono ora. A presto!

The road to home

Bus to the station, then train heading home. Sitting on the bus writing on the phone. I wrote tens of pages in a diary just for the Poland trip, my first solo trip, and I will write  them down on the post in the following weeks.

Crazy to look forward to come back from a solo trip. Crazy even more to feel at home in a place that is not your original one. To miss the Swedish coffee when in Poland, and the extreme kindness of this super peaceful folk. Still cannot believe that this rainy cold day that welcomed me in Gothenburg is not making me sad. At the start before I left to Poland I thought that when I would come back I would probably miss the flight, looking on the screen for the one to Rome and not that to Gothenburg. But I did not, ‘cause I will live here at least three years more and it just completely stucked in my mind. And I like it.

This week I have two old courses and one new to which I was inexpectedly admitted even though I missed the subscription deadline. I look forward to experience those that will unfortunately be my last months in Karlstad.

I loved Poland and I am definitely going to travel more there. East Europe is definitely on my bucket list…especially for the extremely affordable expenses.

I drank a cup of coffee from pressbyrån…now we drive to the central station. Have to switch the phone down for a while. Coffee is waiting for me later on!

I will see you soon!

Backpacking

I think that without flight companies as Ryanair or Easyjet words as “backpack” or “wanderlust” would barely exist. Next stop? Warsaw in Poland! I found a pretty cheap deal, a return ticket for 30 euros, and I did not take too much time before booking it! My first standing alone backpacking trip (at least someone I know will not get interested in it and join me!)

So, I am totally getting crazy thinking about it! I am doing a bucket list of things I would really like to do, and what cannot be missed is to taste many of the Polish street foods! Guess what? The Zapiekanka is similar to the Italian pizza and one of the most diffused street foods….What I know until now is that I will be there in the middle of April for five days, and I will need to stay one night in Gothenburg because the flight leaves at 8.45 in the morning. I want to have my first couch surfing experience so I wrote to a Finnish girl living in Gothenburg who could maybe host me for a night, waiting for the response!

In Warsaw I will stay at the hostel Warsaw Downtown Hostel, which on booking got a very good mark of 9.1., hope in the best!

I am at my former host family place right now, arrived here with my host-sister by bus yesterday afternoon…Before that I handed in my CV at Burger King downtown in Karlstad. They are looking for night-staff and I really hope they will call me back! Money for the future trips and etc are needed!

Last Wednesday the choir was having the audition for the Spring semester, and many exchange students took part in it. I was there to give them support, and luckily every exchange student who tried got in! On Fat Tuesday we will have a Fat Tuesday fika to get to know the new members of our voice, and in two weeks we will have a weekend outside Karlstad to get to know each other, have fun and practice a lot for the next concerts.

Today here we will make Semlor, or is some typical Swedish buns filled with a mix of almond and cream.

I will let you know about any news in planning my trip…have a nice weekend! And make delicious food for the next Fat Tuesday 😉

 

E ancora sole, caldo, caffè e riti svedesi

Qualcuno di voi non ci crederà, ma sono seduta fuori a prendere il sole, scrivendo questo post alla ricerca di motivazione per finire un compito per domani, corso di inglese per studenti internazionali, insegnanti serie e molto più formali di quelli svedesi.

Non avevo visto la mia famiglia ospitante per tre settimane, da quando erano venuti a visitare il mio appartamento e mangiare italiano, ed era decisamente arrivato il momento di tornare nella mia vecchia cara Uddeholm, respirare un’aria familiare, immergermi realmente nella cultura svedee per qualche giorno, e soprattutto avere un po’ di affetto da qualcuno che mi conosce da molto tempo.

Ho preso l’autobus venerdì all’ora di pranzo e arrivata a casa mi sono messa a studiare, dando ottimi frutti soprattutto quando è diventato buio, e cioè alle 16.00. Venerdì sera passata con l’immancabile fredagsmys, ovvero “spanzarsi” di patatine accompagnate da panna acida condita con una magica polvere saporita, e guardando un film, ovvero, “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”…humor abbastanza svedese, garantisco! Ah! Quando vengo loro ne approfittano sempre per bere il vino italiano che i miei genitori spediscono dall’Italia, io e Katarina dopo mezzo bicchiere eravamo già stese!

Il rapporto con la mia ex famiglia ospitante migliora di volta in volta. Ormai sappiamo quali comportamenti sono italiani e quali svedesi, e ce la spassiamo quando qualcuno lo fa notare, e ovviamente io sono quella che lo fa di più perché sono italiana e mi piace prendere in giro la gente 😛 E dalla loro parte, sembra che le culture si stiano incredibilmente confondendo!

Mi tiro su le maniche del pile che qui si inizia a scottare…7° all’ombra ma il sole scalda!

Ho deciso che il prossimo semestre sarò host, ovvero aiuterò i nuovi studenti internazionali che arriveranno all’università di Karlstad a gennaio ad orientarsi e conoscere l’area ed i vari passi da fare per ambientarsi. Ho mandato una mail per iscrivermi ed indovinate un po’? Mi risponde in italiano uan ragazza che ha vissuto parecchi anni in Italia qualche anno fa…comunque, arriverà probabilmente un ragazzo di Roma, e dico probabilmente perché questa ragazza mi ha detto che gli italiani di solito rinunciano a partire all’ultimo momento…abitudini italiane!

 

Ieri mattina mi sono svegliata abbastanza tardi, come sono abituata a fare quando sono qui. Colazione, televisione, ho scelto una decina di film da prendere in prestito e portare a Karlstad, e ho studiato un po’. Nel pomeriggio, ovvero dopo pranzo, abbiamo pulto la strada ed una parte del giardino dalle foglie. Quando ho vissuto qui, i lavori autunnali li avevamo fatti a metà ottobre, mentre quest’anno, essendo abbastanza caldo e bel tempo per essere novembre, la famiglia ha iniziato a raccogliere le foglie una settimana fa. Ritirati dentro casa perché era diventato buio (e qui si dice kålsvart, ovvero nero carbone), ci siamo rilassati fino all’ora di cena (18-18,30). Cena del giorno? Stufato di renna! Cipolla, mele e funghi cantarelle a rosolare nel burro, carne di renna surgelata da grattare fino a sembrare carne di kebab, dado in polvere, sale e pepe, e ovviamente un po’ di creme fraiche! Servito alla mezza italiana con fettuccine all’uovo gialle verdi. E vino bianco regalato dalla vicina. Non sapete quanto può essere buona la carne di renna! Siamo rimasti a parlare a tavola, poi abbiamo preparato l’impasto per dei biscotti italiani al limone che avevo fatto per la famiglia, e abbiamo visto un film chiamato “Le regole della casa del sidro”…per qualche motivo non siamo riusciti a scegliere i sottotitoli in svedese, ed insieme al vino, la concentrazione per capire l’inglese, il buio che ci aveva accompagnato già da cinque ore prima…alle 10 eravamo già stanchi morti! Mi sono svegliata stamattina dopo quasi dodici ore di sonno, sentendo Micael esclamare “Il cielo è super blu!”. Con la calma svedese, la nostra colazione è durata un’oretta, mangiando un panino con pane al mirtillo rosso, burro e prosciutto di Natale, così, tanto per avvicinarsi allo spirito natalizio, che qui ancora proprio non si sente perché il tempo è stato stupendo. Ma la gente prevede un inverno davvero freddo, tardo, e lungo!

Durante la colazione abbiamo parlato del viaggio in Norvegia che abbiamo fatto insieme a maggio 2014, poche settimane prima del mio ritorno in Svezia. Tre notti in tre campeggi diversi, 600 km in macchina, mal di auto per tutto il tragitto, paesaggi fantastici attraversati e vissuti incontrando renne, alci e foreste su foreste su foreste di betulle, abeti e tanto muschio. Il fiordo norvegese di Gejranger è stato il primo posto della mia vita per il quale mi sono commossa al momento della partenza. L’anno prossimo vorrei andarci con alcuni studenti internazionali, percorrendo lo stesso tragitto fatto con la famiglia. Siete curiosi di vederlo? Fate un salto qui! E magari se volete leggere i post e vedere le foto di quando sono stata li con la famiglia svedese, fate un salto qui, qui e magari qui! 😀

Ora sono qui fuori, sulle scalette della porta anteriore di casa, a scaldarmi con i miei pantaloni neri ed il computer sulle ginocchia.

Sono in maniche corte ora, i capelli sciolti fanno effetto sauna!

Non ho mai indossato il cappotto invernale, anzi questa settimana ho anche tolto il pile da quello corto. Tendo a non illudermi del freddo, perché potrà fare molto più freddo, e i 5° ormai sono per me un’abitudine

Mi piace incontrare gente da tutto il mondo perché ho davvero la possibilità di applicare nella realtà quello che ho studiato, anche se poco finora, delle differenze culturali. Cene cinesi, messicane, cene internazionali organizzate all’università e soprattutto lavori di gruppo durante i vari corsi!

Scattato il 1° novembre, da lunedì con il coro dell’università abbiamo cantato molti brani di Natale, ed il giorno dopo a casa di una ragazza che fa parte dei primi contralti, la voce dove canto, ci siamo allenate con la nostra parte, sentendo registrazioni dei brani, e fatto fika ovviamente!

Il concerto di Natale sarà il 4 dicembre in una chiesa di Karlstad, biglietti a 20 euro, e si lo so, sono abbastanza! Ma il ricavato andrà all’UNHCR per l’emergenza rifugiati. Il nome del concerto è “Diffondi la tua luce” e ci saranno parecchi brani, inglesi, svedesi, italiani, cantati a memoria. Ciò mi terrorizza, ma ce la farò in qualche modo!

A Karlstad sono arrivati 150 rifugiati, che si è deciso di accogliere nel vecchio municipio. Passandoci davanti per andare a prendere l’autobus venerdì, si respirava un’aria nuova, diversa, di grande ottimismo. Nonostante ci sono stati purtroppo molti attacchi ad alcuni centri di accoglienza in tutta la Svezia, qui a Karlstad lo spirito è abbastanza caloroso. Ho sentito gente dire che se in Europa ci si dividesse la quantità di rifugiati, ci ritroveremmo davvero con una quantità minuscola di rifugiati da aiutare, e non ci sarebbe nessun bisogno di impanicarsi. In Ungheria avevano deciso di installare recinzioni di filo spinato per non far passare i migranti, stile Auschwitz, nessuna differenza di pensiero dopo decenni di vergogna per l’Olocausto. Per fortuna chi aveva ricevuto l’ordine di consegna si è rifiutato di provvedere le recinzioni (usate per gli animali) all’Ungheria. Comunque, quando lunedì tornerò in città, farò un salto li per chiedere se c´è la possibilità di parlare con i migranti, fare sostegno psicologico (per quello che posso fare), aiutare in qualche modo.

La Svezia ha pochi abitanti, e sapete fino a che punto? Venerdì prima di partire, stando in città ne ho approfittato per andare in banca e cambiare l’indirizzo di posta collecato al mio conto, avendo cambiato casa. La ragazza che mi ha aiutata è stata la stessa che avevo incontrato due mesi fa, e indovinate? Ebbene si, si ricordava di me, dopo nemmeno aver detto hej!

Sono completamente piena di ragni e insettini che mi ronzano intorno e costruiscono ragnatele tra me ed il mio computer…ma c´è sole, di cosa mi lamento?!

Alcuni studenti internazionali la prossima settimana faranno un viaggio in Russia..ma dico io…non vi viene in mente niente di più pericoloso da fare in questo momento?

Entrata in casa perché una nuvola mi ha privata del mio amato sole, sono andata a cucinare i famosi biscotti italiani al limone con Katarina, che oggi porteremo al coro come fika, insieme ad una crema di limone.

Oggi in Svezia è la festa del papà, quale motivo migliore per fare…indovinate cosa? Fika! Torta alle mandorle e cioccolato, qualche biscotto italiano, caffè, e del gelato con uno sciroppo che una mia zia ospitante mi aveva preparato prima del mio ritorno in Italia un anno e mezzo fa. Era rimasto in frigorifero qui e me ne sono resa conto solo arrivata a Roma…lo sciroppo è fatto con zucchero, limone e rami di abete. Buonissimo!

Ora vi lascio, ci sentiamo!

What a travel!

20th July 2015 I like the image Germans wanted to give to their country, as a really multicultural place, result of a complete integration. I said ”really multicultural” and with it I want to explain how this country has gone far dealing with a high number of immigrants. The hotel’s staff does not look foreigner, they maybe look darker than you would be used to think, they maybe have a strange accent. After have overcome the obstacle of running away from war, poverty, and man other abuses they established a family, built a future for their children as well as a present for themselves. Germany helped them doing this and now the country is full of 1st and 2nd generation immigrants, completely integrated.

You maybe wonder why am I talking about Germany…well, after have approached in Frankfurt after a Lufthansa flight of two hours and a late of 30 minutes I went to the gate to take the connection flight to Karlstad. The staff told me that the ticket was cancelled by BMI. So I saw all the passengers getting on the plane, which was actually going to fly, while one of the two women (the other one was very unkind to me!) made a ten of calls to try to rebook a seat in the same flight. This did not work out in time and the unkind woman only said “we have to close the gate”, “the gate is closing”, “the gate is closed”. So they sent me to the ticket counter of Lufthansa where I stayed in line from 7 p.m.  to 9.30 p.m. after have wrongly been in line in another place, for half an hour. They gave me the name of the hotel where I could stay the night, booked me the flight and gave me the ticket to retire the baggage. Half an hour to get the baggage and another half to get to the hotel by bus, not counting all the time I needed to find all the places where I needed to go.

The only pros of today are that it is not so cold, it is very warm actually, and that everyone really speak a perfect English. I went to the hotel and got dinner at 23. Once back to my room, I found out that the flight the following day was not at 9 a.m. as they told me but at 9.50. Of course I was really afraid and did not even know if they actually booked anything! I went down to the reception where they helped me with calling a 24h service. They ensured me that the time was 9.50 and that my flight was booked. I finally got to the room trying to sleep, of course with not a big result. Alarm at 5.15, and I slept until 5.55. At 6,20 I was on the bus, and I checked-in at 6.35. Security checks much more serious than in Rome, and now I am sitting in the waiting room of my gate. Every face I met since yesterday afternoon was hopeless, sleepless, angry and hungry!

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I am finally home. I did not believe whether I would have make it or not. Being with my host-family again feels like I did not even stayed away for a year. The first meal I had in Sweden was “en korv med bred” what is a very healthy meal as you can guess, and as it always happens when I come to Sweden after long time. I did not have the chance to taste the German “bratwurst” but at least I tasted a brand new meal in Sweden. Well, when I will fly back to Rome I will have 3,40 hours in Frankfurt, so I already know what to do! Anyway… Once at home I was welcomed with a traditional fika, kladdkaka med grädde, kanelbullar, kaffe och äppelcider. Just after the first Swedish snack I think I reached and overcame the amount of sugars I usually get in in a week. We prepared dinner, which actually was not less than a traditional Swedish summer meal. Barbecue of meat and vegetables together with  potatosallad, tzatziki and some other sauces. Everything eat in the early evening outside in the garden, with the sun still brighting into your eyes while eating.

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Now it is 21,45 and it is still very bright, we will have to wait until 23,30 to see the sky become nearly completely dark, and then to sleep. See you!

Appunti post ritorno

La sera, dopo il concerto a Santo Domingo de la Calzada, per capirci meglio nella chiesa “del gallo e della gallina”, siamo andati a mangiare, ormai distrutti in un posto molto carino, che è questo. Alla fine della cena abbiamo cantato un brano in spagnolo e poi siamo risaliti sul pullman diretti all’albergo, che apparteneva a delle suore cistercensi.

La mattina dopo di nuovo sveglia, per chi voleva un po’ più tardi ma io ne ho approfittato per scrivere il diario dato che il tempo non bastava mai! Scesa giù per fare colazione la suora mi ha chiesto se avessi dormito bene, molto lentamente scandendo le parole, io ormai sicura di sfoggiare le mie abilità linguistiche (che si riducono a una ventina di parole) ho detto “buenos dias, muy bien gracias, y usted?” e lei ha detto “ah ma allora parli spagnolo, brava!”, basta davvero poco, e soprattutto crederci! Abbiamo cantato un’altra messa per poi dirigerci di corsa verso l’aeroporto. La chiesa ospitava anche un convento di suore di clausura, e l’intero complesso fu fatto costruire da Carlo V d’Asburgo per la madre, conosciuta come Giovanna “la pazza”.

Ma una volta in pullman siamo stati fermati e portati in un posto per fare un “piccolo aperitivo prima di partire”. Ok, piccolo era un eufemismo. Vi lascio qualche foto così potete commentare la cosa da soli.

I saluti con le persone che ci hanno seguiti per due giorni di concerti sono stati emozionanti, come spiegare queste sensazioni?

Il viaggio in pullman non finiva più, anche perché avevamo paura di perdere l’aereo (o almeno io dato che gli altri sono abituati a tornare all’aeroporto all’ultimo minuto durante le tournée!) ma abbiamo riso molto anche perché siamo partiti senza uno dei coristi, ma questi sono “piccoli dettagli”.

Santander dove siamo atterrati era in Cantabria, Vitoria-Gasteiz nei Paesi Baschi e Santo Domingo de la Calzada ne La Rioja, era la prima volta che andavo in Spagna ma devo ammettere di aver avuto un discreto assaggio di questa terra meravigliosa, spostandoci tra tre delle diciassette comunità autonome della Spagna 😉

Ieri mentre cercavo di sopravvivere al temporale/naufragio che ha nel vero senso della parola investito Roma, vicino a San Pietro una signora messicana mi ha detto in spagnolo “mi metto un attimo sotto il tuo ombrello, posso seguirti un attimo?” e io “si ma certo!”. Avrei voluto raccontarle che un giorno prima avevo ascoltato lo spagnolo tutto il giorno e che ho un’amica messicana e poi ancora altro e altro, ma le parole venivano formate nella mia testa in tutte le lingue che so per poi rompersi sul muro dello spagnolo. Ma supererò anche questo blocco!

Ora vado, alla prossima e buonanotte!

Ah, mi sto iscrivendo a un po’ di università estere, una in Svezia e tre in Olanda, I’ll keep my finger crossed!

Facce, baci, cibo, polli

Santo Domingo de la Calzada, 26 aprile 2015 I parte Buongiorno, anche se sto dormendo seduta. Vi continuo a raccontare la giornata di ieri. Dopo la messa abbiamo pranzato in un posto caratteristico della cultura spagnola. Infatti ci è stato descritto come un rincón (in basco “txoco”), ovvero la sede “gastronomica” di una “sociedad”, il corrispondente italiano dei club, al quale però non possono partecipare le donne, o almeno la regola era costi stretta fino a pochi anni fa. Su wikipedia  ho trovato qualcosa che le descrive:

Se le da este nombre a los locales sedes de sociedades gastronómicas, que pueden ser también recreativas o deportivas, creadas en el País Vasco y presentes también en Navarra y en el País Vasco francés. En algunos lugares del País Vasco, principalmente en Guipúzcoa, se les conoce también con el nombre de sociedades.

Estas sociedades están compuestas por socios que muchas veces pertenecen a una misma cuadrilla, y se utilizan para realizar cenas y comidas, bien entre los socios, bien entre un socio y sus invitados. La característica principal es que el que cocina lo hace gratuitamente, mientras que los productos son aportados por los demás participantes en el evento, a excepción de los básicos de uso común que suelen provenir de la propia despensa de la sociedad. Una vez realizado el evento se hacen las cuentas correspondientes dejando la documentación y el dinero en un buzón que se ubica en el recinto de la sociedad

Si dà questo nome alla sede locale delle società gastronomiche, che possono essere ricreative o sportive, presenti nei Paesi Baschi (Spagna) e in Navarra (Spagna) e dei Paesi Baschi francesi. In alcuni posti dei Paesi Baschi, principalmente a Guipúzcoa, sono conosciuti come “sociedad”.

Queste società sono composte da membri che spesso appartengono allo stesso gruppo, e sono utilizzati per organizzare pranzi e cene, sia tra i soci che tra soci e ospiti. La caratteristica principale è che la cucina viene fatta gratuitamente, mentre i prodotti sono forniti dai partecipanti all’evento, con l’eccezione dell’uso comune di ingredienti e prodotti di base che di solito provengono dalla dispensa della stessa società. Una volta concluso l’evento, si fanno i conti delle spese e si lascia la documentazione ed il denaro in una cassetta che si trova nei locali della “sociedad”. 

Quindi a quanto pare anche il ristorante di ieri sera faceva parte di una sociedad, per questo sembrava proprio una casa, come quello di oggi. Abbiamo mangiato molta zuppa di chorizo e patate e del vitello con una salsa di peperoni e melanzane. Per finire un piccolo capolavoro culinario, un cesto di cioccolato con panna cotta, che appena cercavi di mangiare si infilava nei buchi dell’intreccio “cioccolatoso”.

La cosa meravigliosa è l’accoglienza che offrono gli spagnoli, ed il cibo è uno dei migliori modi che hanno per esprimerla. Siamo stati guidati in tutti i posti da persone che parlavano spagnolo con noi anche se molti di noi non riusciva a fare un discorso completo, e avevano pazienza. Abbiamo parlato italiano, spagnolo, francese, inglese. Subito prima di lasciare il ristorante abbiamo cantato due brani e poi di nuovo in pullman per spostarci al seminario dove avremmo dormito la notte. La messa di ieri sera è stata molto stancante avendo alle spalle un concerto in piedi di due ore, poche ore di sonno, tanti pranzi e cene e tante facce nuove da memorizzare. Dopo abbiamo atteso in chiesa ed assistito ad una conferenza sul Camino de Santiago, e poi fatto un concerto, pubblicizzato anche quello da settimane. È stato molto bello, emozionante e scenografico per come ci siamo disposti per cantare, ovvero a ferro di cavallo. La chiesa dove abbiamo cantato era la cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, famosa per la leggenda di un miracolo, motivo per il quale su uno dei portali interni ed incastrato in un timpano, si trova una gabbia con un gallo ed una gallina. Ecco la leggenda in spagnolo, con la traduzione in italiano.

Di questo vorrei scrivere, di facce. Quando visiti un nuovo paese devi scorgerne il più possibile, guardarle fino a capire da dove provengono quei tratti, se li hai già visti da qualche parte, o se appartengono già a qualcuno che conosci, se li rivedrai, e se sai che questo non succederà, cerchi di memorizzarli fino alla noia. Esse sono le radici del luogo, trasmettono comportamenti di un popolo, gusti, tradizioni. Credo che il risultato di un buon viaggio sia proprio quello di cogliere più ritratti possibili e no andare in giro guardando solo ciò che è scritto sulla guida turistica capitata in mano nella prima libreria centrale.

Dieci ore di sonno in tre giorni di maratona canora per i Paesi Baschi sono valse davvero la pena. La cordialità, la lingua così vicina all’italiano che sembra quasi una presa in giro, questi prati verdissimi, i campi di colza che avevo visto prima solo in Svezia, la semplicità dei locali dove si mangia, il vino, i baci sulle guance a gente con cui ti presenti per la prima volta, le figuracce fatte (perché le migliori figuracce si fanno in una lingua che non è la tua), e le poche parole tirate fuori in spagnolo, lo stupore nel vedere una donna come autista del primo dei nostri pullman, e poi ancora il cielo basso, la luce fino a tardi con il crepuscolo che come in Svezia trasmette sonnolenza e noia.

Quando riesci a mettere in lista cose apparentemente senza senso che a prima vista non scatenano nessuna emozione allora si che potrai dire di aver trascorso un’esperienza fantastica e costruttiva. Mi capitava prima e mi capita ancora più spesso dopo l’anno in Svezia. Prima mi perdevo in spazi sconosciuti e rimanevo senza parole, poi magari mi dimenticavo alcuni momenti, e non pensavo alla prossima occasione di viaggio. Ora è una continua ricerca a scappare per scoprire qualcosa di nuovo. Ora vado a dormire, copiare appunti di viaggio con zampe di gallina da un diario è stancante, e soprattutto scegliere le foto dei post. Buonanotte e a domani, forse, con la prossima parte!

Diary from Lithuania – Day four

I write directly from the airport of Vilnius, tired after three days of walks, snow, cold, and tastes of fat, warm, different, cold and very good traditional Lithuanian food. Today we woke up at 7.15, had breakfast and tidied the room. We went to the big magazine in the north of the city by bus. A little curious was the price of the ticket; when we got there we payed 1 euro each, though when we came back, the price was lowed to o.50 euro! It seems like they changed prices on the times of travels, and maybe if you can sit or not!

Diary from Lithuania – Day three

4th January 2015

Today we woke up earlier than yesterday, covered us better because it should had snowed during the day, and got around in the right part going out from the Gate of Dawn. There there was a supermarket actually the first we saw since we came here! In cities such Rome, supermarkets are a habit, but big shops are not here the same, think about that until today we wondered of what Lithuanians live. Even today we went around thinking that Vilnius is much depressing but then I started to think that some of the reasons because it is actually so are: the way most of the people dresses, especially in an old-style way, mostly in black; I had still not seen young people; everything looks out so ruined, walls are cracked and busses are rally old; supermarkets are not many because of the cultural/social/economic heredity Soviet Union left The half opened market beside the supermarket Maxima had different things to buy but in particular meat, bread and vegetables. People was not a lot, but prices were very convenient for us Italians. A nice place to go to could also be the herbs and spices shop just before the entrance of the market.

Lately we took the trolleybus, a very old one but with wi-fi and a screen to pay with the card and we stopped just along the river bank in front of the old tower of the city, placed on a hill reachable through a steep way.

The tower hosts an exhibition on the past of Vilnius and of the tower, which was interesting! Once down, with the snow falling down, we visited the National Museum of Lithuania, where there where so many things exposed, though a little disordered.

An interesting thing was this map together with the photo aside. During 1991, before the second act of Independence of the country, people stood on a highway that goes from Estonia, goes through Letland and reaches Lithuania, in order to achieve independence! A good organization, don’t you think?

We had lunch again at KFC and than we came back, the snow was a lot then and we saw some central streets whitewashed and then returned to the hotel. I rested a little there, the cold really makes you feel powerless!

We went on a walk and ate at this place, the only one opened yesterday night though it was a little touristic, but still very good and cheap. One of the dishes I took was some traditional meatballs with a sort of sour-cream made butter sauce.

Maybe it was because it snowed or because we had seen the city a lot, but I changed my opinion on this city, and now I think it is not longer a dark, desert and depressing town. Yes, being honest I have to say that I still think it is a little depressing, but you should see especially the history of a city and see how much it can learn you. And I swear that I’ve learned more in this three days of journey that I haven’t collapsing on twenty pages of my school history book. See you tomorrow for some more!

Diary from Lithuania – Day two

3rd January 2015

As we were in the 2nd half of 1900’s

Good morning! I am writing from the right side bed of this room. The hotel is a renovated monastery in the Old City of Vilnius, really characteristic I would say! We had breakfast choosing between both sweet and salt things and this was my first dish here. I love those wurstel with potatoes and that pretty sour yoghurt.

Then we went walking around and we started to freeze because not only it was cold but even windy. We started exploring the Aušros Vartų gatvė, the way where most of the souvenirs shops are placed and that takes on the right side to a square where there was also a little Christmas market, and to the most popular streets, and on the left side to the Gate of Dawn and to a part of the city’s walls.

Still you can feel the effects caused by the Sovietic Union after the Second World War. Lithuania was freed by Germans but then Socialism was imposed to the country, until URSS broke in 1990. Lithuania after have had already declared his independence in 1918, did it again in 1991. But Lithuania still hasn’t a well based economy, shops are not common to see if you go wherever in the city, and there is not that commercial spirit you can recognize in the rest of central Europe.

Everything is much cheaper than it is in Italy and Lithuania dopted the Euro just the 1st January of this year, so it’s even easier for us to understand the big difference with the Italian and the Lithuanian costs.

So yesterday as I started to say, we walked a lot and saw some churches around the hotel. The first church we visited was a catholic one, St.Theresa, where a mass in Polish was holding.

The Russian Church of the Holy Spirit, was instead, as you can guess, an Orthodox church and full of icons made of gold, and light colors as  as green on the walls. In this church there were exposed the relics of three Catholic martyrs of the Middle Age.The 5,6% is formed by Russians, and the 6% by Poles, for this Vilnius is a religious multicultural  city with strong Chatolics and orthodoxes.

After this, we visited the sanctuary placed on the Gate of Dawn, where is exposed an effigy of the Virgin Mary, reached by many persons and pilgrims. There I had a bad feeling: there were some stairs, hard to go on because steep and high, and people sat on their knees already on the stairs. The air smelled so much, and air was not changed.

It was interesting to see how the buildings vary completely in the two parts of the city, the most internal one and the one outside the walls.

Outside the walls we walked to the old tower of the city walls and after along walk we discovered in fact that it was the longest way we could have taken to get to the Cathedral! We arrived in a central part of the city, where the Cathedral and Palace of the Grand Dukes and many embassies are. It was interesting to see how the buildings vary completely in the two parts of the city, the most internal one and the one outside the walls.

The cathedral was quite poor inside, with just some canvas on the walls. After that we had lunch by KFC in the square and we gave rest to our feet!

Then we returned to the hotel to rest and stayed there until it was time to have dinner. We decided to eat at this traditional Lithuanian restaurant that had a very good choice of dishes, the waiters were really kind and the goers were both Lithuanian and Lithuanian. I warmly recommend this restaurant if you are thinking on going to Vilnius. I’ll write you more tomorrow, thank you for follow!

Diary from Lithuania – Day one

2nd January 2015

Day one – A desert Town (I am sorry for my English, but I am pretty tired!) It was maybe the time we arrived to the city by a taxi whose driver looked a little depressed though very full of energy. At least we got to the hotel soon because he drove really fast! By the way, the city was nearly completely desert and just a few cars we could see through the windscreen in this rainy night in the capital of Lithuania. The flight was a little storming, for me that I am frightened by flying, because of the rain and the strong wind. What particularly impressed me once we got out from the plane, was the airport’s look. I could say that it looked like a castle with a poetic, full of columns on the sides and white and yellow renaissance decorations. I did not take a photo but I will do it tomorrow and post it with the next upload.

Getting around by taxi the city looked curios out because of this lot of different buildings belonging to different ages. The first impression I had of Lithuanians is that they are extremely serious, but a little less than Swedish people. On the plane they talked sometimes high, and what I have to say on how the language sounds like, is that it is very similar to Russian. By the way, Russian is not my favorite language and Lithuanian is very difficult. Lithuanian is an undo-european tongue more ancient than Italian, Swedish or English, and it is the point where Slavian, Germanic and Neo-Latin tongues come from. Take a look at this photos to see how the language is close to all the european ones!

I am going to sleep now!

See you tomorrow!

Happy 2015!

As first words of this new year, I want to wish you all a happy new year, and let notice you that I have just opened a new category on the blog (the posts will be completely written in English), called “My journeys around the world” where I am going to tell you about my biggest passion, or else traveling. I leave a little preview for you. Tomorrow I am leaving with my father to start a new exploration in Lithuania, in the capital city which is Vilnius. I really look forward to it because it is my first travel outside Italy after my year abroad. I will write about the different things I will see and my opinions about the city on a little diary I was given for Christmas by a “Swedish cousin” when I was exchange student. Then I will take photos, and write on the blog patching up the drafts. So, take a look and we see soon!

Camping in Norway / Part two

So…oh how many photos! Let’s continue then!

We went down on the way to Geiranger, that is the little town that gives the name to the most visited (or the third) fiord of Norway, and there we found a very nice camping (in Geiranger there are something like ten campings, and a mountain that is going to collapse…but anyway!)

We mounted the tent and started to grill some vegetables and toasts, it was very cozy!

It has been bright all the night I think because the sun went down at 23,20, but we said goodbye to the sun at 21 and in the morning we saw it again more or less at 9.

After dinner we took the car to Geiranger and took a walk in the little town, it was very nice and full of tourists! I felt like in Italy with so many persons! oh, and there is not a person in the photos, that was funny!

When the others went to bed I started to watch the wonderful view of the fiord and write for my blog. At midnight I finished and went to the tent. I slept very good because it did not rain at all the last time, and the place was very comfortable!

The morning after the light made a great effect on the water and everything looked like a picture! Took some souvenirs photo, and needed some minutes before I could say goodbye to this wonderful place.

The last thing we did has been go up on a mountain where the fiord gives a wonderful view. It is there that the most famous photos for this fiord are taken.

The way we used to go up has been used after some hours for a run/cycle competition (2500 m.o.s in one hour and a half for the fastest that cycled). They are Scandinavians!

On the top it was just 10° but the sun burned your skin, it was really nice!

Then we got in the car and started a loooong journey back to home.

Camping is wonderful, it was my first time and I hope I will fix something with my friends for the next summer, maybe even in Norway! It is wonderful to meet people from all over the world and talk with them about you travel plans or whatever.

I hope you enjoyed the post, I think it was the longest and most full of photos since I started my blog.

See you tomorrow, I will let you know about my last day in school that is tomorrow (it is actually Thursday but we will not have lessons so the last will be probably tomorrow)

Ha det så bra!

God kväll!